Over Motel | Wellness Suite a Monza

La zona tra Monza e Milano è particolarmente frequentata da quanti si spostano per motivi di business o da parte di coloro che raggiungono appositamente quest’area da qualsiasi altra regione italiana sempre per motivi di lavoro. Questo è il motivo per il quale sono in tanti ad avere bisogno di strutture ricettive in zona in grado di assicurare un valido riposo, ma soprattutto che consentano di spostarsi velocemente da Monza a Milano e viceversa, in base agli impegni del giorno. In questo senso l’Over Motel è uno dei più gettonati tra gli alberghi  di Monza proprio per la sua posizione strategica che consente di raggiungere facilmente Milano, ma non solo.

Le camere infatti, mettono a totale agio i clienti consentendo loro di riposare in maniera ottimale tra un impegno di lavoro e l’altro. Inoltre questo motel Monza mette a disposizione degli utenti dei mini box parcheggio privati con accesso fronte camera, in questa maniera il cliente può tranquillamente parcheggiare la propria vettura nei pressi della propria camera e non avere dunque alcun tipo di pensiero in merito. Inoltre, grazie ad una apposita tenda motorizzata, è possibile chiudere la visuale e garantirsi così tutta la privacy di cui si avverte la necessità.

L’Over Motel mette inoltre a disposizione degli utenti della camere che hanno un proprio centro benessere, dunque ad uso esclusivo degli ospiti della camera, che consente di ottenere un riposo ed un relax ancora più profondi ed efficaci, grazie all’hammam o all’idromassaggio o qualsiasi altro dei trattamenti che il cliente desidera di concedersi In occasione della sua permanenza in struttura. L’Over Motel è dunque un’occasione unica per coniugare un impegno di lavoro ad un momento di piacevole benessere, in una struttura finemente arredata ed in grado di regalare agli ospiti tutto il benessere di cui hanno bisogno.

L’importanza di mantenere una corretta idratazione anche al lavoro

Grazie al moderno dispenser d’acqua per l’ufficio dell’azienda IWM è possibile risolvere l’annoso problema del permettere ai propri dipendenti o clienti di poter bere tranquillamente l’acqua che si desidera. Mantenere una adeguata idratazione nel corso della giornata inoltre, consente di mantenere un elevato livello di concentrazione, il che è ideale per mantenere sempre ottimale il livello della produttività. Per questo motivo sono tante le aziende e gli uffici che hanno già deciso di utilizzare questi impianti di ultima generazione all’interno dei locali, e consentire soprattutto ai dipendenti di poter bere liberamente ogni qualvolta ne avvertono la necessità, con la certezza di bere un’acqua veramente salutare e  bilanciata. Grazie ai dispenser IWM i dipendenti potranno bere dell’acqua fredda ma anche calda a piacimento; inoltre basta un semplice gesto della mano per avere dell’ottima acqua gassata o addirittura i cubetti di ghiaccio per chi lo preferisce.

Il vantaggio per le aziende o uffici che adottano questi impianti di nuova generazione, è anche quello di riuscire a risparmiare sui costi di approvvigionamento idrico, dato che questi prelevano direttamente l’acqua del rubinetto e la depurano migliorandone il sapore. Non sarà più necessario dunque acquistare costose bottiglie o l’acqua degli ingombranti boccioni, ma tutta la comodità e la convenienza di un’acqua buona da bere e dal prezzo decisamente contenuto. Vi è una ottima scelta in fatto di modelli e colori, così che sia possibile individuare esattamente l’impianto maggiormente in grado di adattarsi al design del contesto in cui verrà inserito, e l’azienda o ufficio in questione non avranno pensieri nemmeno per quel che riguarda la manutenzione. Saranno direttamente i tecnici IWM infatti, ad apportare gli interventi periodici necessari nel corso dell’anno per garantire sempre il perfetto funzionamento dell’impianto, così che questo possa consentire a tutti di bere sempre dell’ottima acqua con la semplice pressione di un pulsante.

Calzature Bruno Bordese: comfort, estetica e appeal

Le calzature Bruno Bordese sono ideali per te che ami vestire con cura e desideri affidare i tuoi piedi ad una scarpa che possa garantirgli tutto il comfort necessario ed il benessere che desideri, anche quando le indossi per un periodo prolungato di tempo. Questo brand intraprendente si prende cura di te sia quando desideri una scarpa per le occasioni più importanti che per gli appuntamenti quotidiani quali il lavoro o il tempo libero, apportando tutto il suo contributo in termini di ricercatezza e stile. La grande attenzione per i dettagli e la cura per i materiali impiegati è il marchio di fabbrica che contraddistingue ogni prodotto Bruno Bordese, il che traspare in maniera evidente semplicemente osservando un qualsiasi tra le tante calzature proposte, e la scelta è davvero ampia se si pensa alle tantissime calzature (per lui e per lei) pensate appositamente per ogni momento della giornata.

