Avere amici magri fa dimagrire

Chi va con lo zoppo impara a zoppicare, si dice. E a ragione, perché i comportamenti, un po’ come i virus, sono contagiosi. Avere amici longilinei aiuta quindi a dimagrire, lo affermano gli esperti di Dottoremaeveroche, il sito della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo) contro le fake news. “La questione dell’obesità contagiosa è stata studiata in modo molto rigoroso. Se ne sono occupati medici statunitensi famosi per la qualità e il rigore delle loro ricerche, che sono partiti dai dati raccolti in uno studio epidemiologico avviato nel 1948 in una cittadina americana vicino Boston”, spiegano gli esperti.

Lo Studio Framingham e i “tre gradi di influenza”
La cittadina vicino a Boston è Framingham, e oggi lo Studio Framingham è conosciuto da molti medici di tutto il mondo. A Framingham è stato possibile ricostruire la rete di relazioni familiari e amicali di 5.124 persone, a loro volta legate a una comunità più allargata di 12.067 amici e parenti, riporta Adnkronos. Cos’è stato scoperto? “Rispetto alle persone snelle, quelle obese hanno maggiori probabilità di avere amici, amici di amici e amici di amici di amici ugualmente obesi. Vale dunque la regola dei tre gradi di influenza: non soltanto tra amici diretti, ma anche a distanza, per così dire”, sostengono gli esperti di Dottoremaeveroche.

La propensione a imitare i comportamenti

Ma la propensione a imitare i comportamenti vale anche in positivo. “Pensiamo ad esempio che il successo di interventi che puntano ad aiutare una persona obesa a dimagrire non solo possono avere effetto su di lui o di lei, ma anche sul suo compagno o compagna di vita: moglie o marito – aggiungono i dottori anti-bufale -. Se non hai un cane né sei pronto ad adottarne uno dal canile, potresti farti un amico che già ne abbia uno, con cui passeggiare portandolo nel quartiere o al parco a fine giornata. Anche se non farai i diecimila passi fatidici, sarà comunque molto utile per dimagrire o anche solo tenersi in forma”.

Gli opinion leader li abbiamo già in famiglia o in classe

Inoltre, siamo più condizionati da chi ci sta vicino piuttosto che da modelli lontani o virtuali. Gli opinion leader, in un certo senso, li abbiamo in famiglia o in classe.

“Per avere più probabilità di dimagrire, non dovremmo cercare di ottenere la forma fisica di Federica Pellegrini, un obiettivo probabilmente frustrante perché non realistico – assicurano gli esperti – piuttosto, funziona la strategia di coinvolgimento di chi è più prossimo insieme con un piccolo gruppo ma più allargato, perché in questo modo potremo mettere maggiore distanza tra noi e possibili influenze negative”.

Libri di testo usati come veicolo per malware. Scoperti 53.531 file dannosi

I libri di testo rappresentano una parte imprescindibile di qualsiasi programma scolastico, e spesso costituiscono un impegno economico oneroso. Proprio per questo motivo molti libri sono facilmente reperibili online, su siti web pirata o forum di file hosting, a prezzi meno elevati, che consentono quindi agli studenti un notevole risparmio economico. Questa opportunità, però, può essere sfruttata anche dai cybercriminali con l’intento di diffondere i malware. Gli esperti di Kaspersky infatti hanno scoperto 53.531 file dannosi o potenzialmente indesiderati che si presentavano sotto forma di finti saggi e libri di testo per scuole e università.

Rilevate 17.755 minacce nascoste in finti libri per scuole e università

Dai risultati del report Back to School di Kaspersky risulta che da agosto 2018 a luglio 2019 i file dannosi provenienti da finti libri di testo sono stati utilizzati in 356.662 attacchi rivolti a 104.819 utenti, per fortuna, il 21% in meno rispetto ai dati dell’anno precedente. Complessivamente, sono state rilevate 17.755 minacce nascoste in finti libri di testo, tra cui libri di inglese (2.080), matematica (1.213) e letteratura (870). La maggior parte delle minacce nascoste nei finti materiali didattici erano in realtà sia minacce invasive, ma poco pericolose (come adware e software indesiderati) sia malware molto pericolosi, che come obiettivo avevano il furto di denaro, riporta Adnkronos.

