Over Motel | Wellness Suite a Monza

La zona tra Monza e Milano è particolarmente frequentata da quanti si spostano per motivi di business o da parte di coloro che raggiungono appositamente quest’area da qualsiasi altra regione italiana sempre per motivi di lavoro. Questo è il motivo per il quale sono in tanti ad avere bisogno di strutture ricettive in zona in grado di assicurare un valido riposo, ma soprattutto che consentano di spostarsi velocemente da Monza a Milano e viceversa, in base agli impegni del giorno. In questo senso l’Over Motel è uno dei più gettonati tra gli alberghi  di Monza proprio per la sua posizione strategica che consente di raggiungere facilmente Milano, ma non solo.

Le camere infatti, mettono a totale agio i clienti consentendo loro di riposare in maniera ottimale tra un impegno di lavoro e l’altro. Inoltre questo motel Monza mette a disposizione degli utenti dei mini box parcheggio privati con accesso fronte camera, in questa maniera il cliente può tranquillamente parcheggiare la propria vettura nei pressi della propria camera e non avere dunque alcun tipo di pensiero in merito. Inoltre, grazie ad una apposita tenda motorizzata, è possibile chiudere la visuale e garantirsi così tutta la privacy di cui si avverte la necessità.

L’Over Motel mette inoltre a disposizione degli utenti della camere che hanno un proprio centro benessere, dunque ad uso esclusivo degli ospiti della camera, che consente di ottenere un riposo ed un relax ancora più profondi ed efficaci, grazie all’hammam o all’idromassaggio o qualsiasi altro dei trattamenti che il cliente desidera di concedersi In occasione della sua permanenza in struttura. L’Over Motel è dunque un’occasione unica per coniugare un impegno di lavoro ad un momento di piacevole benessere, in una struttura finemente arredata ed in grado di regalare agli ospiti tutto il benessere di cui hanno bisogno.

L’importanza di mantenere una corretta idratazione anche al lavoro

Grazie al moderno dispenser d’acqua per l’ufficio dell’azienda IWM è possibile risolvere l’annoso problema del permettere ai propri dipendenti o clienti di poter bere tranquillamente l’acqua che si desidera. Mantenere una adeguata idratazione nel corso della giornata inoltre, consente di mantenere un elevato livello di concentrazione, il che è ideale per mantenere sempre ottimale il livello della produttività. Per questo motivo sono tante le aziende e gli uffici che hanno già deciso di utilizzare questi impianti di ultima generazione all’interno dei locali, e consentire soprattutto ai dipendenti di poter bere liberamente ogni qualvolta ne avvertono la necessità, con la certezza di bere un’acqua veramente salutare e  bilanciata. Grazie ai dispenser IWM i dipendenti potranno bere dell’acqua fredda ma anche calda a piacimento; inoltre basta un semplice gesto della mano per avere dell’ottima acqua gassata o addirittura i cubetti di ghiaccio per chi lo preferisce.

Il vantaggio per le aziende o uffici che adottano questi impianti di nuova generazione, è anche quello di riuscire a risparmiare sui costi di approvvigionamento idrico, dato che questi prelevano direttamente l’acqua del rubinetto e la depurano migliorandone il sapore. Non sarà più necessario dunque acquistare costose bottiglie o l’acqua degli ingombranti boccioni, ma tutta la comodità e la convenienza di un’acqua buona da bere e dal prezzo decisamente contenuto. Vi è una ottima scelta in fatto di modelli e colori, così che sia possibile individuare esattamente l’impianto maggiormente in grado di adattarsi al design del contesto in cui verrà inserito, e l’azienda o ufficio in questione non avranno pensieri nemmeno per quel che riguarda la manutenzione. Saranno direttamente i tecnici IWM infatti, ad apportare gli interventi periodici necessari nel corso dell’anno per garantire sempre il perfetto funzionamento dell’impianto, così che questo possa consentire a tutti di bere sempre dell’ottima acqua con la semplice pressione di un pulsante.

Calzature Bruno Bordese: comfort, estetica e appeal

Le calzature Bruno Bordese sono ideali per te che ami vestire con cura e desideri affidare i tuoi piedi ad una scarpa che possa garantirgli tutto il comfort necessario ed il benessere che desideri, anche quando le indossi per un periodo prolungato di tempo. Questo brand intraprendente si prende cura di te sia quando desideri una scarpa per le occasioni più importanti che per gli appuntamenti quotidiani quali il lavoro o il tempo libero, apportando tutto il suo contributo in termini di ricercatezza e stile. La grande attenzione per i dettagli e la cura per i materiali impiegati è il marchio di fabbrica che contraddistingue ogni prodotto Bruno Bordese, il che traspare in maniera evidente semplicemente osservando un qualsiasi tra le tante calzature proposte, e la scelta è davvero ampia se si pensa alle tantissime calzature (per lui e per lei) pensate appositamente per ogni momento della giornata.

Chi sceglie questo importante brand infatti, ama la moda ma al tempo stesso “fare” moda: grazie alla genialità che è propria di ogni creazione Bruno Bordese infatti, queste ottime calzature sono in grado di creare nuove tendenze e completare il proprio outfit apportando, in base ai gusti e alle abitudini di ciascuno, quel tocco in più in termini di perfezione e design di cui ognuno di noi è alla ricerca. Bruno Bordese è dunque un brand che non lascia nulla al caso, e che conosce bene le esigenze ed i desideri di chi ama essere sempre in linea con le mode del momento, mostrando agli altri tutta l’attenzione che si adopera nello scegliere cosa indossare. Se cerchi dunque una calzatura che possa completare il tuo abbigliamento in maniera originale ed in linea con le ultime tendenze, Bruno Bordese è ciò di cui hai bisogno per coniugare comfort, estetica e appeal.