Chi sceglie questo importante brand infatti, ama la moda ma al tempo stesso “fare” moda: grazie alla genialità che è propria di ogni creazione Bruno Bordese infatti, queste ottime calzature sono in grado di creare nuove tendenze e completare il proprio outfit apportando, in base ai gusti e alle abitudini di ciascuno, quel tocco in più in termini di perfezione e design di cui ognuno di noi è alla ricerca. Bruno Bordese è dunque un brand che non lascia nulla al caso, e che conosce bene le esigenze ed i desideri di chi ama essere sempre in linea con le mode del momento, mostrando agli altri tutta l’attenzione che si adopera nello scegliere cosa indossare. Se cerchi dunque una calzatura che possa completare il tuo abbigliamento in maniera originale ed in linea con le ultime tendenze, Bruno Bordese è ciò di cui hai bisogno per coniugare comfort, estetica e appeal.

Filtrare efficacemente gli accessi negli uffici pubblici

Quello della sicurezza all’interno degli edifici pubblici, con particolare riferimento ai tribunali considerando i recenti episodi di cronaca, è un problema che sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti e che necessita di soluzioni urgenti per tutelare l’incolumità di tutti coloro i quali vi prestano servizio a vario titolo. Non è possibile infatti, pensare che qualcuno possa decidere di entrare indisturbato all’interno dei tribunali e girare per le stanze alla ricerca di documenti vari, oppure di introdurre delle armi allo scopo di vendicarsi con qualcuno. Troppo spesso purtroppo, capita di apprendere dai media che episodi di questo tipo si continuano a verificarsi nonostante l’innalzamento del livello di guardia e l’ingente spiegamento di risorse allo scopo di prevenire tale eventualità.

Al momento, la soluzione più efficace per riuscire a mettere in pratica un controllo accessi capillare è quello di installare uno dei sistemi di ultima generazione proposti da Cotini srl, azienda della provincia di Milano da sempre impegnata in questo ambito.

I sistemi progettati e commercializzati da Cotini srl per il controllo degli accessi rappresentano l’avanguardia tecnologica del settore e la risposta concreta alle esigenze della pubblica amministrazione nel mettere in sicurezza edifici pubblici ritenuti “sensibili” e nei quali è necessario andare a filtrare gli accessi in maniera efficace. I lettori apriporta proposti da Cotini srl possono dunque riconoscere gli utenti sia in base al pin che vanno a digitare, così come mediante l’utilizzo di un apposito badge o l’impronta digitale.

Proibire l’accesso ai non aventi diritto diventa così una operazione decisamente più semplice e gestibile grazie ai sistemi Cotini srl, anche in considerazione del grande flusso di lavoratori, funzionari ed utenti che ogni giorno hanno necessità di raggiungere il tribunale e ai quali deve essere garantito un accesso rapido, evitando che il sistema di filtro degli accessi sia causa di code agli ingressi e quindi disagio per tutti.

Cialdamia e i benefici del caffè

Il caffè è notoriamente una delle bevande più apprezzate dagli italiani, ma quel che molti non sanno è che questo sia al tempo stesso un toccasana per la salute. È infatti scientificamente dimostrato che il caffè è in grado di stimolare l’intelligenza, favorire il consumo di grassi, riduce il rischio di contrarre patologie quale il diabete 2 ma anche l’alzheimer, stimola il buon umore e fornisce un valido aiuto nel combattere la depressione. I motivi per i quali regalarsi una buonissima tazza di caffè sono dunque molteplici, ed è possibile farlo senza nessun rimorso: se bevuto senza eccedere infatti, questo è in grado di rappresentare un valido contributo per il nostro organismo. A questo però, deve necessariamente abbinarsi un gusto che sia in grado di regalare piacevolissime sensazioni anche al palato, e non sono al nostro corpo in genere. Per avere la certezza di scegliere un prodotto di assoluta qualità, dal gusto e dall’aroma garantiti, la soluzione più oculata è quella di optare per le capsule delle migliori marche: NespressoLavazza a Modo Mio o Nescafè dolce gusto, sono sicuramente tra le preferite dagli italiani e quelle in grado di garantire l’esperienza migliore.

Queste famose capsule infatti, sigillate ermeticamente per preservare al massimo l’aroma ed il gusto, riescono a soddisfare il desiderio di caffè consentendo a ciascuno di bere esattamente quello preferito. Le miscele a disposizione sono infatti davvero tante, e tutte accuratamente selezionate, e non sarà difficile individuare tra queste quella che più delle altre è in grado di incontrare i propri desideri. Tutte qualità da provare e grazie alle quali sarà finalmente possibile bere ogni giorno il caffè dei propri desideri senza doversi più accontentare di qualcosa che semplicemente ci si avvicina, e con la certezza di aver contribuito a fare al tempo stesso qualcosa per la propria salute.

www.cialdamia.it è forse il miglior sito italiano per l’acquisto di cialde e capsule compatibili Nespresso e non: la sua interfaccia è semplice da utilizzare, e propone un buon livello di UX ed un catalogo prodotti ben articolato. La procedura di checkout è semplice ed immediata, consente l’acquisto in modalità “guest” ed offre diverse possibilità di risparmio, sopratutto sugli acquisti in bundle e le alte quantità. Consigliatissimo!