Nel 35,5% dei casi si trattava di un worm veicolato da chiavette usb

Le restanti 35.776 minacce si presentavano come finti saggi e relazioni scolastiche che contenevano quello che per i ricercatori si è rivelato un dettaglio inusuale. Nel 35,5% dei casi, il malware più diffuso era un worm apparso otto anni fa, una minaccia considerata ormai obsoleta e attualmente non più in uso. È stato distribuito attivamente attraverso un vettore d’attacco specifico, le chiavette USB. Dopo un esame più attento, gli esperti sono giunti alla conclusione che il worm fosse presente nei computer dei servizi stampa per gli studenti, spesso utilizzati per anni senza effettuare regolari aggiornamenti di sicurezza e dotati di versioni obsolete dei sistemi operativi. Il worm veniva veicolato attraverso quello che sembrava essere un innocuo documento da stampare.

“Un’opportunità allettante per i criminali informatici”

“Il tentativo degli studenti di non pagare i manuali e altro materiale scolastico rappresenta un’opportunità allettante per i criminali informatici – afferma Morten Lehn, General Manager Italy di Kaspersky -. Questa opportunità per i criminali si trasforma in un serio problema per gli istituti scolastici, poiché nel momento in cui l’infezione arriva su un computer dell’istituto scolastico può essere facilmente diffusa su tutta la rete. Non tutte le scuole sono pronte a rispondere efficacemente agli attacchi, poiché gli istituti scolastici sono considerati un obiettivo atipico per i truffatori. È importante però tenere in considerazione che i cybercriminali sfruttano ogni tipo di occasione. Ecco perché per queste organizzazioni è di vitale importanza munirsi di misure precauzionali”.

 

Per molti italiani la macchina è un oggetto di grande valore, da trattare con la massima cura. Eppure, c’è sempre un pericolo in agguato: il furto. E oggi più che mai l’allerta è alta, perché dopo 5 anni di costante, graduale calo, il numero dei furti d’auto nel nostro Paese è ritornato a crescere. Secondo i primi dati elaborati dal Ministero dell’Interno, nel 2018 sono stati 105.239 gli autoveicoli sottratti, +5,2% rispetto ai 99.987 registrati nel 2017. Un dato preoccupante, specie se si considera che la percentuale di auto rubate ritrovate si attesta solo al 40%. I consigli degli esperti Per mettere al sicuro la propria quattroruote, specie di questi tempi dove le nuove modalità hi-tech consentono di forzare un’auto e metterla in moto anche in meno di 60 secondi, arrivano i consigli degli esperti di LoJack, realtà specializzata nel rilevamento e recupero di auto rubate. Pronto quindi il decalogo, particolarmente utile quando si entra nel clima vacanziero e si rischia di essere più distratti del solito. Il vademecum prevede indicazione che solo in apparenza possono sembrare banali e suggerimenti per contrastare le nuove modalità hi-tech di sottrazione. In moto e al parcheggio Ecco le principali dritte. Non lasciare l’auto accesa e con le chiavi inserite, nemmeno per pochi secondi (come quando si è in doppia fila); anche se fa caldo, prima di lasciare l’auto chiudere sempre i finestrini e il tettuccio: ai ladri esperti servono solo pochi centimetri per fare il colpaccio. Non lasciare l’auto di notte in parcheggi isolati o incustoditi. Anche se, soprattutto nel periodo estivo, non si usa quotidianamente l’auto, verificare ogni giorno che sia parcheggiata nel punto in cui è stata lasciata. Denunciare subito l’eventuale furto aumenta la possibilità di ritrovare la vettura, specie se questa è dotata di un dispositivo di rilevamento hi-tech. E’ utile osservare con attenzione il luogo in cui si parcheggia: se per terra ci sono frammenti di vetro, è sego che l’area è a rischio furto o vandalismo. Non parcheggiare sempre nello stesso posto, le abitudini danno modo al ladro di organizzare al meglio il furto. Attenzione alle truffe Sempre più spesso i ladri utilizzano un escamotage come un finto incidente (con la tecnica dello specchietto, il lancio di piccole pietre sul fianco dell’auto o ancora un lieve tamponamento) per costringere i guidatori (soprattutto donne e anziani) a fermarsi, scendere dall’auto e sottrargliela. In autostrada quando si sosta all’autogrill o quando si parcheggia in un centro commerciale e si chiude la vettura a distanza tramite una smart key, controllare sempre manualmente l’avvenuta chiusura delle portiere. Un ladro, appostato nelle vicinanze, potrebbe aver disturbato il segnale con un jammer per poi entrare indisturbato nel veicolo. Sì alla protezione Per mettersi al riparo da questo genere di furti, è utile installare sulla propria vettura un sistema di antifurto. Ancora, si consiglia di proteggere la chiave della macchina, custodendola in un “card protector” che ne impedisca la clonazione o che blocchi la sempre più diffusa modalità di furto hi-tech “relay attack”, con la quale i ladri, utilizzando ripetitori in radiofrequenza, riescono a riprodurre la comunicazione tra l’auto e la sua chiave.

