Italiani e Olimpiadi, qual è l’opinione sui Giochi?

Mentre le Olimpiadi di Tokyo sono in pieno svolgimento, senza pubblico a causa del rischio sanitario, Ipsos ha condotto un sondaggio per capire quale sia l’opinione pubblica in merito all’evento da parte dei cittadini di 28 paesi del mondo. Poiché la ricerca è stata svolta poco prima dell’avvio dei Giochi, emerge soprattuto una grande percentuale (il 57%) che avrebbe preferito far slittare ancora l’evento, contro un 43% che invece si dichiara concorde sullo svolgimento. I meno convinti in assoluto sono i padroni di casa, i giapponesi: il 78% è contrario rispetto al 22% a favore. Tuttavia, il 62% in tutto il mondo è d’accordo che i Giochi saranno un’importante opportunità per il mondo di riunirsi, insieme, dopo la pandemia.

Italiani più ottimisti

Come la pensano in merito i nostri connazionali? E a quali sport saranno più interessati? Il sondaggio risponde evidenziando che il 58% degli italiani è a favore che la competizione si svolga, mentre, il 42% è in disaccordo. Le Olimpiadi possono essere considerate un momento per ritornare a essere tutti più uniti? Il 78% degli italiani non ha dubbi ed è convinto di sì, a differenza del 22% che rimane scettico.
Quanto sono interessati gli italiani a questa manifestazione? I risultati evidenziano che il 12% è davvero interessato, il 36% è alquanto coinvolto, il 31% non è molto partecipe e infine il 21% non è per nulla interessato. Delle innumerevoli discipline proposte alle Olimpiadi è stato chiesto quali siano gli sport preferiti e dati alla mano, i primi tre che hanno riscontrato maggiore interesse per gli italiani sono stati: l’atletica con il 32%, gli sport acquatici con il 30% e il calcio con il 26%.

Quanto contano i valori dello sport? E i vaccini?

Agli italiani è stato poi chiesto se questa manifestazione possa in qualche modo essere d’ispirazione alle generazioni del domani per partecipare e essere ancora più uniti attraverso i valori dello sport. I risultati sono stati convincenti e circa l’82% delle persone è convinta di sì, mentre il restante 18% è contraria. È stato anche domandato se i fondi governativi dovessero essere usati a supporto degli atleti per le Olimpiadi e ancora una volta, la maggioranza (71%) si è espressa a favore e la minoranza (29%) a sfavore. Altre domande sono state: questo grande evento unirà ancor di più il nostro Paese? Il 75% degli italiani non ha dubbi, mentre, il 25% è in disaccordo. Esiste tanto nazionalismo alle Olimpiadi? La maggioranza degli italiani non è d’accordo (59%), mentre, la minoranza (41%) è a favore. Un’ultima domanda ha riguardato la priorità dei vaccini nei confronti degli atleti impegnati durante la competizione e ben il 75% degli italiani è stato d’accordo, mentre il 25% in totale disaccordo.

Covid e appuntamenti amorosi: meglio organizzarli solo con chi è vaccinato

Secondo un’indagine condotta da Kaspersky, dall’inizio della pandemia gli utenti sono più ansiosi a incontrare qualcuno di persona, ma il numero di coloro che preferisce non organizzare incontri offline nello stesso periodo è raddoppiato, passando dal 22% al 41%. Il 48% degli italiani, la percentuale più alta in Europa, preferisce organizzare incontri offline solo con persone che possiedono un certificato di vaccinazione, mentre i meno preoccupati sono gli olandesi (13%) e i tedeschi (15%). Insomma, isolamento e restrizioni imposte dalla pandemia hanno aumentato il livello di attenzione che gli utenti prestano a salute e sicurezza personale, anche per quanto riguarda gli appuntamenti amorosi.

Il 39% degli italiani si preoccupa per il primo incontro dal vivo

Se gli eventi causati dalla pandemia hanno cambiato radicalmente molte attività quotidiane gli appuntamenti romantici non fanno eccezione. Nei mesi in cui è stato imposto l’autoisolamento, le persone hanno trascorso più tempo sulle app di incontri e il numero di utenti di queste piattaforme è cresciuto. La necessità di chiedere a un potenziale partner il certificato di vaccinazione è un’ovvia conseguenza della pandemia, ma le preoccupazioni che nascono quando arriva il momento di incontrare il proprio match offline non si limitano al solo fatto di ammalarsi. Il 39% degli italiani ha dichiarato che quando arriva il momento del primo incontro dal vivo si sente agitato, mentre il 28% prova insicurezza.