Italia terza in Europa per cyber sicurezza

Tra maggio 2018 e gennaio 2019 in Italia sono stati riferiti 610 casi di violazione dati. Si tratta del terzo numero più basso in Europa, una posizione che colloca l’Italia al terzo posto tra le nazioni più sicure in tema di cyber security. Navex Global, la società di software e servizi di etica e conformità, ha reso noti i dati del report sulla privacy e la conformità GDPR. Oltre a determinare il livello di cybersecurity del nostro Paese, il report ha evidenziato come quasi 7 su 10 compliance officers europee si preoccupino della privacy dei dati, e il 68% consideri la sicurezza informatica un argomento fondamentale in materia di etica e conformità.

Più di un quarto delle organizzazioni ha un programma di conformità incompleto

Nonostante questo, più di un quarto (27%) delle organizzazioni ha un programma di conformità incompleto, e non considera la privacy dei dati una delle principali preoccupazioni. Quasi la metà (47%) delle organizzazioni ammette poi che la scarsità delle risorse è il problema più grande. La colpa è da attribuirsi alla mancanza di formazione in materia di data privacy. Nelle aziende con un programma di conformità reattiva, solo il 53% dei senior manager e dei non manager ha ricevuto training sulla data privacy, e solo il 41% sulla cyber security.

Costi per i data breach, nelle piccole imprese -50%, nelle grandi +341%

Quando invece si tratta di organizzazioni con programmi di conformità avanzati, il 22% dei non-manager non riceve alcuna formazione sulla privacy dei dati o sulla sicurezza informatica. Il che significa che quasi un quarto del personale in prima linea non riceve alcuna guida.

Di fatto però i costi per i data breach delle piccole imprese sono diminuiti di oltre il 50% nel 2019, mentre per le medie imprese i costi di violazione dei dati sono aumentati del 327%. E per le grandi imprese hanno registrato un aumento del 341%.

“La vera posta in gioco è proteggere le persone”

Segnali promettenti arrivano dalle organizzazioni che hanno implementato un programma di gestione degli incidenti, con il 37% che afferma quanto questo abbia contribuito a costruire una cultura aziendale basata sulla fiducia. Il 64% delle aziende ha affermato poi che disporre di un codice di condotta è l’elemento di maggiore effetto sulla prevenzione di violazioni etiche. E il 60% possiede un sistema di segnalazione interno, ad esempio, una hotline di gestione degli incidenti per identificare le violazioni della politica aziendale.

“I programmi di comunicazione interna e di formazione sono strumenti essenziali per sostenere la data governance – commenta Jessica Wilburn, Data Privacy Officer e Senior Counsel presso Navex Globa -. È importante tradurre la privacy in ciò che significa per i diversi reparti, team e ruoli, ma è ancora più importante quando si parla di quale è la vera posta in gioco: proteggere le persone.”

 

Startup Hi-Tech, investimenti per 694 milioni di euro

L’ecosistema italiano delle startup hi-tech è vicino ai 700 milioni di euro di finanziamenti. Nel 2019 gli investimenti totali in Equity di startup hi-tech in Italia ammontano infatti a 694 milioni di euro, in crescita del’17% rispetto al valore totale consuntivo del 2018, quando ammontavano a 593 milioni di euro.

La prima fonte di capitale per l’ecosistema si rivelano gli investimenti degli attori informali. Questi crescono del 32% e raggiungono quota 248 milioni di euro, mentre gli investimenti degli attori formali, storico motore dell’ecosistema italiano, registrano una crescita del solo 12%, raggiungendo i 215 milioni di euro. La quota di capitale derivante dagli attori internazionali ammonta invece a 154 milioni di euro (+58%), con una crescita importante dei fondi provenienti da Europa e Cina.

Si avvicina il raggiungimento della soglia obiettivo del miliardo di euro

È quanto emerge dalla 7a edizione dell’Osservatorio Startup Hi-tech promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano in collaborazione con Italia Startup, l’Associazione dell’ecosistema startup italiano.

“Il valore complessivo investito in Equity di startup hi-tech nel 2019 si avvicina ai 700 milioni di euro (+17%), mostrando un rallentamento che costituisce una parziale battuta di arresto – afferma Antonio Ghezzi, Direttore dell’Osservatorio Startup Hi-tech del Politecnico di Milano -. Nonostante l’ecosistema non abbia mantenuto i trend ‘eccezionali’ fatti registrare nel 2018, è comunque importante sottolineare come la crescita 2019 resti un dato positivo”, che avvicina l’Italia al raggiungimento della soglia obiettivo del miliardo di euro di investimenti annui.

L’Italia recupera alcune posizioni verso Francia, Germania e Spagna

“Rispetto al benchmark internazionale, anche i numeri di quest’anno confermano la distanza dell’Italia rispetto ad altri ecosistemi più maturi ed economie comparabili, come Francia, Germania e Spagna”, spiega Raffaello Balocco, responsabile scientifico dell’Osservatorio Startup Hi-tech del Politecnico di Milano. Rispetto allo scorso anno, però, l’Italia recupera alcune posizioni nei confronti di Paesi che continuano a correre più rapidamente di noi. Un elemento sintomatico di questo trend è l’aumento del taglio medio di investimenti. “Le startup hi-tech italiane hanno sempre trovato estrema difficoltà nell’intercettare investimenti superiori ai 10 milioni di euro, ma il trend appare in miglioramento: nel 2018 erano già stati rilevati circa 12 round superiori a questa soglia e nel 2019 il numero si attesta a 14”, commenta Balocco.