Sarà per la tanto decantata dite mediterranea, oppure per un sistema sanitario che tutto sommato funziona, o forse ancora per una genetica super: fatto sta che l’Italia è diventato il paese dei centenari. Proprio la nostra nazione, insieme alla Francia, detiene il record europeo del numero di ultracentenari. Al 1 gennaio 2019 i centenari residenti in Italia sono 14.456, in gran parte signore (ben l’84%). Il dato sulla longevità tricolore emerge dalle ultime rilevazioni dell’Istat, secondo le quali tra il 2009 e il 2019 sono 5.882 gli individui che hanno raggiunto l’importante traguardo dei 105 anni di età (semi-supercentenari): sono 709 maschi e 5.173 femmine. Di questi, 1.112 sono ancora vivi al 1 gennaio 2019. Nell’arco temporale considerato, l’incremento della popolazione semi-supercentenaria è costante e superiore al 100%: numeri davvero significativi.

Nel Nord Italia si vive più a lungo

Come anticipato, probabilmente questo fenomeno può essere parzialmente spiegato dal fatto che chi raggiunge la soglia dei 105 anni gode di un’elevata longevità legata a un fattore genetico. Anche gli individui di 110 anni e oltre sono cresciuti fortemente, passando da 10 a 21. “A oggi la persona vivente più longeva d’Italia è una donna di 113 anni residente in Emilia-Romagna” riporta una nota dell’Adnkronos, che sottolinea che comunque l’elisir di lunga vita sembra concentrarsi più al Nord che nelle altre aree dello Stivale. Tra gli italiani di oltre 105 anni, infatti, 338 risiedono nel Nord-ovest, 225 nel Nord-est, 207 al Centro, 230 al Sud e 112 nelle Isole. La regione con il rapporto più alto tra semi-supercentenari e il totale della popolazione residente alla stessa data è la Liguria (3,3 per 100 mila), seguita da Friuli-Venezia Giulia (3,0 per 100 mila) e Molise (2,6 per 100 mila). La Lombardia, nonostante abbia il maggior numero di semi-supercentenari in valore assoluto (201), presenta un rapporto tra popolazione di 105 anni e oltre e quella totale residente pari a 2,0 per 100 mila, in linea con il dato nazionale (1,9 per 100 mila). La distribuzione regionale cambia analizzando il rapporto tra la popolazione semi-supercentenaria e la popolazione residente di 80 anni e più: con circa 36 persone di 105 anni e oltre ogni 100 mila residenti con più di 79 anni il Friuli-Venezia Giulia si posiziona al primo posto.

