Ricerca vocale e dati biometrici, i trend del viaggiatore italiano

Oltre a utilizzare con sempre maggior frequenza tecnologie innovative per individuare possibili destinazioni, hotel e voli, il 74% dei viaggiatori italiani, ben oltre la metà, sostiene di essere disponibile anche a offrire i propri dati biometrici, se questo potesse ridurre i tempi di attesa durante i controlli di sicurezza negli aeroporti. Non solo controllo delle impronte digitali, ma anche lettura della retina dell’occhio e riconoscimento facciale per completare il processo di imbarco senza più dover presentare carte o passaporti.

E se il 36% dei turisti italiani ricerca e prenota i propri viaggi interamente sul proprio smartphone, il 49% di loro si affida allo strumento di ricerca vocale per trovare le proprie soluzioni di viaggio.

Prenotare con lo smartphone ed evitare gli hotel col WiFi a pagamento

Si tratta di alcuni dati provenienti dalla Ricerca Globale Travelport sul Viaggiatore Digitale 2018, condotta da Toluna Research nell’agosto 2018 in 25 Paesi di tutto il mondo, su oltre 16.200 viaggiatori di cui 500 italiani.

Sempre secondo la Ricerca due terzi (64%) dei viaggiatori, poi, evita gli hotel che fanno ancora pagare il WiFi. Ma i viaggiatori italiani intervistati hanno anche dimostrano di essere piuttosto dipendenti dai loro cellulari per gestire le prenotazioni. Uno su quattro (37%) afferma addirittura che non poter accedere alla propria prenotazione sui dispositivi mobili 24 ore su 24 sia doloroso e frustrante.

Strumenti e servizi digitali per ogni fase del viaggio

“I risultati della Ricerca Globale Travelport sul Viaggiatore Digitale 2018 evidenziano la crescente popolarità in Italia di strumenti e servizi digitali per ogni fase del viaggio, dalla ricerca fino alla fine del viaggio – spiega Sandro Gargiulo, Country Manager di Travelport per Italia e Malta . Questa richiesta di strumenti digitali continuerà solo perché le persone cercano modi sempre più convenienti per effettuare transazioni, non solo per quanto riguarda i viaggi, ma in ogni parte della loro vita”

“I viaggiatori di oggi sono già entusiasti delle tecnologie future”

Il settore globale dei viaggi e hospitality vale 7,6 miliardi di dollari, e necessita di essere costantemente all’avanguardia nel fornire servizi dinamici, adeguati al contesto e tempestivi nei confronti dei clienti. “Tutti possiamo vedere come la tecnologia sta cambiando quasi ogni aspetto della nostra vita – aggiunge Gordon Wilson, Presidente e CEO di Travelport -. È bello vedere la conferma che i viaggiatori di oggi sono già così entusiasti delle tecnologie future quanto lo siamo noi che stiamo lavorando per crearle”.

Buoni propositi per il 2019. Come iniziare bene con il decluttering

Anno nuovo: è il momento dei buoni propositi. Come ad esempio quello di fare ordine e organizzarsi meglio, ovvero, fare un po’ di decluttering. Che significa appunto mettere in ordine e fare spazio eliminando il superfluo. L’esigenza di riordinare di spazi e tempi, però, a volte viene disattesa, e ci si trova con la sensazione di essere ancora più sopraffatti. Prima di tutto quindi è necessario riordinare le idee. E per passare dalle intenzioni ai fatti Sabrina Toscani, esperta di organizzazione, fondatrice di Organizzare Italia, e autrice del libro Facciamo Ordine, offre qualche consiglio a chi intende dedicarsi a un decluttering efficace.

Sistemare la casa e riporre gli oggetti “stagionali”

Il consiglio di Toscani è quello di “scrivere su un foglio quali parti della casa si ritiene debbano essere riordinate, magari facendo uno schizzo della pianta della casa e indicando a grandi linee con vari colori le zone a seconda delle criticità”, suggerisce Toscani. Ad esempio, rosso per gli interventi più urgenti, arancione per le aree che possono aspettare, e verde quelle che vanno bene così. Dopo le Feste, poi, c’è una quantità di nuovi oggetti, tra regali e addobbi, che andranno riordinati. Per gli oggetti stagionali, Toscani propone di mettere in un’unica area tutte le decorazioni natalizie, buttare ciò che non funziona più o è rotto, riporre in scatole resistenti e mettere l’etichetta, in modo che sia facile ritrovare tutto e velocemente.