Cresce l’attrattiva da parte dei capitali esteri

Come ecosistema imprenditoriale nazionale l’Italia sta iniziando ad attrarre investimenti esteri in maniera più sistematica e continua. Guardando alla provenienza dei capitali attratti dall’ecosistema da parte di player esteri, l’Europa è al primo posto (46,4%), seguita da USA (41%), Cina (11,6%), Giappone (0,55%) e Taiwan (0,49%). Rispetto al 2018, che vedevano primi gli USA (72,73%), seguiti da Europa (23,36%), Cina (3,77%) e Brasile (0,06%), si nota una crescita importante della rilevanza dei paesi asiatici, in particolare la Cina, ed europei. Che compensano la decrescita della rilevanza degli investimenti da parte degli Stati Uniti.

Neolaureati, gli italiani tra i meno pagati d’Europa

I neolaureati italiani sono tra i meno pagati d’Europa, e si collocano al quattordicesimo posto della classifica europea, dietro Paesi come Irlanda e Slovenia. I neolaureati italiani infatti possono aspirare a un primo stipendio annuo di 28.827 euro, contro i 36.809 euro dei coetanei francesi o i 49.341 euro di quello tedeschi, fino ad arrivare ai 73.370 euro dei neolaureati svizzeri, i più pagati d’Europa. Questo è quanto emerge dall’ultimo Starting Salaries Report di Willis Towers Watson, che analizza il valore del primo stipendio e le retribuzioni offerte ai neolaureati in 31 paesi di tutto il mondo.

In Italia non c’è differenza tra un diplomato, un laureato e un dottorando

Il report evidenzia quindi notevoli diseguaglianze tra l’Italia e gli altri Paesi d’Europa, soprattutto per quanto riguarda il rapporto tra valore della retribuzione e livello di scolarizzazione. Ma in Italia tra un diplomato e un laureato la differenza non è rilevante dal punto di vista retributivo. Chi ha scelto di conseguire una laurea può aspirare a guadagnare infatti solo il 12% in più rispetto a un neodiplomato, e lo stesso divario (13%) si riscontra anche tra chi ha conseguito una laurea e chi invece un dottorato di ricerca. Molto diversa la situazione in Germania, dove una laurea, per chi si affaccia al mondo del lavoro assicura una retribuzione superiore del 32% rispetto a un diploma. O in Francia, dove per un dottorato viene riconosciuto un salario superiore del 43% rispetto alla laurea, riporta Askanews.

Le prospettive di crescita a breve termine non sono incoraggianti

“Le prospettive remunerative dei neolaureati in Italia si confermano non molto entusiasmanti – ha commentato Rodolfo Monni, responsabile indagini retributive di Willis Towers Watson Italia -. Rispetto agli altri Paesi europei con un’economia comparabile, come Francia e Germania, la laurea in Italia non garantisce un primo stipendio sostanzialmente superiore a quello offerto da un diploma”. Questo vale anche per le prospettive di crescita a breve termine, che “non sono incoraggianti”. ha aggiunto Monni.

Dopo due anni l’aumento della retribuzione aumenta di circa il 10%

In pratica, dopo due anni di lavoro un laureato italiano vede aumentare la sua retribuzione fissa di circa il 10%, meno la metà di Francia e Germania, per cui l’aumento si attesta sul  22%, e di Spagna e Regno Unito, che sale al 25%. “Una progressione che un neolaureato italiano riesce a raggiungere dopo 4 o 5 anni dall’ingresso nel mondo del lavoro”, ha sottolineato ancora Rodolfo Monni.

Poco significative poi anche le differenze tra le varie funzioni aziendali. I ruoli più remunerativi per i neolaureati si dimostrano quelli commerciali, con uno stipendio massimo annuale di 31.988 euro, mentre i lavoratori meno pagati sono quelli impiegati in ambito manifatturiero, dove la retribuzione si attesta sui 30.996 euro all’anno.

Avere amici magri fa dimagrire

Chi va con lo zoppo impara a zoppicare, si dice. E a ragione, perché i comportamenti, un po’ come i virus, sono contagiosi. Avere amici longilinei aiuta quindi a dimagrire, lo affermano gli esperti di Dottoremaeveroche, il sito della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo) contro le fake news. “La questione dell’obesità contagiosa è stata studiata in modo molto rigoroso. Se ne sono occupati medici statunitensi famosi per la qualità e il rigore delle loro ricerche, che sono partiti dai dati raccolti in uno studio epidemiologico avviato nel 1948 in una cittadina americana vicino Boston”, spiegano gli esperti.