Le donne hanno i superpoteri

Infine, un dato che conferma la migliore “tenuta” delle signore rispetto ai signori.  Al 1 gennaio 2019, rileva l’Istat, quasi il 90% delle persone che hanno superato i 105 anni è composto da donne, se ne contano 2.564 (86,8%) contro 391 uomini (13,2%). La maggiore longevità del genere femminile si riscontra anche tra chi ha raggiunto e superato i 110 anni di età, difatti il 100% di tali individui è composto da donne.

Gdpr, ecco come imparare a trattare i dati personali in stile “Camera Cafè”

Con l’avvento del Gdpr, i dipendenti di enti e aziende che trattano dati personali devono essere debitamente formati: questo prevede infatti la normativa sulla privacy. Per aiutare tutti quelli che si avvicinano a questa delicata, e difficile, materia, Federprivacy  ha ideato un corso online gratuito che prevede 10 videoclip realizzati come parodia della sitcom tv “Camera Café”. Al termine del percorso, il partecipante che supera il test di apprendimento riceve anche l’attestato di partecipazione di Federprivacy, la principale associazione di riferimento in Italia dei professionisti della privacy e della protezione dei dati personali.

Le conoscenze richiesta ai Data Protection Officer

Da quanto è entrato in vigore il Gdpr, infatti, la normativa sulla protezione dei dati personali è diventata più complessa. Chi ambisce a svolgere il ruolo di Data Protection Officer deve necessariamente acquisire un notevole bagaglio di conoscenze. Soprattuto, in questo scenario europeo la maggior parte dei dipendenti di enti ed aziende, per poter compiere correttamente il proprio lavoro,  non deve necessariamente essere un autentico esperto della materia, ma deve in ogni caso deve avere l’autorizzazione del proprio datore di lavoro a trattare i dati personali. I dati vengono trattati per conto del datore di lavoro e i titolari devono istruire i loro collaboratori sulle nozioni basilari della legge sulla privacy, come previsto dall’art.29 del Regolamento UE 2016/679.

La privacy in 10 video

Per aiutare chi lavora in questo ambito a conoscere meglio il Gdpr, Federprivacy ha realizzato un breve corso gratuito online di circa 30 minuti. “Il corso è strutturato con 10 videoclip  realizzati come parodia della celebre sitcom tv ‘Camera Café’ ed ambientati in un ipotetico break di un corso di formazione aziendale. Durante il corso, il partecipante deve rispondere anche ad una serie di domande per dimostrare di aver appreso i concetti e ottenere l’attestato di partecipazione, che viene rilasciato al superamento del punteggio minimo richiesto di 60/100 direttamente sul sito istituzionale al termine del percorso” fa sapere una nota di Ferprivacy.

Non solo per i professionisti

Il corso, a cui si accede semplicemente registrandosi sul sito Federprivacy, non è stato concepito esclusivamente per chi deve trattare i dati personali per motivi di lavoro. “Quello alla privacy è un diritto fondamentale sancito dall’Unione Europea che dovrebbe essere conosciuto non solo dagli addetti ai lavori, ma anche dai cittadini, specialmente quando firmano contratti, navigano in internet, o usano i social network. Per questo – spiega Bernardi – abbiamo realizzato questo corso online a beneficio di tutti gli utenti, sia professionali che privati, per dare un contributo che auspichiamo possa essere utile all’intera collettività per diffondere una maggiore cultura della protezione dei dati personali, e dei diritti che sono riconosciuti all’interessato” , spiega Nicola Bernardi, presidente di Federprivacy.