“Il passaggio da online a offline per molti è un atto di fede”

Per alleviare alcune di queste preoccupazioni, il 71% degli utenti italiani di queste app preferisce iniziare da un approccio telefonico o da una videochiamata prima di accettare un incontro offline.
“Le politiche e le restrizioni vigenti in tutto il mondo hanno dato agli appuntamenti online un ruolo importante nella vita delle persone. Tuttavia, il passaggio da ‘online’ a ‘offline’ è per molti un ‘atto di fede’ – commenta David Jacoby, security expert di Kaspersky -. Per continuare a godersi gli appuntamenti online e offline in tutta sicurezza, è importante essere consapevoli dei dati che si condividono con il potenziale partner perché nel caso in cui si cambi idea sull’incontro è sempre possibile avere il controllo della situazione, sapendo quante informazioni personali sono state condivise e come possono essere utilizzate”.

“Un incontro fisico è tutta un’altra cosa”

“In fondo, incontrarsi di persona dopo mesi di isolamento è un bisogno intrinseco negli esseri umani – commenta la terapista Birgitt Hölzel, dello studio Liebling + Schatz di Monaco -. Certo, le app di incontri hanno permesso di entrare in contatto con nuove persone durante la pandemia, ma solo virtualmente. Un incontro fisico è tutta un’altra cosa”.
Un’alternativa che può essere d’aiuto per tutelarsi fino a quando non ci si sente sicuri a incontrare qualcuno che non abbia ancora fatto il vaccino, è quello di organizzare una videochiamata un po’ più “intima”. Sicuramente non è come incontrarsi “di persona”, ma almeno è sicura.

Olio extravergine di oliva e invecchiamento cognitivo, un aiuto per rallentarlo

L’olio extravergine di oliva può rallentare l’invecchiamento cognitivo? In un Paese che invecchia segnalando un tasso di natalità in costante discesa e un’aspettativa di vita sempre più lunga, sono necessari nuovi strumenti per incidere positivamente sulla “giovinezza mentale” della terza età. Una ricerca italiana nel corso del 2021 cercherà di capire se e come l’olio extravergine di oliva, più in particolare, l’idrossitirosolo in esso contenuto, sia davvero in grado di rallentare l’invecchiamento cognitivo favorendo una più lunga giovinezza mentale. La ricerca è condotta dal ricercatore dell’Istituto di Biologia Cellulare e Neurobiologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di Roma, Giorgio D’Andrea, “adottato” dall’azienda agroalimentare Monini attraverso la Fondazione Umberto Veronesi.

L’azione dell’idrossitirosolo e di latri fenoli sulle cellule staminali neuronali

Più in particolare, i ricercatori italiani si sono concentrati sull’idrossitirosolo, cercando di capire come agisca sulle cellule staminali neuronali. Si tratta di un fenolo dalle spiccate proprietà antiossidanti presente nell’olio extravergine di oliva insieme ad altre sostanze polifenoliche, come l’oleocantale, e ad altri elementi positivi per la salute, come l’acido oleico, i grassi polinsaturi essenziali, la vitamina A e la vitamina E. L’alto contenuto di polifenoli è del resto proprio uno dei criteri che definisce l’alta qualità di un olio. Lo studio italiano è attualmente l’unico al mondo a focalizzarsi sull’effetto dell’idrossitirosolo sulle cellule staminali neuronali del cervello.

I già noti benefici dell’EVO sul sistema cardiocircolatorio e sul sistema intestinale

Finora sono numerosi gli studi che hanno dimostrato gli effetti benefici dell’olio d’oliva sul sistema cardiocircolatorio e sul sistema intestinale, mentre esistono ancora molte incognite per quanto riguarda il sistema nervoso centrale. A differenza di quanto si credeva una volta, è infatti assodato da diversi anni che nuovi neuroni possono essere prodotti nel cervello anche in età adulta a partire da particolari cellule, chiamate staminali. 

“Abbiamo già dimostrato che l’ingestione di idrossitirosolo stimola la produzione di nuovi neuroni a partire da cellule staminali. Ora l’obiettivo è capire come si comportano questi nuovi neuroni, se aumentano effettivamente anche le capacità di apprendimento e di memoria”, spiega D’Andrea.