Lo Studio Framingham e i “tre gradi di influenza”
La cittadina vicino a Boston è Framingham, e oggi lo Studio Framingham è conosciuto da molti medici di tutto il mondo. A Framingham è stato possibile ricostruire la rete di relazioni familiari e amicali di 5.124 persone, a loro volta legate a una comunità più allargata di 12.067 amici e parenti, riporta Adnkronos. Cos’è stato scoperto? “Rispetto alle persone snelle, quelle obese hanno maggiori probabilità di avere amici, amici di amici e amici di amici di amici ugualmente obesi. Vale dunque la regola dei tre gradi di influenza: non soltanto tra amici diretti, ma anche a distanza, per così dire”, sostengono gli esperti di Dottoremaeveroche.

La propensione a imitare i comportamenti

Ma la propensione a imitare i comportamenti vale anche in positivo. “Pensiamo ad esempio che il successo di interventi che puntano ad aiutare una persona obesa a dimagrire non solo possono avere effetto su di lui o di lei, ma anche sul suo compagno o compagna di vita: moglie o marito – aggiungono i dottori anti-bufale -. Se non hai un cane né sei pronto ad adottarne uno dal canile, potresti farti un amico che già ne abbia uno, con cui passeggiare portandolo nel quartiere o al parco a fine giornata. Anche se non farai i diecimila passi fatidici, sarà comunque molto utile per dimagrire o anche solo tenersi in forma”.

Gli opinion leader li abbiamo già in famiglia o in classe

Inoltre, siamo più condizionati da chi ci sta vicino piuttosto che da modelli lontani o virtuali. Gli opinion leader, in un certo senso, li abbiamo in famiglia o in classe.

“Per avere più probabilità di dimagrire, non dovremmo cercare di ottenere la forma fisica di Federica Pellegrini, un obiettivo probabilmente frustrante perché non realistico – assicurano gli esperti – piuttosto, funziona la strategia di coinvolgimento di chi è più prossimo insieme con un piccolo gruppo ma più allargato, perché in questo modo potremo mettere maggiore distanza tra noi e possibili influenze negative”.

Libri di testo usati come veicolo per malware. Scoperti 53.531 file dannosi

I libri di testo rappresentano una parte imprescindibile di qualsiasi programma scolastico, e spesso costituiscono un impegno economico oneroso. Proprio per questo motivo molti libri sono facilmente reperibili online, su siti web pirata o forum di file hosting, a prezzi meno elevati, che consentono quindi agli studenti un notevole risparmio economico. Questa opportunità, però, può essere sfruttata anche dai cybercriminali con l’intento di diffondere i malware. Gli esperti di Kaspersky infatti hanno scoperto 53.531 file dannosi o potenzialmente indesiderati che si presentavano sotto forma di finti saggi e libri di testo per scuole e università.

Rilevate 17.755 minacce nascoste in finti libri per scuole e università

Dai risultati del report Back to School di Kaspersky risulta che da agosto 2018 a luglio 2019 i file dannosi provenienti da finti libri di testo sono stati utilizzati in 356.662 attacchi rivolti a 104.819 utenti, per fortuna, il 21% in meno rispetto ai dati dell’anno precedente. Complessivamente, sono state rilevate 17.755 minacce nascoste in finti libri di testo, tra cui libri di inglese (2.080), matematica (1.213) e letteratura (870). La maggior parte delle minacce nascoste nei finti materiali didattici erano in realtà sia minacce invasive, ma poco pericolose (come adware e software indesiderati) sia malware molto pericolosi, che come obiettivo avevano il furto di denaro, riporta Adnkronos.

Nel 35,5% dei casi si trattava di un worm veicolato da chiavette usb

Le restanti 35.776 minacce si presentavano come finti saggi e relazioni scolastiche che contenevano quello che per i ricercatori si è rivelato un dettaglio inusuale. Nel 35,5% dei casi, il malware più diffuso era un worm apparso otto anni fa, una minaccia considerata ormai obsoleta e attualmente non più in uso. È stato distribuito attivamente attraverso un vettore d’attacco specifico, le chiavette USB. Dopo un esame più attento, gli esperti sono giunti alla conclusione che il worm fosse presente nei computer dei servizi stampa per gli studenti, spesso utilizzati per anni senza effettuare regolari aggiornamenti di sicurezza e dotati di versioni obsolete dei sistemi operativi. Il worm veniva veicolato attraverso quello che sembrava essere un innocuo documento da stampare.

“Un’opportunità allettante per i criminali informatici”

“Il tentativo degli studenti di non pagare i manuali e altro materiale scolastico rappresenta un’opportunità allettante per i criminali informatici – afferma Morten Lehn, General Manager Italy di Kaspersky -. Questa opportunità per i criminali si trasforma in un serio problema per gli istituti scolastici, poiché nel momento in cui l’infezione arriva su un computer dell’istituto scolastico può essere facilmente diffusa su tutta la rete. Non tutte le scuole sono pronte a rispondere efficacemente agli attacchi, poiché gli istituti scolastici sono considerati un obiettivo atipico per i truffatori. È importante però tenere in considerazione che i cybercriminali sfruttano ogni tipo di occasione. Ecco perché per queste organizzazioni è di vitale importanza munirsi di misure precauzionali”.