Consigli di smaltimento: “Tenere solo ciò che piace ed è utile”

Per evitare che in ripostigli e armadi regni il caos, riporta Adnkronos, la prima regola, valida in ogni periodo dell’anno, è quella di non sovraffollarli. “Anche il più perfetto sistema organizzativo può essere messo in crisi dalle troppe cose – prosegue Toscani -. Tenere solo ciò che piace ed è utile consente di creare più spazio per ciò che ci fa star bene “. Il sistema migliore quindi è passare in rassegna oggetti e vestiti, e per ciascuno prendere una decisione: se ci piace ed è utile, tenerlo, se non ci piace o non serve, ma è funzionale, regalarlo. Se invece è rotto o vecchio, buttarlo.

Dieta sana e cucina organizzata

Tra i buoni propositi, dopo le Feste, spesso rientra anche quello di una dieta sana. E per programmare una dieta sana si passa da una dispensa ben organizzata. “L’organizzazione della cucina e della dispensa rendono più facile raggiungere questo obiettivo e sono un valido supporto per andare avanti in questo proposito – consiglia Toscani -. Per cui dovremo creare menu salutari e completi, adeguare la lista della spesa a ciò che abbiamo scelto di mangiare e la dispensa dovrebbe contenere solo ciò che abbiamo selezionato per la nostra sana alimentazione”. Basta ripetere per qualche settimana questo procedimento per garantirsi pasti salutari, niente sprechi, idee chiare ai fornelli. E un po’ di tempo libero in più.

L’e-commerce spicca il volo, sostenuto da food e smartphone

Nel 2018 gli acquisti online degli italiani hanno superato i 27,4 miliardi di euro, il 16% in più rispetto al 2017, e quelli di prodotti crescono di 3 miliardi euro in 12 mesi. L’e-commerce insomma si sta affermando come un mezzo sempre più diffuso per fare spese. Soprattutto di cibo e servizi.

“L’incremento dell’e-commerce italiano è frutto di dinamiche differenti – spiega all’Adnkronos Riccardo Mangiaracina, responsabile scientifico dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm del Politecnico di Milano -. Da un alto i prodotti continuano a crescere con un ritmo sostenuto (+25%), spinti dagli ottimi risultati di diversi comparti”, dall’altro il merito è anche degli smartphone. Tanto che l’abitudine di comprare da cellulare è in crescita del 40% rispetto al 2017, quando si attestava al 25%.

Si compra ancora da pc, ma lo smartphone prende quota

Secondo Mangiaracina “Si compra, ancora, soprattutto, al Nord, con il 56%, mentre al Centro e al Sud, con le isole, restiamo su percentuali più basse: rispettivamente il 23% e il 21%”. Nel 2018 gli acquisti effettuati dal cellulare hanno però superato gli 8,4 miliardi di euro, costituendo il 31% di questo tipo di transazioni. Il desktop del Pc, invece, pur rimanendo il sistema preferito per fare shopping online, passa dal 67% del 2017 al 62% nel 2018. Si riduce anche l’incidenza degli acquisti da tablet, che passano dall’8% al 7%.

Il food traina le vendite sul web

Tra i comparti merceologici che più sostengono l’e-commerce a primeggiare è il food, che traina le transazioni online con una quota del 40%. Anche perché l’offerta nelle diverse città italiane si sta ampliando. Oltre alla spesa online dal supermercato si sta affermando “anche il cosiddetto food delivery, ossia la consegna di cibo pronto a domicilio – continua Mangiaracina – con i vari Foodora, Deliveroo, Glovo e UberEats”.

Anche l’enogastronomia continua a essere gettonata, ad esempio per l’acquisto di prodotti tipici, o di vino o di capsule del caffè. Un settore, questo, che però cresce meno rispetto al food delivery, perché già diffuso in passato.