Entro l’estate le prime indicazioni dalla ricerca 

La ricerca è entrata proprio ora nella fase più “operativa” con l’avvio dei test, ed entro l’estate si attendono le prime indicazioni, riporta Akanews. Il progetto, così come il finanziamento della ricerca del dottor D’Andrea attraverso la collaborazione con Fondazione Umberto Veronesi, rientra nel disegno complessivo di “A Hand for the Future”, il piano di sostenibilità decennale attraverso il quale Monini ha assunto l’impegno formale a costruire un futuro più equo per le nuove generazioni.

“Il piano – spiega Maria Flora Monini, terza generazione alla guida dell’azienda insieme al fratello Zefferino – esprime un modo diverso di fare impresa, l’unico davvero possibile oggi per creare sviluppo. Non possiamo più limitarci a produrre, dobbiamo allargare lo sguardo e l’impegno verso l’ambiente e la società in cui operiamo, e la ricerca scientifica rappresenta uno dei tasselli più importanti per costruire un futuro realmente sostenibile”.

Servizi digitali e pandemia: per un italiano su due la connessione è irrinunciabile

I servizi digitali sono uno dei settori più fortemente impattati dal Covid-19 e dalle nuove condizioni di vita portate dalla pandemia. Come mai prima di allora, connessione e tecnologia si sono configurati come bisogni irrinunciabili e primari. Tra smart working, dad e incontri online con amici e parenti, il rapporto Digital Home Study di EY ha quantificato bisogni e timori di questa nuova dimensione ultra digitale. 

Videochiamate professionali e dad le “scoperte” portate dal Covid

Uno degli effetti della pandemia è stata la spinta verso nuovi servizi digitali. La tendenza è globale, ma in Italia a causa di un’iniziale condizione di arretratezza è risultata ancora più marcata. Secondo il report di EY, un italiano su tre ha utilizzato per la prima volta una videochiamata per lavoro, contro il 20% dei francesi e il 18% dei tedeschi. La didattica online è stata una novità per il 30% degli italiani e il 23% ha utilizzato per la prima volta i servizi sanitari digitali (10% in più rispetto a Francia e Germania). 

Se digitalizzazione fa rima con preoccupazione

La digitalizzazione porta grandi vantaggi e benefici, ma anche una certa dose di ansia. In particolare, i nostri connazionali sono preoccupati dalla tutela della loro privacy. 
Rispetto al pre-pandemia, il 37% degli italiani afferma di essere più preoccupato sulla riservatezza dei propri dati. Il 66% sostiene di essere estremamente prudente nel condividere informazioni personali online. Inoltre, sono sempre di più gli utenti preoccupati per l’impatto  delle tecnologie sul “benessere digitale”. Un italiano su due sostiene di fare più attenzione alle conseguenze dell’utilizzo di Internet sul proprio benessere psicofisico rispetto a quanto facesse prima del Covid-19. Il 52% cerca di ritagliarsi dei momenti lontano dal proprio smartphone e il 39% pensa di passare troppo tempo davanti agli schermi.

Rete fissa, bisogno di trasparenza

Il 61% degli utenti ritiene che la trasparenza, soprattutto nei piani tariffari, sia il requisito principale  per scegliere il fornitore di servizi di rete fissa. Seguono la velocità della rete (59%) e la qualità del supporto tecnico (44%). Tutto questo, però, non significa che il fattore prezzo sia senza importanza. Mediamente, infatti, i consumatori non riescono a percepire le reali differenze tra i servizi offerti (un italiano su quattro non conosce la massima velocità della propria connessione). E alla fine si gioca tutto sul prezzo.
Così – sottolinea il report – gli operatori cercano nuovi clienti applicando sconti tramite la vendita di più servizi. Già il 25% degli intervistati ha un abbonamento Internet che tiene insieme rete fissa e mobile, e il 49% prenderà presto in considerazione questa opzione. Inoltre, il 52% pensa di poter ottenere un risparmio considerevole tramite acquisti bundle “rete fissa e mobile” da uno stesso operatore. Uno su due gradisce l’abbinamento rete fissa-pay tv e  il 30% guarda a offerte che integrino pacchetti fitness-salute-benessere. Di più, e insieme, è meglio. 