 

Per molti italiani la macchina è un oggetto di grande valore, da trattare con la massima cura. Eppure, c’è sempre un pericolo in agguato: il furto. E oggi più che mai l’allerta è alta, perché dopo 5 anni di costante, graduale calo, il numero dei furti d’auto nel nostro Paese è ritornato a crescere. Secondo i primi dati elaborati dal Ministero dell’Interno, nel 2018 sono stati 105.239 gli autoveicoli sottratti, +5,2% rispetto ai 99.987 registrati nel 2017. Un dato preoccupante, specie se si considera che la percentuale di auto rubate ritrovate si attesta solo al 40%. I consigli degli esperti Per mettere al sicuro la propria quattroruote, specie di questi tempi dove le nuove modalità hi-tech consentono di forzare un’auto e metterla in moto anche in meno di 60 secondi, arrivano i consigli degli esperti di LoJack, realtà specializzata nel rilevamento e recupero di auto rubate. Pronto quindi il decalogo, particolarmente utile quando si entra nel clima vacanziero e si rischia di essere più distratti del solito. Il vademecum prevede indicazione che solo in apparenza possono sembrare banali e suggerimenti per contrastare le nuove modalità hi-tech di sottrazione. In moto e al parcheggio Ecco le principali dritte. Non lasciare l’auto accesa e con le chiavi inserite, nemmeno per pochi secondi (come quando si è in doppia fila); anche se fa caldo, prima di lasciare l’auto chiudere sempre i finestrini e il tettuccio: ai ladri esperti servono solo pochi centimetri per fare il colpaccio. Non lasciare l’auto di notte in parcheggi isolati o incustoditi. Anche se, soprattutto nel periodo estivo, non si usa quotidianamente l’auto, verificare ogni giorno che sia parcheggiata nel punto in cui è stata lasciata. Denunciare subito l’eventuale furto aumenta la possibilità di ritrovare la vettura, specie se questa è dotata di un dispositivo di rilevamento hi-tech. E’ utile osservare con attenzione il luogo in cui si parcheggia: se per terra ci sono frammenti di vetro, è sego che l’area è a rischio furto o vandalismo. Non parcheggiare sempre nello stesso posto, le abitudini danno modo al ladro di organizzare al meglio il furto. Attenzione alle truffe Sempre più spesso i ladri utilizzano un escamotage come un finto incidente (con la tecnica dello specchietto, il lancio di piccole pietre sul fianco dell’auto o ancora un lieve tamponamento) per costringere i guidatori (soprattutto donne e anziani) a fermarsi, scendere dall’auto e sottrargliela. In autostrada quando si sosta all’autogrill o quando si parcheggia in un centro commerciale e si chiude la vettura a distanza tramite una smart key, controllare sempre manualmente l’avvenuta chiusura delle portiere. Un ladro, appostato nelle vicinanze, potrebbe aver disturbato il segnale con un jammer per poi entrare indisturbato nel veicolo. Sì alla protezione Per mettersi al riparo da questo genere di furti, è utile installare sulla propria vettura un sistema di antifurto. Ancora, si consiglia di proteggere la chiave della macchina, custodendola in un “card protector” che ne impedisca la clonazione o che blocchi la sempre più diffusa modalità di furto hi-tech “relay attack”, con la quale i ladri, utilizzando ripetitori in radiofrequenza, riescono a riprodurre la comunicazione tra l’auto e la sua chiave.

Sarà per la tanto decantata dite mediterranea, oppure per un sistema sanitario che tutto sommato funziona, o forse ancora per una genetica super: fatto sta che l’Italia è diventato il paese dei centenari. Proprio la nostra nazione, insieme alla Francia, detiene il record europeo del numero di ultracentenari. Al 1 gennaio 2019 i centenari residenti in Italia sono 14.456, in gran parte signore (ben l’84%). Il dato sulla longevità tricolore emerge dalle ultime rilevazioni dell’Istat, secondo le quali tra il 2009 e il 2019 sono 5.882 gli individui che hanno raggiunto l’importante traguardo dei 105 anni di età (semi-supercentenari): sono 709 maschi e 5.173 femmine. Di questi, 1.112 sono ancora vivi al 1 gennaio 2019. Nell’arco temporale considerato, l’incremento della popolazione semi-supercentenaria è costante e superiore al 100%: numeri davvero significativi.