Per il 2019 si punta sugli acquisti ricorrenti

Se i prodotti crescono del 25% i servizi nel 2018 rallentano la crescita (6%) poiché entrati in una fase di maturità. In ogni caso, seppure con una quota minore, continuano a sostenere gli acquisti online, soprattutto nei settori del turismo, le assicurazioni, o la compravendita di biglietti per eventi. Tra i settori del futuro, invece, oltre al food delivery, gli italiani iniziano ad apprezzare i prodotti di arredamento home design, quelli di cosmetica, i giocattoli e gli accessori auto. Per il 2019 si punta, però, sugli acquisti ricorrenti. “Perché il cellulare lo compri una volta ogni tre anni, quattro anni – aggiunge Mangiaracina – mentre dove si guadagna è sul cibo”. Settore inarrestabile, ma soprattutto indispensabile.

Quasi 3 milioni gli occupati nei green jobs

Tra ingegneri energetici, agricoltori biologici, esperti di acquisti verdi, tecnici meccatronici o installatori di impianti termici a basso impatto sono quasi 3 milioni, precisamente 2.998.000, gli occupati nei green jobs, ovvero che applicano competenze verdi. I lavoratori della green economy rappresentano il 13% dell’occupazione complessiva nazionale. Un valore destinato entro l’anno a salire ancora, perché sulla base delle indagini Unioncamere si prevede una domanda pari a quasi 474mila contratti attivati, il 10,4% del totale delle richieste per l’anno in corso. E nel manifatturiero si sfiora il 15%.

Lo rileva GreenItaly 2018, il nono rapporto di Fondazione Symbola e Unioncamere che misura e pesa la forza della green economy nazionale.

Un quarto delle imprese italiane negli ultimi 5 anni ha puntato sulla green economy

Secondo lo studio, poi, sono oltre 345mila le imprese italiane dell’industria e dei servizi con dipendenti che hanno investito nel periodo 2014-2017, o prevedono di farlo entro la fine del 2018, in prodotti e tecnologie green per ridurre l’impatto ambientale, risparmiare energia e contenere le emissioni di CO2. Insomma, un quarto delle imprese italiane negli ultimi 5 anni ha puntato sulla green economy. Inoltre, le aziende di questa Italia verde, rileva il rapporto, presentano un dinamismo sui mercati esteri nettamente superiore al resto del sistema produttivo italiano.

Le imprese manifatturiere sono più innovatrici

Con specifico riferimento alle imprese manifatturiere che contano dai 5 ai 499 addetti, quelle cioè che hanno visto un aumento dell’export nel 2017, la quota che ha investito nel green è del 34% contro il 27% di chi non ha investito. Queste imprese innovano più delle altre, quasi il doppio: è il 79% infatti ad avere sviluppato attività di innovazione contro il 43% di chi non lo ha fatto, riferisce Adnkronos.

“Una scelta coraggiosa e vincente per il Paese”

“In Italia – spiega Ermete Realacci, presidente di Symbola, la fondazione per le qualità italiane – questo cammino verso il futuro incrocia strade che arrivano dal passato e che ci parlano di una spinta alla qualità, all’efficienza, all’innovazione, alla bellezza. Una sintonia tra identità e istanze del futuro che negli anni bui della crisi è diventata una reazione di sistema, spesso senza incentivi pubblici. Una scelta coraggiosa e vincente, per le imprese e per il Paese. Un modello produttivo e sociale per una Italia che fa l’Italia. Più competitiva, più solidale, più green”. E che ha dato il suo contributo alla COP24, la Conferenza ONU sul Clima che si è tenuta in Polonia.

Lavori 4.0 tra Milano, Monza, Lodi

Milano, Monza Brianza e Lodi si confermano il territorio delle opportunità professionali 4.0, che rappresentano circa la metà delle entrate in posizioni lavorative (41.000) dell’area. Tra le figure maggiormente richieste, prevalgono tecnici delle vendite e informatici a Milano, metalmeccanici a Monza e trasportatori a Lodi.