A maggio è TikTok l’app più popolare e scaricata

TikTok batte Instagram e Facebook e a maggio è l’app “non di giochi” più scaricata in tutto il mondo su Play Store di Google e sull’Apple Store.  Lo ha rivelato SensorTower nella sua consueta classifica mensile. Il tool di App Store Optimization ha evidenziato infatti come il social cinese abbia guadagnato la prima posizione anche nel segmento Android, scavalcando Facebook e rimanendo in testa nei mesi di marzo e aprile. Di fatto TikTok, di proprietà della società cinese ByteDance, a maggio 2021 è arrivata a 80 milioni di nuove installazioni, soprattutto dai brasiliani, quelli che l’hanno scaricata di più (16%), seguiti dai cinesi (12%), dove il nome dell’app però è Douyin.

A maggio le installazioni aumentano del 35%

Secondo gli analisti, sempre a maggio le installazioni di TikTok sono aumentate del 35% rispetto al mese precedente. Tuttavia, considerando il numero di installazioni anno su anno, i download dell’app sono diminuiti del 29%, e quest’anno non hanno quindi raggiunto il record di 112 milioni di download del maggio 2020. In ogni caso, resta l’app più scaricata nell top 10 di Sensor Tower, che la vede seguire nelle prime cinque posizioni Facebook, Instagram, WhatsApp, e Messenger.

Al primo posto sia su Apple Store sia su Play Store

Tornando alla classifica di Sensor Tower, sull’Apple Store, dietro a TikTok, in seconda posizione si piazzano YouTube, Instagram, e CapCut, mentre WhatsApp e Facebook sono rispettivamente al quinto e al sesto posto. La classifica prosegue con Zoom, al settimo posto, Messenger, Google Maps, e al decimo posto, Gmail. Su Play Store, invece, la prima posizione della top 10 non cambia, e c’è ancora TikTok, ma stavolta seguita sul podio da Facebook e Instagram. Subito dopo, al quarto posto si trova WhatsApp, seguita da Snapchat, Messenger, Zoom, Josh, l’app per video brevi molto popolare in India, quindi Telegram, e ultima ToonApp.

Le minacce di Trump e “l’embargo” in India

Ma per l’app non sono tutte rose e fiori. Nel giugno del 2020, infatti, TikTok è stata bandita in India, il suo principale mercato estero, e durante l’estate ha dovuto affrontare una sorta di contraccolpo politico negli Stati Uniti, quando l’allora presidente Donald Trump ha minacciato di vietare l’app a meno che ByteDance non avesse ceduto le sue attività americane, con Oracle e Walmart in prima fila per acquistarle. L’attuale amministrazione statunitense Biden però ha sospeso l’azione legale contro TikTok, riporta Ansa, anche se la politica americana particolarmente prudente nei confronti delle app cinesi non è ancora terminata.

Property porn, guardare gli annunci immobiliari senza acquistare

Cos’è il property porn? È una pratica a cui si dedica un italiano su tre, ovvero quella di sfogliare gli annunci immobiliari senza avere intenzione di acquistare una casa, ma solo per curiosità, o per sognare abitazioni favolose o anche solo per tenersi aggiornati sui prezzi delle abitazioni. Dai risultati di u sondaggio condotto da Immobiliare.it su circa 2.000 utenti di tutte le fasce d’età attivi sul portale, il 33% ammette di utilizzare il sito non solo per cercare casa, ma anche come fonte di svago, una percentuale che sale fino al 47% negli under 25.

I giovanissimi fantasticano su abitazioni al di là delle loro possibilità

Più della metà dei giovani e giovanissimi (56%), ovvero gli utenti compresi nella fascia 25-35 e gli under 25, dichiara di guardare gli annunci pubblicati sul portale non solo per trovare la casa in cui vivere, ma anche, ad esempio, per cercare ispirazioni di arredamento. E ben il 23% degli under 25 lo fa per fantasticare su proprietà al di là delle proprie possibilità. In generale, anche se la maggioranza degli italiani (58%) ha utilizzato il sito anche in periodi della vita in cui non stava attivamente cercando casa, il 35% degli intervistati ha comunque confermato di voler cambiare casa entro l’anno. Un’esigenza, anche questa volta, che riguarda soprattutto il pubblico giovane, con percentuali che negli under 35 superano il 40%.