Nel Nord Italia si vive più a lungo

Come anticipato, probabilmente questo fenomeno può essere parzialmente spiegato dal fatto che chi raggiunge la soglia dei 105 anni gode di un’elevata longevità legata a un fattore genetico. Anche gli individui di 110 anni e oltre sono cresciuti fortemente, passando da 10 a 21. “A oggi la persona vivente più longeva d’Italia è una donna di 113 anni residente in Emilia-Romagna” riporta una nota dell’Adnkronos, che sottolinea che comunque l’elisir di lunga vita sembra concentrarsi più al Nord che nelle altre aree dello Stivale. Tra gli italiani di oltre 105 anni, infatti, 338 risiedono nel Nord-ovest, 225 nel Nord-est, 207 al Centro, 230 al Sud e 112 nelle Isole. La regione con il rapporto più alto tra semi-supercentenari e il totale della popolazione residente alla stessa data è la Liguria (3,3 per 100 mila), seguita da Friuli-Venezia Giulia (3,0 per 100 mila) e Molise (2,6 per 100 mila). La Lombardia, nonostante abbia il maggior numero di semi-supercentenari in valore assoluto (201), presenta un rapporto tra popolazione di 105 anni e oltre e quella totale residente pari a 2,0 per 100 mila, in linea con il dato nazionale (1,9 per 100 mila). La distribuzione regionale cambia analizzando il rapporto tra la popolazione semi-supercentenaria e la popolazione residente di 80 anni e più: con circa 36 persone di 105 anni e oltre ogni 100 mila residenti con più di 79 anni il Friuli-Venezia Giulia si posiziona al primo posto.

Le donne hanno i superpoteri

Infine, un dato che conferma la migliore “tenuta” delle signore rispetto ai signori.  Al 1 gennaio 2019, rileva l’Istat, quasi il 90% delle persone che hanno superato i 105 anni è composto da donne, se ne contano 2.564 (86,8%) contro 391 uomini (13,2%). La maggiore longevità del genere femminile si riscontra anche tra chi ha raggiunto e superato i 110 anni di età, difatti il 100% di tali individui è composto da donne.

Italia, paese dei distributori automatici. Ne ha uno ogni 73 abitanti

Alla fine del 2018 negli uffici e nei luoghi pubblici italiani è stato raggiunto il numero di 822.175 vending machine, +1,4% rispetto all’anno precedente e pari a oltre 12mila macchine in più. Numeri che fanno dell’Italia il Paese europeo col maggior numero di distributori automatici installati, uno ogni 73 abitanti contro una media Ue di uno a 190. Al secondo posto la Francia, che ne conta circa 600 mila, e al terzo la Germania, con poco più di 550 mila.

Secondo l’ultimo studio di Confida, l’associazione italiana della distribuzione automatica, realizzato in collaborazione con Accenture, i distributori si trovano soprattutto nelle aziende private, il 34% nell’industria e il 17% nel commercio, e quasi il 20% nel pubblico, con scuola e università che rappresentano l’11% del totale, la sanità il 9%, e il 3% nei luoghi di transito (stazioni ferroviarie e della metropolitana).

Giro d’affari di 4 miliardi di euro per oltre 12 miliardi di consumazioni

“Nel 2018 il giro d’affari ha sfiorato i 4 miliardi di euro con oltre 12 miliardi di consumazioni complessive, tra cibi, bevande e caffè porzionato, per una crescita del 4,7% rispetto al 2017”, spiega Massimo Trapletti, presidente di Confida.

Nell’ultimo anno il fatturato legato ai soli distributori automatici è cresciuto del 3%, raggiungendo quasi i 2 miliardi di euro (1,92) con le consumazioni in aumento dello 0,8% (circa 5 miliardi). In media lo scorso anno ogni italiano ha effettuato 83 acquisti alle vending machine, quasi 2 a settimana.

Caffè e acqua i più gettonati

Delle 991 milioni bevande vendute ai distributori automatici (+0,3% rispetto al 2017) il caffè rappresenta il prodotto più consumato, con l’86% dei volumi del caldo, che corrispondono a 2,8 miliardi di consumazioni (+1,68%). L’acqua minerale naturale rappresenta invece il 77% del segmento (+0,43), ed è significativo l’incremento del tè freddo (+4%) con 60,3 milioni di consumazioni, degli sport drink con 9,6 milioni di confezioni (+7%) e degli energy drink con 1,8 milioni di consumazioni (+4,5%). Ma attraverso i distributori automatici non si acquistano più solo snack e bevande per una pausa veloce. I pasti pronti crescono infatti del 3,35%. Con al primo posto le pizze (70% dei volumi), seguite da insalate (18%) e pasti da scaldare (12%).

Anche per la distribuzione automatica il futuro è bio

“Per soddisfare i tanti gusti dei clienti – continua Trapletti – gli assortimenti proposti si stanno ampliando sempre più, ed è ormai un dato di fatto che le vending machine sono diventate per le persone un servizio imprescindibile durante le ore di lavoro o durante i loro spostamenti quotidiani”.

I dati di Confida evidenziano poi come il consumatore stia orientando progressivamente le scelte verso prodotti bio, con meno zuccheri, a km 0 e freschi. Gradimento crescente quindi per le bevande bio, a basso contenuto di zuccheri o vegane, ma anche per gli snack biologici, e gluten free, in aumento del 15% a volumi.

13 Cibo e salute, la tecnologia aiuterà a mangiare meglio

Una buona alimentazione è fondamentale per la prevenzione delle malattie Più salutismo, quindi, e meno gourmet: in un Paese come l’Italia, in cui la popolazione sta invecchiando rapidamente, cresce l’attenzione tramite un’alimentazione più corretta. Per il 66,7% degli italiani infatti nel futuro l’attenzione delle persone sarà rivolta sempre di più all’impatto dei cibi sulla salute, e meno al gusto. Il salutismo sta diventando la frontiera più avanzata dello stile alimentare italiano, almeno, secondo i risultati della ricerca del Censis “Mangiare smart per stare in salute. Il rapporto tra cibo, scienza e tecnologia visto dagli italiani”.