Filtrare efficacemente gli accessi negli uffici pubblici

Quello della sicurezza all’interno degli edifici pubblici, con particolare riferimento ai tribunali considerando i recenti episodi di cronaca, è un problema che sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti e che necessita di soluzioni urgenti per tutelare l’incolumità di tutti coloro i quali vi prestano servizio a vario titolo. Non è possibile infatti, pensare che qualcuno possa decidere di entrare indisturbato all’interno dei tribunali e girare per le stanze alla ricerca di documenti vari, oppure di introdurre delle armi allo scopo di vendicarsi con qualcuno. Troppo spesso purtroppo, capita di apprendere dai media che episodi di questo tipo si continuano a verificarsi nonostante l’innalzamento del livello di guardia e l’ingente spiegamento di risorse allo scopo di prevenire tale eventualità.

Al momento, la soluzione più efficace per riuscire a mettere in pratica un controllo accessi capillare è quello di installare uno dei sistemi di ultima generazione proposti da Cotini srl, azienda della provincia di Milano da sempre impegnata in questo ambito.

I sistemi progettati e commercializzati da Cotini srl per il controllo degli accessi rappresentano l’avanguardia tecnologica del settore e la risposta concreta alle esigenze della pubblica amministrazione nel mettere in sicurezza edifici pubblici ritenuti “sensibili” e nei quali è necessario andare a filtrare gli accessi in maniera efficace. I lettori apriporta proposti da Cotini srl possono dunque riconoscere gli utenti sia in base al pin che vanno a digitare, così come mediante l’utilizzo di un apposito badge o l’impronta digitale.

Proibire l’accesso ai non aventi diritto diventa così una operazione decisamente più semplice e gestibile grazie ai sistemi Cotini srl, anche in considerazione del grande flusso di lavoratori, funzionari ed utenti che ogni giorno hanno necessità di raggiungere il tribunale e ai quali deve essere garantito un accesso rapido, evitando che il sistema di filtro degli accessi sia causa di code agli ingressi e quindi disagio per tutti.

Cialdamia e i benefici del caffè

Il caffè è notoriamente una delle bevande più apprezzate dagli italiani, ma quel che molti non sanno è che questo sia al tempo stesso un toccasana per la salute. È infatti scientificamente dimostrato che il caffè è in grado di stimolare l’intelligenza, favorire il consumo di grassi, riduce il rischio di contrarre patologie quale il diabete 2 ma anche l’alzheimer, stimola il buon umore e fornisce un valido aiuto nel combattere la depressione. I motivi per i quali regalarsi una buonissima tazza di caffè sono dunque molteplici, ed è possibile farlo senza nessun rimorso: se bevuto senza eccedere infatti, questo è in grado di rappresentare un valido contributo per il nostro organismo. A questo però, deve necessariamente abbinarsi un gusto che sia in grado di regalare piacevolissime sensazioni anche al palato, e non sono al nostro corpo in genere. Per avere la certezza di scegliere un prodotto di assoluta qualità, dal gusto e dall’aroma garantiti, la soluzione più oculata è quella di optare per le capsule delle migliori marche: NespressoLavazza a Modo Mio o Nescafè dolce gusto, sono sicuramente tra le preferite dagli italiani e quelle in grado di garantire l’esperienza migliore.

Queste famose capsule infatti, sigillate ermeticamente per preservare al massimo l’aroma ed il gusto, riescono a soddisfare il desiderio di caffè consentendo a ciascuno di bere esattamente quello preferito. Le miscele a disposizione sono infatti davvero tante, e tutte accuratamente selezionate, e non sarà difficile individuare tra queste quella che più delle altre è in grado di incontrare i propri desideri. Tutte qualità da provare e grazie alle quali sarà finalmente possibile bere ogni giorno il caffè dei propri desideri senza doversi più accontentare di qualcosa che semplicemente ci si avvicina, e con la certezza di aver contribuito a fare al tempo stesso qualcosa per la propria salute.

www.cialdamia.it è forse il miglior sito italiano per l’acquisto di cialde e capsule compatibili Nespresso e non: la sua interfaccia è semplice da utilizzare, e propone un buon livello di UX ed un catalogo prodotti ben articolato. La procedura di checkout è semplice ed immediata, consente l’acquisto in modalità “guest” ed offre diverse possibilità di risparmio, sopratutto sugli acquisti in bundle e le alte quantità. Consigliatissimo!

Il 55% delle fatture viene saldata in ritardo

Tra chiusure forzate, limitazioni e ritardi nei pagamenti in queste settimane si parla spesso delle difficoltà affrontate dalle imprese italiane. Ma c’è un’altra categoria che sta soffrendo la crisi economica, le partite IVA, con il triste primato di una fattura su due che non viene pagata. I professionisti faticano più delle aziende a restare a galla: secondo uno studio del Gruppo Irec su oltre 1000 liberi professionisti l’ultimo trimestre 2020 è stato chiuso con una media di oltre il 55% delle fatture non pagate a scadenza. Secondo gli ultimi dati Eurostat, in Italia sono 4,6 milioni le partite Iva, circa il 17,5% dei cittadini di età compresa tra i 20 e i 64 anni. Appare evidente quanto le loro difficoltà possano ripercuotersi su tutto il tessuto economico.