Agli italiani piace sognare in grande

In ogni caso, agli italiani piace sognare in grande. Il 53% dichiara infatti di entusiasmarsi nel guardare soluzioni abitative da sogno, con picchi del 61% tra gli utenti più maturi, quelli compresi nella fascia d’età 45-60 e over 60. Un quarto degli utenti, tuttavia, si dice frustrato da questa attività, dal momento che si tratta di case che non riuscirà mai a permettersi. Percentuale che raggiunge quasi il 30% quando a rispondere sono i Millennials e la Gen Z. Questi ultimi sono anche i più invidiosi, il 25% vorrebbe infatti essere il proprietario degli immobili che si diverte ad ammirare attraverso lo schermo.

Le case dei Vip
Il vero sogno proibito degli italiani però rimangono le case a due passi dal mare (32%), o le costruzioni ultramoderne dal sapore contemporaneo (27%). Quanto alle case dei Vip, in generale gli italiani non sembrano essere particolarmente affascinati dalla vita privata dei Vip, almeno, per le loro scelte abitative. Tra chi li segue sui social soltanto il 13% conosce il quartiere dove vivono o ha visto foto delle loro case. Ma il trend, riporta Ansa, cambia quando si parla della Gen Z: per il 27% di loro le case dei propri beniamini non hanno segreti. Sono anche gli unici a essere interessati a prendere parte a un tour per visitare le case dei personaggi famosi. Un’attività molto apprezzata all’estero: il 36%, infatti, si dice pronto a prenotare il posto se ne avesse l’occasione.

I tavoli di design

Una delle tendenze che continua a far registrare numeri al rialzo da qualche tempo a questa parte, è quella relativi ai tavoli di design. Gli italiani infatti, sembrano avere riscoperto il piacere di portare in casa degli arredi che non abbiano semplicemente una funzione pratica ma che al contrario siano in grado di apportare un certo contributo di arte ed espressività in casa. È questo ad esempio il caso dei tavoli di design, che possono essere considerati a tutti gli effetti delle vere e proprie opere d’arte sempre esposte. Questi sono infatti in grado di catturare gli sguardi di chi entra in casa nostra grazie alle forme particolari ce li contraddistinguono, frutto della fantasia di chi li realizza e che ha la capacità di far viaggiare l’immaginazione di chi li osserva.

I tavoli come opere d’arte

I tavoli vanno infatti oggi pensati assolutamente come delle vere e proprie opere d’arte che sono esposte, semplicemente in maniera orizzontale. Essi presentano infatti delle particolari forme artistiche, che possono essere astratte o meno, dei colori e forme particolari che manifestano tutta la capacità dell’artista di osare.

Non è un caso se alcuni tra questi tavoli di design vengono definiti “opere d’arte”, in quanto riescono a introdurre chi li osserva all’interno dell’opera stessa, proprio come avviene quando ci si perde davanti ad un bel dipinto e si riescono a distinguere sempre nuovi dettagli e particolari.

Un tavolo adatto ad ogni living o cucina

Esistono tavoli di design di ogni forma, colore, altezza e dimensione e dunque non ti sarà difficile trovare quel che maggiormente si adatta agli ambienti di casa tua nei quali hai deciso di inserirne uno.

La scelta è infatti ampia e l’effetto finale dipende in buona parte dalla creatività e dalla manualità che l’artigiano che avrà realizzato il pezzo specifico è in grado di esprimere. Certamente un tavolo di design è la soluzione giusta se desideri acquistare un arredo in grado di far accrescere il valore artistico di casa.

I lockdown rafforzano il legame tra genitori e figli

In un anno segnato dalla pandemia è di primario interesse comprendere se e in che modo la quarantena abbia influito sui rapporti familiari, in particolare, tra genitori e figli. Per questo motivo, Kinder ha commissionato a Ipsos uno studio internazionale su un campione di genitori e figli di età compresa tra i 7 e i 15 anni. Si tratta della seconda edizione del Kinderometro, che indaga proprio l’evoluzione della genitorialità e i fattori chiave coinvolti nello sviluppo dei ragazzi. Obiettivo, cogliere tutte le opportunità per rafforzare il legame con i genitori attraverso i piccoli momenti di condivisione.