Sono infatti circa 18 mila le nuove entrate al mese in posizioni lavorative 4.0: subentri, cambi e collaborazioni a Milano Monza e Lodi. Aumentano le richieste nel settore dell’informazione, dei nuovi media, dell’automazione e logistica. A livello territoriale, sono in prevalenza concentrati a Milano, 15 mila su un totale di 35 mila posti, il 42%, a Monza, oltre 2 mila su quasi 5mila, il 46% e a Lodi, 680 su 1.320, il 51,5%. La fotografia di un forte dinamismo nelle tre province lombarde risulta da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati Sistema Informativo Excelsior realizzato da Unioncamere in collaborazione con ANPAL.

A Milano più tecnici delle vendite e informatici

Nel capoluogo lombardo l’analisi mette in evidenza che tra le figure maggiormente richieste prevalgano i commerciali. In base ai dati, “servono” tecnici del marketing e della distribuzione commerciale, con 2.670 entrate, tecnici in campo informatico, ingegneristico e della produzione, 1.940, conduttori di mezzi di trasporto, 1.810, tecnici amministrativi, finanziari e della gestione della produzione, 1.330, operai specializzati nell’edilizia e nella manutenzione degli edifici, 1.220, operai nelle attività metalmeccaniche, 1.190, conduttori di macchinari mobili, 1.070, progettisti, ingegneri e professioni assimilate, 930, operai nelle attività metalmeccaniche ed elettromeccaniche, 740, specialisti in scienze informatiche, fisiche e chimiche, 650.

A Monza si cercano commerciali e operai

A Monza in prima posizione si collocano i tecnici delle vendite e della distribuzione, 320 unità, seguiti da operai nelle attività metalmeccaniche ed elettromeccaniche, 290, tecnici in campo informatico, ingegneristico e della produzione, 250, operai specializzati nell’edilizia e nella manutenzione degli edifici, 250, operai nelle attività metalmeccaniche richiesti in altri settori, 230, conduttori di mezzi di trasporto, 220, progettisti, ingegneri e professioni assimilate, 110, tecnici amministrativi, finanziari e della gestione della produzione, 110.

A Lodi l’economia è smart

Le “entrate” lavorative nel lodigiano riguardano soprattuto figure legate all’economia smart. In particolare si ricercano degli operai metalmeccanici che vengono richiesti in altri settori, 150, conduttori di mezzi di trasporto, 120, operai nelle attività metalmeccaniche ed elettromeccaniche, 100, tecnici delle vendite, del marketing e della distribuzione commerciale, 70, operai specializzati nell’edilizia e nella manutenzione degli edifici, 70, tecnici in campo informatico, ingegneristico e della produzione, 60.

Come essere un buon capo, anche in ufficio

Quando si è stressati perdere la pazienza può capitare a tutti. Anche a chi comanda. Ma se ciò accade in ufficio, il rischio è di passare facilmente per un despota. Come instaurare quindi un clima di fiducia e rispetto reciproco fra capo e collaboratori, anche nei momenti critici? Alistair Cox, il numero uno della società di selezione Hays, ha individuato le quattro regole d’oro da seguire per diventare un buon capo ufficio, e riuscire a gestire al meglio il proprio team. Una su tutte, imparare a coinvolgere il più possibile lo staff nel processo creativo. “È importante trovare una via di mezzo tra fornire tutte le indicazioni – spiega Cox – e fare in modo che i collaboratori si ingegnino per portare avanti i compiti assegnati”. In questo modo, diventa più facile raggiungere gli obiettivi.

La sottile differenza tra delegare e incaricare

Regola numero 1: quando si impartiscono ordini chi è al comando deve trovare un giusto equilibrio tra il semplice delegare e l’incaricare i propri collaboratori. Ma soprattutto, deve saper comunicare quanto sia fondamentale il loro apporto per la buona riuscita di un progetto. Al contrario, spesso i manager si limitano a dettare un compito, rischiando così di demotivare le proprie risorse. Non meno importante (regola numero 2) è ascoltare prima di giudicare. All’insorgere delle criticità i veri leader non devono semplicemente “condannare” chi ha commesso un errore, ma mostrare la capacità di ascoltare e dare l’esempio.