I settori più colpiti e la mappa dei ritardi

I settori più colpiti sono la ristorazione, il turismo e il settore alberghiero, dove i ritardi nei pagamenti raggiungono addirittura il 71% delle fatture, con differenze importanti anche tra le Regioni. I ritardi più significativi, riporta Askanews, si registrano in Sicilia (fatture pagate in ritardo 78%, il 31% con ritardo maggiore di 90 giorni), Sardegna (fatture pagate in ritardo 74%, il 29% con ritardo maggiore di 90 giorni) e Umbria (fatture pagate in ritardo 73%, il 26% con ritardo maggiore di 90 giorni).

Professionisti che generano lavoro e fanno girare l’economia

“L’esercito delle partite Iva è composto da professionisti particolarmente produttivi, che generano lavoro anche per altri individui e fanno girare l’economia in modo importante. Eppure, gli aiuti statali offerti a tale categoria sono stati decisamente insufficienti – spiega il presidente del Gruppo IREC, Victor Khaireddin -. Inoltre, interrogando circa 100 consulenti del lavoro che gestiscono contratti di migliaia di lavoratori subordinati o di collaborazione, abbiamo constatato che l’84% di questi non si è visto rinnovare il contratto scaduto nei mesi della pandemia, obbligando un numero considerevole di persone ad attingere agli ammortizzatori sociali. Questa percentuale arriva addirittura al 92% nei tre settori maggiormente colpiti”.

Più flessibili di un’azienda, ma più vulnerabili

“I professionisti hanno certamente una struttura più flessibile rispetto a una grande azienda, ma hanno spesso meno risorse e un minore cash flow, e questo può renderli più vulnerabili – prosegue Khaireddin -. A questo punto viene da chiedersi, se queste persone non hanno più un introito e gli strumenti introdotti da parte del governo non sono sufficienti, come spesso abbiamo visto fin ora, che misura di sostegno si intende attuare? E, soprattutto, questo esercito di partite Iva e dipendenti che attingeranno nei prossimi mesi ad ammortizzatori sociali, creeranno un conto molto importante. Come ha intenzione il governo di rientrare di tali somme? – si chiede Khaireddin?-. Tutto questo sta producendo un conto enormemente salato che prima o poi ci verrà presentato”.

L’impatto del Covid-19 sulle esecuzioni immobiliari

Fino all’arrivo del Covid-19 in Italia la performance delle esecuzioni immobiliari risultava in miglioramento, con una durata media delle procedure passata da 5 a 4,7 anni. L’emergenza sanitaria e il lavoro da remoto hanno contribuito ad accelerare la digitalizzazione dei processi in 5 dei principali tribunali italiani su 10; di contro, la pandemia ha avuto un impatto diretto su aste (-85%) e fallimenti (-33,3%), e il blocco delle procedure giudiziali ha rallentato il recupero di efficienza. È quanto emerge dall’Osservatorio NPE, realizzato da CRIBIS Credit Management, che ha l’obiettivo di fornire una visione complessiva e aggiornata del mercato italiano dei crediti deteriorati.

Durata media complessiva in lieve riduzione

Relativamente alle esecuzioni immobiliari, nel periodo 2015-2019 è stata registrata una variazione complessivamente negativa a livello nazionale, con la chiusura di circa 384.000 esecuzioni immobiliari a fronte di 305.000 procedure aperte. La modalità di chiusura delle procedure mostra che il 79% delle procedure monitorate negli ultimi 5 anni ha seguito un normale decorso, mentre il 9% è stato chiuso per inefficacia e il 6% per via stragiudiziale. La durata media complessiva risulta in lieve riduzione, passando da 5 anni nel triennio 2015-2017 ai 4,76 anni dell’ultima rilevazione, per effetto principalmente di un miglioramento delle performance nelle regioni del Sud Italia.

Un brusco calo nel 2020

Le procedure concorsuali aperte (69.000) negli ultimi 5 anni bilanciano quelle chiuse (72.000). Il trend, lievemente decrescente fino al 2019, ha subito un brusco calo nel 2020 indotto dall’emergenza Coronavirus. L’area geografica dove le procedure hanno una durata più contenuta (circa 5 anni) sono Nord Ovest e Nord Est, sostanzialmente allineati nel biennio 2018-2020. Seguono il Centro (6 anni), in netto miglioramento nel 2018-2020, e il Sud (6,6 anni) con una tendenza sostanzialmente stabile. Considerando la natura giuridica, la durata media più breve è associata alle società a responsabilità limitata (6 anni, e 4 per le Srl a socio unico), mentre le società per azioni sono caratterizzate da procedure più lunghe (11,6 anni).

Calano aste e fallimenti

In generale, si registra un incremento della durata media delle procedure all’aumentare delle dimensioni della società, in particolare per quelle con un attivo superiore a 10 milioni di euro. L’Osservatorio evidenzia poi un netto calo delle aste pubblicate nella fase del primo lockdown nazionale, in media pari all’85% tra marzo e maggio 2020, rispetto ai valori di fine febbraio. A questo è seguito un rimbalzo tra luglio e settembre, a causa dell’allentamento delle misure restrittive durante i mesi estivi. Analogamente, a partire da marzo, anche il numero dei fallimenti ha registrato una netta contrazione (-33,3%) rispetto agli stessi mesi degli anni precedenti.