Un legame positivo ancora più forte

Dal quadro generale che emerge dal Kinderometro sebbene il 2020 talvolta sia stato difficile ha rafforzato il legame che unisce i genitori e i loro figli. Tanto che il primo periodo di quarantena ha rappresentato un’opportunità per condividere più del solito i momenti di semplicità quotidiana. Inoltre, se essere un buon genitore significa fornire un quadro di regole definito, significa anche consentire ai figli di essere indipendenti. Sport, lettura e attività manuali rispecchiano questo mix di disciplina e autonomia, e durante il lockdown la condivisione di queste attività ha contribuito sia allo sviluppo delle capacità cognitive e del benessere fisico dei ragazzi sia della loro creatività, fiducia in sé stessi e personalità.

Le sfide lanciate al ruolo del genitore moderno

In particolare, l’attività fisica rappresenta uno dei pilastri più importanti per la crescita e lo sviluppo dei bambini, e il 74% degli intervistati lo pratica insieme. Fare attività sportiva insieme permette infatti di condividere un momento divertente, ma è anche un modo per i genitori di contribuire all’istruzione e allo sviluppo dei loro figli. Quanto alla tecnologia, la vita digitale dei ragazzi è l’esempio perfetto delle sfide lanciate al ruolo del genitore moderno. Il tempo trascorso davanti agli schermi rappresenta infatti il punto più spinoso del loro rapporto, e la fonte di discussione più significativa. Anche perché i ragazzi dai 7 ai 15 anni sono nativi digitali, e l’uso degli schermi è elevato indipendentemente dall’età.

Una diversa percezione dei potenziali pericoli della tecnologia

Se generalmente genitori e figli concordano sui vantaggi offerti dagli schermi hanno però una diversa percezione dei potenziali pericoli: i genitori ne individuano i rischi, come la minore socializzazione, mentre i ragazzi ne sono meno consapevoli. Dallo studio emerge però che i ragazzi italiani usano i social network e i giochi sensibilmente meno della media dei Paesi coinvolti dal Kinderometro. E se dal confronto internazionale emerge una sostanziale omogeneità della situazione generale, i genitori italiani hanno approfittato molto più degli altri della quarantena per svolgere più del solito attività con i loro figli. Anzi, hanno continuato a svolgerle con la stessa frequenza del periodo di quarantena anche una volta finito il lockdown.

Per Visa un miliardo di pagamenti contactless in più in Europa

Un miliardo di pagamenti contactless aggiuntivi: è quanto ha processato Visa in Europa in meno di un anno. Un traguardo raggiunto da Visa grazie a una maggiore fiducia dei consumatori verso i pagamenti touch free, ma soprattutto da quando 29 paesi in tutta Europa hanno aumentato la soglia dei pagamenti contactless in risposta alla pandemia da Covid-19. La crescita dei pagamenti contactless, uno dei trend chiave emersi durante la pandemia, mostra come questi siano passati dall’essere una semplice comodità a una vera e propria necessità, sia per i consumatori sia per gli esercenti. Una ricerca effettuata da Visa rileva infatti come due terzi (65%) dei consumatori a livello mondiale preferirebbe utilizzare i pagamenti contactless anche più di quanto fa abitualmente.

Una forma di pagamento che combina velocità e convenienza alla sicurezza

“La domanda di pagamenti touch-free indica che il contactless è diventato per consumatori ed esercenti europei la nuova normalità – spiega Charlotte Hogg, Chief Executive Officer Europe di Visa -. I pagamenti contactless sono diventati popolari perché combinano velocità e convenienza con la sicurezza. Infatti, le carte contactless possiedono il tasso di frode più basso di qualsiasi altra tipologia di pagamento, e nei paesi in cui i pagamenti contactless vengono più utilizzati, le frodi nei punti vendita sono ai minimi storici. L’abilitazione di pagamenti contactless sarà la chiave della ripresa economica in Europa – aggiunge Hogg – dal momento che darà ai consumatori fiducia nello spendere, e fornirà a negozi, ristoranti e altri retailer una spinta proprio nel momento in cui ne hanno più bisogno”.

L’80% delle transazioni Visa all’interno dei negozi attualmente è contactless

Secondo la ricerca, la domanda crescente di transazioni contactless è evidente in tutta Europa, con oltre l’80% dei pagamenti Visa all’interno dei negozi attualmente contactless. In Francia e Germania, ad esempio, il numero di transazioni contactless è aumentato rispettivamente di due terzi e di quasi la metà rispetto all’anno precedente. Del miliardo di transazioni, 400 milioni hanno avuto luogo nel Regno Unito, e ci si può aspettare un’ulteriore crescita a seguito dell’annuncio dell’innalzamento della soglia dei pagamenti contactless a 100 sterline entro fine anno.