Organizzare meeting frequenti

Regola numero 3: organizzare di frequente meeting e sessioni di coaching. Spesso chi è a capo di un team è oberato da scadenze e nuovi progetti. Questo, però, non deve far passare in secondo piano i momenti di scambio e confronto tra il capo e lo staff. “Le review non dovrebbero essere trattate semplicemente come un’opportunità una tantum per evidenziare errori e debolezze”, commenta Cox. Darsi appuntamento una volta all’anno non basta, i membri di un team devono ricevere sempre l’attenzione che meritano.

“La comunicazione è la chiave per entrare in sintonia con lo staff”

Interessarsi attivamente alla vita dei propri collaboratori è la regola numero 4. È importante infatti che un capo riconosca l’individualità delle persone che compongono il suo team. E per fare ciò, riporta Adnkronos, è bene andare oltre il rapporto superficiale che si instaura in molti ambienti lavorativi, senza rinunciare a mantenere un rapporto professionale. “La comunicazione – sottolinea Cox – è la chiave che ci permette di entrare in sintonia con lo staff. Discutendo di diversi argomenti, anche non lavorativi, i canali di comunicazione tra manager e dipendenti vengono automaticamente ampliati, con un maggiore senso di sicurezza per entrambi”.

L’importanza di mantenere una corretta idratazione anche al lavoro

Grazie al moderno dispenser d’acqua per l’ufficio dell’azienda IWM è possibile risolvere l’annoso problema del permettere ai propri dipendenti o clienti di poter bere tranquillamente l’acqua che si desidera. Mantenere una adeguata idratazione nel corso della giornata inoltre, consente di mantenere un elevato livello di concentrazione, il che è ideale per mantenere sempre ottimale il livello della produttività. Per questo motivo sono tante le aziende e gli uffici che hanno già deciso di utilizzare questi impianti di ultima generazione all’interno dei locali, e consentire soprattutto ai dipendenti di poter bere liberamente ogni qualvolta ne avvertono la necessità, con la certezza di bere un’acqua veramente salutare e  bilanciata. Grazie ai dispenser IWM i dipendenti potranno bere dell’acqua fredda ma anche calda a piacimento; inoltre basta un semplice gesto della mano per avere dell’ottima acqua gassata o addirittura i cubetti di ghiaccio per chi lo preferisce.

Il vantaggio per le aziende o uffici che adottano questi impianti di nuova generazione, è anche quello di riuscire a risparmiare sui costi di approvvigionamento idrico, dato che questi prelevano direttamente l’acqua del rubinetto e la depurano migliorandone il sapore. Non sarà più necessario dunque acquistare costose bottiglie o l’acqua degli ingombranti boccioni, ma tutta la comodità e la convenienza di un’acqua buona da bere e dal prezzo decisamente contenuto. Vi è una ottima scelta in fatto di modelli e colori, così che sia possibile individuare esattamente l’impianto maggiormente in grado di adattarsi al design del contesto in cui verrà inserito, e l’azienda o ufficio in questione non avranno pensieri nemmeno per quel che riguarda la manutenzione. Saranno direttamente i tecnici IWM infatti, ad apportare gli interventi periodici necessari nel corso dell’anno per garantire sempre il perfetto funzionamento dell’impianto, così che questo possa consentire a tutti di bere sempre dell’ottima acqua con la semplice pressione di un pulsante.

Google Pay trasforma il cellulare in un portafoglio

Gestire i pagamenti direttamente dal proprio account Google sullo smartphone. Arriva anche in Italia Google Pay, il nuovo servizio che consente di effettuare pagamenti “con” il cellulare, sia su app e siti web, sia in tutti i negozi che supportano i pagamenti contactless, e su tutte le property Google, inclusi Google Play e YouTube. Ovviamente in tutta sicurezza, e in pochi secondi. Google Pay è compatibile con dispositivi dotati di sistema operativo Android (Android 5+) e con smartwatch Wear OS, dotati di tecnologia NFC. In pratica lo smartphone, così come lo  smartwatch Wear OS, diventa un vero e proprio portafoglio.