I trend dell’innovazione del 2021? Dalla dieta “plant based” al benessere mentale fino al cashless

Sarà sempre la tecnologia, in tutti gli ambiti, a guidare i trend per le innovazioni del 2021. Per scoprire in anteprima quali saranno le tendenze clou del nuovo anno, TechVocacy – piattaforma aggiornata con oltre 500 fonti e che raccoglie migliaia di contenuti internazionali –  ha individuato i cinque trend che avranno un forte impatto nel prossimi 12 mesi. “Nel corso di tutto l’anno analizziamo articoli, dati, ricerche, report e qualunque tipo di informazione presente online e, per ogni settore monitorato, individuiamo alcuni temi ricorrenti sui quali si concentra l’interesse di aziende e startup, oltre che dei consumatori. I risultati delle nostre ricerche si basano sulla convergenza di tre macro forze ovvero la tecnologia che nasce e viene diffusa sul mercato, il consumatore con i suoi bisogni e desideri e, infine, i business model e la loro evoluzione che determinano gli indirizzi degli investimenti. Questi tre elementi a nostro avviso sono quelli che danno vita ai cambiamenti dell’innovazione” ha spiegato all’Ansa Riccardo Secco Founder di TechVocacy.

Dal benessere mentale alla “plant based” revolution

L’indagine evidenzia, anche se ce ne siamo accorti tutti, che questo 2020 ha messo a dura prova il nostro benessere mentale. La riprova? Solo lo scorso settembre ci sono state 1,8 milioni di ricerche su Google per il termine “ansia”, con un aumento del 20% rispetto al 2019. Da questo evidente bisogno scaturiscono prodotti e soluzioni tecnologici dedicati, come le app B2C, supporti per dormire bene, applicazioni per meditare e liberare il cervello, piattaforme di supporto psicologico e programmi di corporate wellness. Un’altra tendenza che riguarda a 360 gradi i nostri consumi è quella che privilegia i prodotti privi di derivati animali, sia per motivi di salute sia per una sempre maggiore attenzione all’ambiente e alla natura. Ecco che anche le grandi catene del fast food hanno iniziato a proporre hamburger a base vegetale, altri celebri brand stanno studiano alternative al latte e allo yogurt, e pure il settore della moda sta scoprendo nuovi filati totalmente sostenibili e “verdi”.

I social? Non sono più un posto per giovani

A sorpresa, si scopre che i più giovani stanno perdendo un po’ di entusiasmo nei confronti dei social media, forse eccessivamente affollati, chiassosi e litigiosi. Secondo Edison Research e Triton Digital, l’utilizzo dei social media da parte degli americani tra i 12 e i 34 anni si è stabilizzato o sta diminuendo. Secondo Global Web Index, la quantità di tempo che Millennials e Gen Z spendono sulle piattaforme social è piatta, in declino o non aumenta così tanto come negli anni passati. L’alternativa?  La nuova tendenza si chiama “digital gardens”, ovvero spazi chiusi dove gli utenti si riuniscono in piccoli gruppi accomunati da interessi condivisi. Un’opportunità anche per i brand, che potranno proporrsi come padroni di casa di questi piacevoli luoghi digitali.

Addio al contante e sì a prodotti basati sullo studio del DNA

Complici anche i mesi in lockdown, che hanno fatto diffondere i pagamenti digitali, la strada è segnata: il cashless sarà sempre più diffuso anche offline, nel segno della sicurezza e della comodità. Infine, grazie ad un costo che diminuisce a velocità esponenziale, i test del DNA stanno diventando sempre più accessibili e fruibili. La tendenza? Offrire prodotti veramente su misura per ogni cliente, dalla crema per la pelle allo shampoo, grazie a dei kit che permettono all’utente di verificare le proprie caratteristiche genetiche.

Sarà sempre la tecnologia, in tutti gli ambiti, a guidare i trend per le innovazioni del 2021. Per scoprire in anteprima quali saranno le tendenze clou del nuovo anno, TechVocacy – piattaforma aggiornata con oltre 500 fonti e che raccoglie migliaia di contenuti internazionali –  ha individuato i cinque trend che avranno un forte impatto nel prossimi 12 mesi. “Nel corso di tutto l’anno analizziamo articoli, dati, ricerche, report e qualunque tipo di informazione presente online e, per ogni settore monitorato, individuiamo alcuni temi ricorrenti sui quali si concentra l’interesse di aziende e startup, oltre che dei consumatori. I risultati delle nostre ricerche si basano sulla convergenza di tre macro forze ovvero la tecnologia che nasce e viene diffusa sul mercato, il consumatore con i suoi bisogni e desideri e, infine, i business model e la loro evoluzione che determinano gli indirizzi degli investimenti. Questi tre elementi a nostro avviso sono quelli che danno vita ai cambiamenti dell’innovazione” ha spiegato all’Ansa Riccardo Secco Founder di TechVocacy.

Dal benessere mentale alla “plant based” revolution

L’indagine evidenzia, anche se ce ne siamo accorti tutti, che questo 2020 ha messo a dura prova il nostro benessere mentale. La riprova? Solo lo scorso settembre ci sono state 1,8 milioni di ricerche su Google per il termine “ansia”, con un aumento del 20% rispetto al 2019. Da questo evidente bisogno scaturiscono prodotti e soluzioni tecnologici dedicati, come le app B2C, supporti per dormire bene, applicazioni per meditare e liberare il cervello, piattaforme di supporto psicologico e programmi di corporate wellness. Un’altra tendenza che riguarda a 360 gradi i nostri consumi è quella che privilegia i prodotti privi di derivati animali, sia per motivi di salute sia per una sempre maggiore attenzione all’ambiente e alla natura. Ecco che anche le grandi catene del fast food hanno iniziato a proporre hamburger a base vegetale, altri celebri brand stanno studiano alternative al latte e allo yogurt, e pure il settore della moda sta scoprendo nuovi filati totalmente sostenibili e “verdi”.