Gli esercenti si spostano sempre più verso le operazioni online

La popolarità dell’e-commerce sta aumentando in tutta Europa, e a dicembre 2020 oltre 15 paesi hanno registrato una crescita del 40%, o più, delle transazioni online rispetto all’anno precedente. Poiché molte imprese sono tenute a operare sottostando a misure restrittive, e a tenere il passo con il cambio di comportamento dei consumatori, gli esercenti si stanno spostando sempre più verso le operazioni online, adottando i pagamenti digitali e contactless.

Quanto valgono le nostre case? I dati provvisori sui prezzi delle abitazioni

Secondo le stime preliminari dell’Istat nel quarto trimestre 2020 l’indice dei prezzi delle abitazioni acquistate dagli italiani, il cosiddetto IPAB, aumenta dello 0,3% rispetto al trimestre precedente, e dell’1,6% rispetto allo stesso periodo del 2019. L’aumento tendenziale dell’IPAB è dovuto sia ai prezzi delle abitazioni nuove, che crescono dell’1,7%, in rallentamento rispetto al trimestre precedente (+3,0%), sia a quelli delle abitazioni esistenti, che aumentano dell’1,4%, in accelerazione rispetto al terzo trimestre 2020 (+0,7%). Andamenti che si manifestano in un contesto di crescita vivace dei volumi di compravendita: l’incremento tendenziale registrato dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate per il settore residenziale nel quarto trimestre 2020 è infatti del +8,8%. Mentre nel trimestre precedente era del +3,0%.

Nel 2020 i prezzi delle abitazioni aumentano dell’1,9%

Su base congiunturale l’aumento dell’IPAB (+0,3%) è dovuto unicamente ai prezzi delle abitazioni esistenti, che registrano un incremento pari allo 0,3%, mentre quelli delle abitazioni nuove diminuiscono dello 0,3%. In media, nel 2020, i prezzi delle abitazioni aumentano dell’1,9%. I prezzi delle abitazioni nuove fanno infatti registrare un +2,1%, mentre quelli delle abitazioni esistenti, che pesano per oltre l’80% sull’indice aggregato, crescono dell’1,9%. Rispetto alla media del 2010, primo anno per il quale è disponibile la serie storica dell’IPAB, nel 2020 i prezzi delle abitazioni sono diminuiti del 15,0%, mentre il tasso di variazione acquisito dell’IPAB per il 2021 è pari al -0,3%

Una crescita trainata da Sud e isole

Nel quarto trimestre la crescita tendenziale dei prezzi delle abitazioni su base annua è trainata da Sud e Isole (+3,0%). I prezzi crescono, ma in modo meno marcato nel Nord-Ovest e nel Nord-Est, rispettivamente, pari al +1,7% e al +1,8%, e di poco nel Centro (+0,2%). Nel quarto trimestre a Milano i prezzi delle abitazioni aumentano, su base annua, del 7,4%, confermando una crescita sostenuta sebbene in decelerazione rispetto al trimestre precedente (era +12%). A Torino e a Roma, invece, i prezzi delle abitazioni sono in calo (rispettivamente del 2,0% e dello 0,5%).

Nell’anno del Covid si registra la crescita più ampia

Insomma, come si legge nel comunicato dell’Istat, “Nel 2020, l’anno dell’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19, i prezzi delle abitazioni acquistate dalle famiglie registrano la crescita più ampia in media d’anno da quando è disponibile la serie storica dell’indice IPAB”.

Rispetto alla media del 2010, nel 2020 però i prezzi delle abitazioni sono comunque inferiori del 15%. Tra le grandi città, è Milano che registra per il quinto anno consecutivo un incremento, e torna per la prima volta a superare il livello dei prezzi del 2010, quando si attestavano al +5,6%. I dati indicano una crescita anche per i prezzi delle abitazioni a Roma, riporta Ansa, che dopo tre anni di flessioni nel 2020 crescono dello 0,8%. Nella Capitale però il livello dei prezzi è ancora inferiore del 27,5% rispetto al 2010.