Il valore della tracciabilità e l’etichettatura dei prodotti

Secondo i risultati dello studio tra i criteri che guidano l’acquisto dei prodotti alimentari, sembra che il 94,4% degli italiani oggi ritenga “molto” o “abbastanza” importante poter disporre di informazioni complete sugli ingredienti, la provenienza e altri aspetti che consentano di definire la “biografia” degli alimenti. Per i consumatori la tracciabilità e l’etichettatura hanno un grande valore, perché mettono nelle condizioni di distinguere con appropriatezza quello che fa bene da quello che fa male.

La scienza non è una minaccia, ma una risorsa per disporre di cibo salutare

Per il 77,3% degli italiani, inoltre, la scienza e le nuove tecnologie sono una risorsa per la sicurezza, la qualità e l’impatto positivo sulla salute dei cibi. Il giudizio favorevole resta alto per ogni livello di scolarità, lo pensa infatti il 72,8% di chi ha la licenza media, il 77,3% dei diplomati, e il 79,2% dei laureati. Scienza e tecnologie per gli italiani non rappresentano perciò una minaccia, ma una risorsa essenziale per disporre di cibo salutare.

I media dovrebbero guidare nella scelta di alimenti che riducono i rischi di cronicità

Il 71,4% degli italiani, poi, riporta Askanews, quando tv, radio, giornali e testate web si occupano di alimentazione dovrebbero concentrarsi sui cibi che fanno bene e aiutano a vivere più a lungo e in buona salute. Di questo ne sono più convinti soprattutto gli anziani (il 76,8%), ma la percentuale è alta anche tra i millennial (il 63,5%). Dai media ci si attende quindi che aiutino le persone a scegliere i cibi salutari, quelli che riducono i rischi di cronicità e di non autosufficienza, confutando fake news e falsi miti sugli alimenti. Per il 61,9% degli italiani sui media infatti circolano ancora troppe notizie sbagliate o parziali sul cibo.

 

La mobilità elettrica raddoppia in Italia

Dalle circa 5.000 unità del 2017 alle circa 10.000 del 2018, nell’ultimo anno in Italia le vendite dei veicoli elettrici e ibridi sono raddoppiate: una crescita che fa ben sperare per il futuro. E come rileva il Rapporto di Fondazione Symbola in collaborazione con Enel X, negli ultimi due anni si è assistito anche a un maggior interesse per il tema dell’infrastrutturazione della rete di ricarica.

“La mobilità elettrica avrà un ruolo fondamentale per la progressiva decarbonizzazione della nostra economia. I benefici non sono solamente ambientali – spiega Francesco Starace, AD e Direttore Generale di Enel – la mobilità elettrica può rappresentare un’opportunità di sviluppo da cogliere per l’intero Paese”.

Nel mondo sono 5,3 milioni i veicoli elettrici per passeggeri o merci

Anche nel mondo la diffusione di auto elettriche cresce rapidamente. Attualmente ci sono 5,3 milioni di veicoli elettrici per passeggeri o merci (1,5 milioni nel 2016), di cui 2 milioni in Cina (+150% nel 2018 rispetto al 2017 ), e 1 milione negli Stati Uniti (+100% nell’ultimo anno). In Europa il primato è della Norvegia, dove circolano 250.000 auto elettriche a fronte di soli 5 milioni di abitanti. La crescita del mercato ha interessato però anche il settore della mobilità pubblica. Oggi circa il 20% delle flotte di bus a livello globale sono elettriche, con le città cinesi leader di questo trend, che rappresentano il 99% dello stock mondiale, riporta Askanews.

“Dotare il Paese di una rete di ricarica capillare”

Si stima che a oggi siano presenti sul territorio oltre 8.300 punti di ricarica pubblici. E a fine marzo è stato raggiunto un traguardo importante, con circa 5.700 nuovi punti di ricarica installati in tutta Italia. “Ci siamo posti l’obiettivo di dotare il Paese di una rete di ricarica capillare che permetta a chi guida un veicolo elettrico di percorrere l’Italia dalla Valle D’Aosta alla Sicilia senza paura di rimanere a piedi – afferma Francesco Venturini, Responsabile di Enel X -. Il nostro obiettivo è quello di installare circa 28.000 punti di ricarica al 2022, con un investimento complessivo fino a 300 milioni di euro”.

Nei prossimi 5-10 anni investimenti globali per circa 300 miliardi di dollari

L’ultimo Salone dell’automobile di Ginevra ha reso l’idea della quantità di modelli e soluzioni di mobilità sostenibile a zero emissioni. Secondo una ricerca di Reuters, evidenzia lo studio, gli investimenti a livello globale annunciati dalle case automobilistiche sui veicoli elettrici nei prossimi 5-10 anni ammonteranno a circa 300 miliardi di dollari. Quasi nessuna casa automobilistica manca all’appello, tutti i maggiori player mondiali stanno investendo nell’elettrico.