I social? Non sono più un posto per giovani

A sorpresa, si scopre che i più giovani stanno perdendo un po’ di entusiasmo nei confronti dei social media, forse eccessivamente affollati, chiassosi e litigiosi. Secondo Edison Research e Triton Digital, l’utilizzo dei social media da parte degli americani tra i 12 e i 34 anni si è stabilizzato o sta diminuendo. Secondo Global Web Index, la quantità di tempo che Millennials e Gen Z spendono sulle piattaforme social è piatta, in declino o non aumenta così tanto come negli anni passati. L’alternativa?  La nuova tendenza si chiama “digital gardens”, ovvero spazi chiusi dove gli utenti si riuniscono in piccoli gruppi accomunati da interessi condivisi. Un’opportunità anche per i brand, che potranno proporrsi come padroni di casa di questi piacevoli luoghi digitali.

Addio al contante e sì a prodotti basati sullo studio del DNA

Complici anche i mesi in lockdown, che hanno fatto diffondere i pagamenti digitali, la strada è segnata: il cashless sarà sempre più diffuso anche offline, nel segno della sicurezza e della comodità. Infine, grazie ad un costo che diminuisce a velocità esponenziale, i test del DNA stanno diventando sempre più accessibili e fruibili. La tendenza? Offrire prodotti veramente su misura per ogni cliente, dalla crema per la pelle allo shampoo, grazie a dei kit che permettono all’utente di verificare le proprie caratteristiche genetiche.

Società quotate e coronavirus, -20 miliardi di utili

Le società quotate italiane dell’industria e dei servizi hanno perso 64 miliardi di ricavi e 20 miliardi di utili a causa della crisi scatenata dal Covid-19. Solo energia/utilities e servizi hanno chiuso in utile, mentre segnano una perdita manifattura e petrolifero. Lo attesta l’analisi dell’Ufficio studi Mediobanca sull’impatto del Covid sull’andamento dei primi 9 mesi del 2020 per 26 società del Ftse Mib, escludendo i settori finanza e assicurazioni, e per le multinazionali mondiali.  A fine settembre le società italiane avevano bruciato 46 miliardi di capitalizzazione sui 354 iniziali, anche se con il recente rally il calo è stato in gran parte colmato, e ora ammonta a 11 miliardi.

Calo di utili e fatturato

Il fatturato delle 26 quotate è sceso in media del 21%, e secondo le previsioni di Mediobanca l’intero 2020 si chiuderà con un -18%. Un dato superiore al -11% delle medie imprese, perché nel campione delle 26 quotate settori in difficoltà, come l’auto, hanno un peso maggiore. Nei 9 mesi i risultati vedono il -14% dei ricavi nei servizi, il -16,4% nell’energia, il -18,7% nella manifattura, e il -39,7% nel petrolifero. Nel terzo trimestre la manifattura è stata la più veloce a riprendere, con un +56,1% sul secondo trimestre contro il +39,1% dell’intero Ftse Mib, riporta Agi.

Persi 18 miliardi di margini industriali

Quanto ai margini, nei 9 mesi le 26 società analizzate hanno perso 18 miliardi di margini industriali, risultati dimezzati (-53,3%). Qualche segnale di speranza viene dall’Ebit margin, che misura i margini in percentuale sui ricavi. Qui il dato complessivo è positivo, ed è pari al 6,8%, pur in calo del 4,5% sullo stesso periodo 2019.

La struttura finanziaria evidenzia un ulteriore deterioramento per tutti i settori, risultato dell’aumento dell’indebitamento (+12,1%) e della contrazione dei mezzi propri (-9,1%). Il rapporto debiti finanziari/capitale netto tocca ora quota 146,5%, rispetto al 118,7% di fine 2019. A ricorrere maggiormente alla leva finanziaria è il settore dei servizi, con un rapporto del 231,7%, mentre il petrolifero contiene il dato all’89,5%.

L’andamento delle multinazionali mondiali

I big del web, della Grande distribuzione e dell’elettronica vincono la sfida del Covid, e nel 2020 riescono a incrementare ricavi e utili, mentre le multinazionali di auto, moda e media accusano pesantemente le conseguenze della pandemia. La media della variazione del fatturato delle multinazionali mostra un calo del 4,3%, ma le compagnie Websoft evidenziano un +18,4%, trainato da food delivery, videogiochi ed e-commerce. La Gdo registra un +8,8%, l’elettronico +5,7%, l’alimentare +3,7%. In difficoltà invece media e intrattenimento (-9,4%), automotive (-17,4%), moda (-21,3%), aeronautico (-30,6%), petrolifero (-32,3%).  In sofferenza anche i margini industriali (-22,8% l’aggregato), con l’eccezione di Gdo (+25,7%), Websoft (+14,2%), elettronica (+14,1%), mentre la moda accusa un taglio del 98,8%, il petrolifero del 66,6% e l’automotive del 65,8%.

PA più digitale con il Covid

La crisi causata dalla pandemia Covid 19 renderà la Pubblica Amministrazione più digitale, innovativa ed efficiente, anche grazie alla diffusione dello smart working. Ne sono convinti i dipendenti pubblici, ma anche i cittadini, che nel 57% dei casi evidenziano già oggi un miglioramento digitale nella PA, e nel 53% vedono nel lavoro agile un’opportunità per innovare l’amministrazione.

Anche chi lavora nella PA promuove lo smartworking, ma crede serva ancora un salto di qualità per un maggiore orientamento al risultato, e una migliore comunicazione interna.