Il servizio è attivabile direttamente anche tramite mobile banking della propria banca

La sicurezza per Google è un elemento centrale del nuovo servizio. Per poterlo utilizzare è sufficiente scaricare l’app Google Pay e aggiungere una carta di credito, di debito o prepagata, dei circuiti Maestro, MasterCard e Visa, emessa da una qualsiasi delle banche supportate. Per ora, tra gli istituti di credito che hanno aderito vi sono Banca Mediolanum, Boon, HYPE, Nexi, N26, Revolut, Widiba, Ma nei prossimi mesi a questi si aggiungeranno anche Iccrea Banca e Poste Italiane. Gli utenti, spiega Google, possono però attivare il servizio anche direttamente nell’app di mobile banking della propria banca.

Come funziona?

Grazie alla tecnologia Near Field Communication (NFC) al momento di pagare basterà attivare lo schermo del telefono, e appoggiarlo al terminale per effettuare il pagamento contactless. I negozi che offrono questo tipo di pagamento hanno in mostra il simbolo NFC/contactless, o il logo Google Pay, nell’area delle casse. È possibile pagare con Google Pay ovunque siano accettati i pagamenti contactless, tra cui Autogrill, Bennet, Esselunga, H&M, Leroy Merlin, Lidl, McDonald’s, Profumerie Douglas e la rete Metropolitana ATM di Milano, riferisce Adnkronos.

Registrare carte d’imbarco, biglietti del cinema e anche carte fedeltà dei supermercati

Non è tutto, perché con Google Pay si possono registrare carte d’imbarco, biglietti del cinema e anche carte fedeltà dei supermercati (Esselunga, Coop ecc.). Alcune, fra queste, sono facilmente registrabili semplicemente scansionando la carta, mentre altre è necessario inserire manualmente il codice. Ed è possibile ottenere anche alcuni sconti, promozioni e premi.

L’app Google Pay è già disponibile sul Play Store e a breve arriverà anche sull’App Store, ed è già possibile utilizzarla. In futuro Google probabilmente amplierà il pacchetto di negozi e siti di e-commerce in cui poter pagare con l’app, aumentando il numero di carte compatibili rendendo il servizio accessibile a un maggior numero di utenti.

Italiani e immigrazione: preoccupati o accoglienti?

Qual è l’atteggiamento degli italiani nei confronti dell’immigrazione? Secondo un’indagine Doxa sembra che il 58% dei nostri connazionali sia molto preoccupato, anche se a dicembre 2017 tale soglia si attestava al 78%. Le più preoccupate sono le donne (65%), mentre non si rilevano differenze sostanziali in base all’età o rispetto all’area geografica di residenza.

Unica eccezione, le città con oltre 100 mila abitanti, dove i “preoccupati” sono il 63% (+5% sulla media nazionale).Il grado di preoccupazione decresce poi con l’innalzarsi del titolo di studio. Solo un laureato su 2 infatti è preoccupato, mentre tra i possessori di licenza di scuola media inferiore tale soglia arriva al 60%.

Ordine pubblico e sicurezza gli aspetti che più incidono sul livello di preoccupazione

Per un italiano su 2 gli immigrati però rappresentano una risorsa per il Paese, con uno scostamento di 8 punti rispetto ai risultati di pochi mesi fa (44% dicembre 2017, 52% a luglio 2018).

In ogni caso, ordine pubblico e sicurezza sono gli aspetti che più incidono sul livello di preoccupazione degli italiani. Lo afferma il 48% degli intervistati, con picchi del 54% tra gli over 54 e del 55% tra gli abitanti del Nord-Est. Ma è proprio dalle regioni del Nord-Est che arriva anche l’appello più sentito perché si distingua tra profughi o immigrati regolari, e clandestini. Lo chiede l’83% degli intervistati di Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Trentino Alto- Adige e Veneto contro una media nazionale del 77%.