Commissione UE dà l’ok alle tecnologie salvavita sulle strade

Obiettivo, ridurre il numero delle vittime e dei feriti a causa di incidenti stradali sulle strade dell’Unione Europea. Questa è la priorità contenuta nella direttiva adottata dalla Commissione UE, che aggiorna il quadro normativo attuale relativo alla sicurezza in ambito mobilità per il mercato interno del Parlamento europeo. In particolare, nel testo si chiede di rendere più avanzati i dispositivi di sicurezza nelle diverse categorie di veicoli venduti sul mercato dell’Unione. La proposta intende adattare le attuali regole ai cambiamenti avvenuti nei comportamenti relativi alla mobilità. Cambiamenti derivanti dalle tendenze in atto in una società che “invecchia”, e che riguardano, tra gli altri, anche una maggiore presenza di ciclisti e pedoni.

Assistenza intelligente alla velocità obbligatoria su tutti i veicoli

Tra le caratteristiche di sicurezza più avanzate, che diventeranno obbligatorie su tutti i veicoli in circolazione, c’è ad esempio l’assistenza intelligente alla velocità. Si tratta di un dispositivo capace di riconoscere il respiro umano attraverso un sensore in grado di rilevare la presenza o meno di alcol, ma anche di “lanciare” un avviso di attenzione in caso di sonnolenza del guidatore, oppure, di allertare il conducente con un avvertimento avanzato in caso di distrazione che comporta un segnale di arresto di emergenza. Per le autovetture nuove e i veicoli commerciali leggeri saranno necessari anche un sistema avanzato di frenata d’emergenza, e un sistema di allerta nel caso l’auto non rispetti la segnaletica orizzontale.

Nuove disposizioni per camion e autobus

La direttiva contiene anche disposizioni per camion e autobus, che ora dovranno essere progettati e costruiti per fare in modo che i ciclisti e i pedoni siano maggiormente visibili a chi guida questo tipo di veicoli. Ta le disposizioni, ad esempio, vi è l’adattamento dell’altezza della cabina del conducente. Un requisito, che secondo gli eurodeputati, serve a “rimuovere gli angoli ciechi davanti al posto di guida, e ridurre significativamente quelli attraverso i finestrini laterali”.

Nel 2017 25.300 persone hanno perso la vita e 135.000 sono rimaste gravemente ferite

La proposta è stata approvata in commissione con 33 voti favorevoli, 2 contrari e nessuna astensione, riferisce una notizia Ansa  Il mandato di avviare i negoziati con il Consiglio è passato con 31 voti favorevoli, 3 contrari e senza astensioni, e dovrebbe ottenere il via libera all’intero Parlamento nella sessione plenaria che si terrà nei giorni dall’11 al 14 marzo prossimi. Nella nota del Parlamento europeo si ricorda inoltre che nel 2017 a causa di incidenti sono state 25.300 le persone che hanno perso la vita sulle strade dell’Unione, e 135.000 sono quelle rimaste gravemente ferite.

Lavori 4.0 tra Milano, Monza, Lodi

Milano, Monza Brianza e Lodi si confermano il territorio delle opportunità professionali 4.0, che rappresentano circa la metà delle entrate in posizioni lavorative (41.000) dell’area. Tra le figure maggiormente richieste, prevalgono tecnici delle vendite e informatici a Milano, metalmeccanici a Monza e trasportatori a Lodi.

Sono infatti circa 18 mila le nuove entrate al mese in posizioni lavorative 4.0: subentri, cambi e collaborazioni a Milano Monza e Lodi. Aumentano le richieste nel settore dell’informazione, dei nuovi media, dell’automazione e logistica. A livello territoriale, sono in prevalenza concentrati a Milano, 15 mila su un totale di 35 mila posti, il 42%, a Monza, oltre 2 mila su quasi 5mila, il 46% e a Lodi, 680 su 1.320, il 51,5%. La fotografia di un forte dinamismo nelle tre province lombarde risulta da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati Sistema Informativo Excelsior realizzato da Unioncamere in collaborazione con ANPAL.