L’amministrazione pubblica deve prepararsi a gestire le risorse del Recovery Fund

Si tratta di alcuni risultati emersi dalla ricerca dal titolo La P.A. oltre il Covid, realizzata da Fpa, società del gruppo Digital360, presentata in apertura del Forum PA 2020 Restart Italia. L’amministrazione pubblica deve quindi prepararsi a gestire innanzitutto la grande mole di risorse che arriveranno dal Recovery Fund. Ed è opinione condivisa dal 50% degli utenti e dal 60% dei dipendenti pubblici che la gestione dei fondi europei dovrà essere centralizzata con una cabina di regia, ma che servano anche nuovi profili professionali qualificati per gestire i progetti. E, riporta Askanews, che le risorse europee debbano andare prioritariamente alla salute e poi a istruzione-formazione.

Le opportunità di cambiamento

Dall’indagine emerge inoltre che se la maggioranza degli italiani evidenzia una PA più digitale come un fatto positivo, che permette di accedere ai servizi in maniera più facile e veloce, per il 21% è un fatto negativo, poiché non possiede competenze o strumenti per usare questi servizi. E se per il 6% ciò è ininfluente il 9% non vede ancora una PA più digitale. In ogni caso, secondo i dipendenti pubblici le maggiori opportunità di cambiamento digitale vengono dalla standardizzazione della modulistica per istanze, dichiarazioni e segnalazioni (94,8%), la valorizzazione e interoperabilità dei dati pubblici (90.8%), il rafforzamento degli strumenti di cittadinanza digitale (86,9%), e la semplificazione del procedimento amministrativo (84,8%).

La fiducia nello smart working

Se a giugno 2020 oltre il 60% dei rispondenti esprimeva fiducia che lo smart working avrebbe portato un cambiamento positivo nella PA, a qualche mese di distanza la fiducia resta alta. Il 55,1% dei lavoratori è infatti ottimista che questo possa avvenire, ma pensa ci vorrà più tempo. Con il lavoro a distanza però si avverte maggiormente la necessità di una condivisione costante ed efficace di obiettivi e strategie, e per la maggioranza degli intervistati la comunicazione interna non è migliorata. Ci sono comunque segnali di cambiamento per il 40,6%, ma non c’è miglioramento e appare insufficiente per il 36,1%. Secondo il 29% degli italiani invece lo smart working è un rischio per assenteismo e comportamenti opportunistici

Varata la Nadef, previsione Pil +6% nel 2021

Un rimbalzo del Prodotto Interno Lordo del 6%, un rapporto deficit/Pil al 7% e un debito/Pil al 155,6%: sono le previsioni per il 2021 contenute nella Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (Nadef) 2020, approvata dal Consiglio dei Ministri su proposta del presidente Giuseppe Conte e del ministro dell’Economia e delle finanze Roberto Gualtieri. La Nota, “in stretta coerenza con il prossimo Piano nazionale di ripresa e resilienza”, spiega Palazzo Chigi in un comunicato definisce il perimetro di finanza pubblica nel quale si iscriveranno le misure della prossima legge di bilancio, che avrà come obiettivo quello di sostenere la ripresa dell’economia italiana nel triennio 2021-2023.

Gli obiettivi degli interventi contenuti nella Nota

Gli interventi contenuti nella Nota saranno principalmente rivolti a sostenere, nel breve termine e per tutta la durata della crisi da Covid-19, i lavoratori e i settori produttivi più colpiti, valorizzando appieno le risorse messe a disposizione dal programma Next Generation EU per realizzare investimenti e riforme di vasta portata e profondità.

Saranno anche rivolti ad attuare un’ampia riforma fiscale che migliori l’equità, l’efficienza e la trasparenza del sistema tributario, riducendo anche il carico fiscale sui redditi medi e bassi, coordinandola con l’introduzione di un assegno universale per i figli.

Inoltre, serviranno ad assicurare un miglioramento qualitativo della finanza pubblica, spostando risorse verso gli utilizzi più opportuni a garantire un miglioramento del benessere dei cittadini, dell’equità e della produttività dell’economia. Ulteriore obiettivo degli interventi è quello di ricondurre l’indebitamento netto della Pubblica amministrazione verso livelli compatibili con una costante e sensibile riduzione del rapporto debito/Pil.

Rispetto al 2020 il rapporto debito/Pil è previsto in calo del 2,4%

Per quanto riguarda la programmazione delle finanze pubbliche, per il 2021 la Nadef fissa un obiettivo di indebitamento netto (deficit) pari al 7% del prodotto interno lordo (Pil). Rispetto alla legislazione vigente, che prevede un rapporto deficit/Pil pari al 5,7%, si presenta quindi lo spazio di bilancio per una manovra espansiva pari a 1,3 punti percentuali di Pil (oltre 22 miliardi di euro). Rispetto al 2020, nel quadro programmatico di finanza pubblica, il rapporto debito/Pil nel 2021 è previsto in calo del 2,4%, portandosi dal 158% al 155,6%.

Riportare il debito della PA sotto il livello pre-Covid entro la fine del decennio

Per gli anni successivi, riporta Italpress, viene delineato un percorso di graduale rientro del rapporto, con l’obiettivo di riportare il debito della PA al di sotto del livello pre-Covid entro la fine del decennio.

“Grazie al sostegno alla crescita assicurato dalle misure espansive – sottolinea Palazzo Chigi – nel 2021 è attesa una crescita programmatica del Pil pari al 6% (rispetto a una crescita tendenziale del 5,1%), che nel 2022 e nel 2023 si attesterà rispettivamente al 3,8% ed al 2,5%”.