Per il 75% degli intervistati chi scappa da guerre e terrorismo va accolto

Per quel che concerne le classi d’età i più orientati al distinguo sono i 35-54enni (82%). Ed è proprio in questa fascia di età che è meno diffusa l’idea che gli immigrati rappresentino una minaccia per l’occupazione ( 24% degli intervistati). Mentre tra gli over 54 tale incidenza arriva al 35%. Anche in questo caso il livello d’istruzione gioca un ruolo chiave: lo pensa l’11% dei laureati contro il 39% di coloro che non sono andati oltre la terza media.  I dati Doxa mostrano inoltre che per il 75% degli intervistati chi scappa da guerre e terrorismo “va accolto”.

Il Centro Italia è l’area più accogliente d’Italia (83%).

Campioni di solidarietà sono i 15-34enni, con l’85% di risposte affermative. A livello geografico sono gli abitanti del Centro Italia i più propensi all’accoglienza, con una percentuale di consenso pari all’83%.

È curioso notare come alla domanda su un eventuale richiesta da parte delle istituzioni di ospitare i migranti nel proprio quartiere il livello di preoccupazione su base nazionale scenda al 33%.  Anche in questo caso molto più ”aperti a ospitarli” risultano i laureati (solo 19% di tasso di preoccupazione), ma anche i giovani (29% i preoccupati under 35) e i residenti nelle grandi città, con il 31% di “preoccupati” nei centri con oltre 100 mila abitanti.

 

Piccoli rifiuti elettronici: dove li butto? Sette italiani su dieci non lo sanno

Evitare uno spreco di risorse riutilizzabili per costruire nuove apparecchiature è ormai una pratica di sostenibilità ambientale di dominio pubblico, anche nel nostro Pese. Però restano sul tavolo alcune questioni aperte, in particolare riferite allo smistamenti di apparecchiature elettriche. Quasi tutti ci siamo chiesti almeno una volta: “I rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche guaste ed obsolete dove vanno gettati”?. Questi prodotti però, detti anche RAEE, vanno trattati correttamente e destinati al recupero differenziato dei materiali di cui sono composti, come rame, ferro, acciaio, alluminio, vetro, argento, oro, piombo e mercurio.

Cosa prevede il Decreto 121 Uno contro zero

Da due anni il Decreto 121 “Uno contro zero” garantisce la possibilità di consegnare senza oneri piccoli rifiuti elettrici ed elettronici presso i grandi negozi di settore (con superficie superiore a 400 metri quadrati) e senza alcun obbligo d’acquisto. Però sette italiani su dieci non lo sanno. Come riporta Askanews, il dato è emerso da un’indagine commissionata da Ecodom, principale Consorzio italiano nella gestione dei Raee, che tra aprile e maggio 2018 ha coinvolto 10.000 cittadini. Lo studio si è sviluppato in tre fasi: quella esplorativa per testare il livello di conoscenza del Decreto, la seconda per invitare a sperimentare il servizio e la terza per valutare l’esperienza di chi ha provato il servizio (in passato o in occasione di questa indagine).

Ecco come funziona lo smaltimento

Maurizio Bernardi, presidente del più importante Consorzio Italiano di gestione dei RAEE, spiega come funziona lo smaltimento: “Il Decreto ‘Uno contro zero’ offre a tutti i consumatori una modalità semplice e gratuita per smaltire i piccoli rifiuti in maniera corretta e sostenibile, evitando ogni danno ambientale. È però necessaria la collaborazione di tutti coloro che entrano in relazione con i consumatori, dai negozianti alle associazioni fino ai media, per farlo conoscere il più possibile”.

I più informati sullo smaltimento abitano al Nord

A livello geografico, i siciliani e i sardi sono i meno informati sull’argomento: solo il 23,9% di loro conosce il cosiddetto “Ritiro 1 contro 0”. Gli abitanti dell’Umbria conoscono il tema meglio degli altri (44,4%), ma l’area in cui il servizio è stato sperimentato di più è il Nord Est, dove il 36,2% degli utenti ha riconsegnato gratuitamente un vecchio apparecchio elettrico o elettronico a un rivenditore. Nel Sud (34,7%) e nelle Isole (36,9%) sono stati segnalati più problemi nel Ritiro 1 contro 0.