A Milano più tecnici delle vendite e informatici

Nel capoluogo lombardo l’analisi mette in evidenza che tra le figure maggiormente richieste prevalgano i commerciali. In base ai dati, “servono” tecnici del marketing e della distribuzione commerciale, con 2.670 entrate, tecnici in campo informatico, ingegneristico e della produzione, 1.940, conduttori di mezzi di trasporto, 1.810, tecnici amministrativi, finanziari e della gestione della produzione, 1.330, operai specializzati nell’edilizia e nella manutenzione degli edifici, 1.220, operai nelle attività metalmeccaniche, 1.190, conduttori di macchinari mobili, 1.070, progettisti, ingegneri e professioni assimilate, 930, operai nelle attività metalmeccaniche ed elettromeccaniche, 740, specialisti in scienze informatiche, fisiche e chimiche, 650.

A Monza si cercano commerciali e operai

A Monza in prima posizione si collocano i tecnici delle vendite e della distribuzione, 320 unità, seguiti da operai nelle attività metalmeccaniche ed elettromeccaniche, 290, tecnici in campo informatico, ingegneristico e della produzione, 250, operai specializzati nell’edilizia e nella manutenzione degli edifici, 250, operai nelle attività metalmeccaniche richiesti in altri settori, 230, conduttori di mezzi di trasporto, 220, progettisti, ingegneri e professioni assimilate, 110, tecnici amministrativi, finanziari e della gestione della produzione, 110.

A Lodi l’economia è smart

Le “entrate” lavorative nel lodigiano riguardano soprattuto figure legate all’economia smart. In particolare si ricercano degli operai metalmeccanici che vengono richiesti in altri settori, 150, conduttori di mezzi di trasporto, 120, operai nelle attività metalmeccaniche ed elettromeccaniche, 100, tecnici delle vendite, del marketing e della distribuzione commerciale, 70, operai specializzati nell’edilizia e nella manutenzione degli edifici, 70, tecnici in campo informatico, ingegneristico e della produzione, 60.

Come essere un buon capo, anche in ufficio

Quando si è stressati perdere la pazienza può capitare a tutti. Anche a chi comanda. Ma se ciò accade in ufficio, il rischio è di passare facilmente per un despota. Come instaurare quindi un clima di fiducia e rispetto reciproco fra capo e collaboratori, anche nei momenti critici? Alistair Cox, il numero uno della società di selezione Hays, ha individuato le quattro regole d’oro da seguire per diventare un buon capo ufficio, e riuscire a gestire al meglio il proprio team. Una su tutte, imparare a coinvolgere il più possibile lo staff nel processo creativo. “È importante trovare una via di mezzo tra fornire tutte le indicazioni – spiega Cox – e fare in modo che i collaboratori si ingegnino per portare avanti i compiti assegnati”. In questo modo, diventa più facile raggiungere gli obiettivi.

La sottile differenza tra delegare e incaricare

Regola numero 1: quando si impartiscono ordini chi è al comando deve trovare un giusto equilibrio tra il semplice delegare e l’incaricare i propri collaboratori. Ma soprattutto, deve saper comunicare quanto sia fondamentale il loro apporto per la buona riuscita di un progetto. Al contrario, spesso i manager si limitano a dettare un compito, rischiando così di demotivare le proprie risorse. Non meno importante (regola numero 2) è ascoltare prima di giudicare. All’insorgere delle criticità i veri leader non devono semplicemente “condannare” chi ha commesso un errore, ma mostrare la capacità di ascoltare e dare l’esempio.