Pagamenti con carta, fino a tremila euro per il super cashback

Il primo obiettivo dichiarato nella promozione dei pagamenti digitali è quello di contrastare l’evasione fiscale, da sempre una piaga dell’Italia. Con questo e molti altri scopi il Governo premierà chi usa la carta di credito al posto del contanti, affinché i flussi finanziari siano sempre tracciabili e chiari. Per mettere in atto questa rivoluzione, il governo ha stanziato 3 miliardi di euro all’anno per il cashless. L’esecutivo punta così ad ammodernare il Paese, portandolo in linea con quando avviene negli altri Paesi europei – e non solo – dove il contante è ormai da tempo molto poco diffuso. Anche da noi, quindi, diventerà normale saldare con la carta di credito anche il più piccolo dei conti, compreso quello del bar o dell’edicola.

La novità super cashback

Tra gli incentivi previsti per favorire l’utilizzo delle carte c’è anche la novità super caschback. Di cosa si tratta? In estrema sintesi, è una quota di “rimborso” per quanto speso. I primi 100mila cittadini che useranno maggiormente la carta, spiega Askanews, faranno cioè più transazioni, a prescindere dalla cifra spesa avranno un rimborso di 3.000 euro l’anno. Conterà quindi il numero delle operazioni: ad esempio 5 caffè vengono considerati alla stregua di 5 borse di lusso.

Fino a 300 euro con il cashback

Ma oltre a quello super c’è anche il “cashback” classico. Chi paga con la carta beneficerà del 10% di cashback, cioè un rimborso del 10% degli acquisti effettuati con moneta elettronica. Con un massimale di spesa di tremila euro e quindi con un rimborso massimo di 300 euro (cifra che può aumentare perché per cautela si è previsto che tutti i partecipanti raggiungeranno il massimo della spesa. In caso contrario, ci saranno più risorse che possono alzare il cashback oltre i 300 euro).

Premi con la Lotteria degli scontrini

Quanto alla ‘lotteria degli scontrini’, vengono confermati 50 milioni in premi per chi pagherà con carta: i premi singoli potranno arrivare anche a 5 milioni di euro. Il cashless, cioè la diffusione dell’uso della moneta elettronica, è un progetto centrale per il governo, che cambia le abitudini di pagamento dei consumatori, più in linea con l’Europa. Un sistema digitale, veloce, semplice e trasparente. Tra le priorità del governo c’è la diffusione dell’uso della moneta elettronica e del tracciamento dei pagamenti. Prova ne è anche il credito d’imposta del 30% per i negozianti che usano il POS.

Tutti pazzi per il monopattino: vendite al +140% nei primi 7 mesi del 2020

Basta guardarsi intorno, almeno nelle grandi città italiane, per rendersi conto che i monopattini hanno conquistato cuori e gambe di una larga fetta i cittadini, grazie anche al clima mite e al desiderio di muoversi individualmente per i timori legati al coronavirus. E allo stesso modo si capisce che questo veicolo ha registrato un autentico boom nell’ultimo periodo. D’altronde, i numeri lo confermano: tra gennaio e luglio 2020 c’è stato un autentico exploit di vendite per il comparto E-Mobility. Secondo le rilevazioni GfK, ne sono stati venduti in totale oltre 125.000 pezzi nei canali della Tecnologia di consumo e il valore del mercato è cresciuto del +140%.

Diffusione grazie anche allo sharing

Negli ultimi anni, ma soprattutto negli ultimi mesi, le strade italiane hanno visto la diffusione di un nuovo mezzo di trasporto: il monopattino elettrico. Un mezzo che si è diffuso grazie anche ai servizi di sharing, ma che molti hanno deciso di acquistare per sperimentare nuovi modi di spostarsi, specialmente in città.

E-Mobility, un settore che corre

Secondo i dati GfK, in Italia il comparto E-Mobility (che comprende monopattini elettrici, skateboard elettrici, hoverboard e one wheel) ha registrato nei primi 7 mesi del 2020 una crescita a valore del +140%, rispetto allo stesso periodo del 2019. La tipologia di prodotto di gran lunga più venduta è stata quella del monopattino elettrico, che negli ultimi mesi è arrivato a pesare a valore oltre il 90% del comparto. Sono escluse da questo perimetro le biciclette elettriche e a pedalata assistita.

Complessivamente, tra gennaio e luglio 2020 sono stati vendute oltre 125.000 unità. Il picco di vendite si è registrato nel mese di luglio (+52,6% a unità) ma il trend in forte crescita ha caratterizzato tutto il periodo successivo al lockdown, complice sia il clima estivo, sia probabilmente la voglia di dotarsi di nuovi mezzi di trasporto individuali (quindi più sicuri sul fronte del contagio) ed ecologici.

Il Bonus Mobilità ha incentivato i consumi

Certamente anche il Bonus Mobilità, valido per i mezzi acquistati dal maggio scorso, ha contributo a far propendere per l’acquisto di un mezzo elettrico grazie ai vantaggi economici. Nel periodo considerato, il prezzo medio di vendita dei dispositivi per la mobilità elettrica è stato di 320 euro, in forte crescita rispetto allo stesso periodo del 2019, quando si attestava a 193 euro. Quindi il Bonus ha fatto sì che gli investimenti fossero più “consistenti” rispetto a quelli di qualche mese prima.

L’Intelligenza Artificiale e l’IoT invadono l’hospitality

Le aziende oggi dedicano ampio spazio alle innovazioni, e il settore dell’hospitality non è stato “risparmiato” dalla brusca accelerata del digitale spinta dall’emergenza Covid. Dai menu di locali e ristoranti alla possibilità di analizzare i Big Data dei clienti, o prevedere gli ordini e organizzare il lavoro in cucina, il ricorso a soluzioni di Intelligenza Artificiale e app legate all’Internet of Things, è ormai diffuso in diversi ambiti applicativi del settore. Per tutti, settore ricettivo compreso, la sfida oggi sembra essere quella di capire come l’AI possa rispondere ai bisogni della Nuova Normalità. E HostMilano, la manifestazione milanese dedicata all’accoglienza, è un osservatorio privilegiato per il monitoraggio delle nuove tendenze in Italia e nei principali mercati internazionali.

Soluzioni touchless per diversi ambiti applicativi

In questo scenario il locale del futuro ha già fatto capolino, e le industrie del settore hanno individuato nell’AI e nella tecnologia possibili soluzioni ai problemi presentati durante il lockdown.

Qualche esempio? “Soluzioni touchless legate all’AI sono ormai presenti in diversi ambiti applicativi – spiega Juan Bernardo Kferman, Buyer Food, Beverage & Supplies di Club Med (USA and Caribbean Region) -. Dalle macchine da caffè ai menu, dalle chiavi della stanza fino allo sciacquone del water. A queste si aggiunge una serie di app e di sistemi di automatizzazione, disponibili su qualsiasi telefono cellulare – aggiunge Kferman-. Nuove idee e nuove tendenze che continueranno anche nell’era 4.0”.

Meno contatto il trend per la ristorazione

Sulle previsioni per il futuro gli analisti concordano: una maggiore attenzione all’automazione e la riduzione della manodopera diventeranno fattori chiave nelle decisioni di acquisto, soprattutto per il comparto delle attrezzature per la ristorazione.

“L’industria della ristorazione di New York City è stata devastata dal Coronavirus. Quando riapriremo e recupereremo vedremo emergere tendenze che vanno dall’ulteriore adozione di pagamenti mobili e menu digitali a una serie di attività che potremo fare senza contatto – commenta Andrew Rigie, direttore di New York Hospitality Alliance -. Vedremo la chiusura al traffico di strade e piazze della città per consentire ai ristoranti di servire più clienti all’aperto, per compensare le riduzioni di occupazione all’interno, e vedremo una crescente pressione sul governo per attuare politiche a sostegno del settore della ristorazione”.

Un business irrinunciabile per il mondo dell’industria

E in Italia? Il Gruppo Cimbali, tra i pionieri della telemetria prima e poi dell’IoT applicato alle macchine professionali per caffè espresso, oggi vede nell’AI un business irrinunciabile per tutto il mondo dell’industria. Se i robot si rivelano utili per svolgere i compiti più ripetitivi, il vero valore dell’AI è la sua capacità di aiutare gli operatori della ristorazione a prendere decisioni migliori nella gestione e nel servizio clienti.

“Prima di tutto è necessario digitalizzare i dati delle forniture e degli ordini, che vanno ‘presi’ da ‘palmare’ – afferma Samuele Fraternali, ricercatore Senior dell’Osservatorio eCommerce B2c del Politecnico di Milano -. Poi si può pensare a soluzioni di gestione dei Big Data, che permettono di affinare gli approvvigionamenti riducendo sprechi e costi”.

A maggio vendite al dettaglio +25,2% in volume. Cresce l’ecommerce

Nel mese di maggio 2020 si assiste a un recupero per le vendite al dettaglio, che rispetto al mese precedente hanno registrato un aumento del 24,3% in valore e del 25,2% in volume. Determinanti per la variazione positiva le vendite dei beni non alimentari, che sono cresciute del 66,3% in valore e del 66,6% in volume, mentre quelle dei beni alimentari sono diminuite del -1,4% in valore e del -1,6% in volume. Si tratta dei dati evidenziati dall’Istat nel rapporto sul Commercio al dettaglio per il mese di maggio 2020.

Su base tendenziale percentuali in diminuzione, ma non per i beni alimentari

Secondo l’Istat nel trimestre marzo-maggio 2020, le vendite al dettaglio hanno registrato un calo del 20,6% in valore e del 21,8% in volume rispetto al trimestre precedente. In particolare, sono diminuite le vendite dei beni non alimentari (-37,4% in valore e -37,8% in volume), mentre le vendite dei beni alimentari hanno mostrato variazioni positive (rispettivamente +1,5% in valore e +0,4% in volume). Su base tendenziale, a maggio si registra una diminuzione delle vendite del 10,5% in valore e dell’11,9% in volume. Le vendite dei beni non alimentari sono risultate in calo del -20,4% in valore e del -20,6% in volume, mentre quelle dei beni alimentari sono cresciute del +2,8% in valore e dello +0,1% in volume.

Variazioni tendenziali negative per tutti i beni non alimentari

Per quanto riguarda i beni non alimentari, a maggio si registrano variazioni tendenziali negative per quasi tutti i gruppi di prodotti, a eccezione di Dotazioni per l’informatica, telecomunicazioni, telefonia (+12,4%) e Utensileria per la casa e ferramenta (+5,6%). Le diminuzioni maggiori riguardano Abbigliamento e pellicceria (-38,1%), Foto-ottica e pellicole, supporti magnetici, strumenti musicali (-37,4%) e Calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-34,8%).

Commercio elettronico a +41,7%

Rispetto a maggio 2019, il valore delle vendite al dettaglio è diminuito del 4,4% per la grande distribuzione e del 18,8 % per le imprese operanti su piccole superfici. Le vendite al di fuori dei negozi sono invece calate del 23,0%, mentre è in deciso aumento il commercio elettronico (+41,7%).

Nel corso della fase di rilevazione dei dati per il mese di maggio non vi è stata alcuna riduzione del tasso di risposta delle imprese a causa dell’emergenza sanitaria. Sono state, comunque, messe in atto azioni in fase di elaborazione dei dati per gestire in modo adeguato le variazioni eccezionali presenti in questo periodo.