Organizzare meeting frequenti

Regola numero 3: organizzare di frequente meeting e sessioni di coaching. Spesso chi è a capo di un team è oberato da scadenze e nuovi progetti. Questo, però, non deve far passare in secondo piano i momenti di scambio e confronto tra il capo e lo staff. “Le review non dovrebbero essere trattate semplicemente come un’opportunità una tantum per evidenziare errori e debolezze”, commenta Cox. Darsi appuntamento una volta all’anno non basta, i membri di un team devono ricevere sempre l’attenzione che meritano.

“La comunicazione è la chiave per entrare in sintonia con lo staff”

Interessarsi attivamente alla vita dei propri collaboratori è la regola numero 4. È importante infatti che un capo riconosca l’individualità delle persone che compongono il suo team. E per fare ciò, riporta Adnkronos, è bene andare oltre il rapporto superficiale che si instaura in molti ambienti lavorativi, senza rinunciare a mantenere un rapporto professionale. “La comunicazione – sottolinea Cox – è la chiave che ci permette di entrare in sintonia con lo staff. Discutendo di diversi argomenti, anche non lavorativi, i canali di comunicazione tra manager e dipendenti vengono automaticamente ampliati, con un maggiore senso di sicurezza per entrambi”.

Piccoli rifiuti elettronici: dove li butto? Sette italiani su dieci non lo sanno

Evitare uno spreco di risorse riutilizzabili per costruire nuove apparecchiature è ormai una pratica di sostenibilità ambientale di dominio pubblico, anche nel nostro Pese. Però restano sul tavolo alcune questioni aperte, in particolare riferite allo smistamenti di apparecchiature elettriche. Quasi tutti ci siamo chiesti almeno una volta: “I rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche guaste ed obsolete dove vanno gettati”?. Questi prodotti però, detti anche RAEE, vanno trattati correttamente e destinati al recupero differenziato dei materiali di cui sono composti, come rame, ferro, acciaio, alluminio, vetro, argento, oro, piombo e mercurio.

Cosa prevede il Decreto 121 Uno contro zero

Da due anni il Decreto 121 “Uno contro zero” garantisce la possibilità di consegnare senza oneri piccoli rifiuti elettrici ed elettronici presso i grandi negozi di settore (con superficie superiore a 400 metri quadrati) e senza alcun obbligo d’acquisto. Però sette italiani su dieci non lo sanno. Come riporta Askanews, il dato è emerso da un’indagine commissionata da Ecodom, principale Consorzio italiano nella gestione dei Raee, che tra aprile e maggio 2018 ha coinvolto 10.000 cittadini. Lo studio si è sviluppato in tre fasi: quella esplorativa per testare il livello di conoscenza del Decreto, la seconda per invitare a sperimentare il servizio e la terza per valutare l’esperienza di chi ha provato il servizio (in passato o in occasione di questa indagine).

Ecco come funziona lo smaltimento

Maurizio Bernardi, presidente del più importante Consorzio Italiano di gestione dei RAEE, spiega come funziona lo smaltimento: “Il Decreto ‘Uno contro zero’ offre a tutti i consumatori una modalità semplice e gratuita per smaltire i piccoli rifiuti in maniera corretta e sostenibile, evitando ogni danno ambientale. È però necessaria la collaborazione di tutti coloro che entrano in relazione con i consumatori, dai negozianti alle associazioni fino ai media, per farlo conoscere il più possibile”.

I più informati sullo smaltimento abitano al Nord

A livello geografico, i siciliani e i sardi sono i meno informati sull’argomento: solo il 23,9% di loro conosce il cosiddetto “Ritiro 1 contro 0”. Gli abitanti dell’Umbria conoscono il tema meglio degli altri (44,4%), ma l’area in cui il servizio è stato sperimentato di più è il Nord Est, dove il 36,2% degli utenti ha riconsegnato gratuitamente un vecchio apparecchio elettrico o elettronico a un rivenditore. Nel Sud (34,7%) e nelle Isole (36,9%) sono stati segnalati più problemi nel Ritiro 1 contro 0.