Over Motel | Wellness Suite a Monza

La zona tra Monza e Milano è particolarmente frequentata da quanti si spostano per motivi di business o da parte di coloro che raggiungono appositamente quest’area da qualsiasi altra regione italiana sempre per motivi di lavoro. Questo è il motivo per il quale sono in tanti ad avere bisogno di strutture ricettive in zona in grado di assicurare un valido riposo, ma soprattutto che consentano di spostarsi velocemente da Monza a Milano e viceversa, in base agli impegni del giorno. In questo senso l’Over Motel è uno dei più gettonati tra gli alberghi  di Monza proprio per la sua posizione strategica che consente di raggiungere facilmente Milano, ma non solo.

Le camere infatti, mettono a totale agio i clienti consentendo loro di riposare in maniera ottimale tra un impegno di lavoro e l’altro. Inoltre questo motel Monza mette a disposizione degli utenti dei mini box parcheggio privati con accesso fronte camera, in questa maniera il cliente può tranquillamente parcheggiare la propria vettura nei pressi della propria camera e non avere dunque alcun tipo di pensiero in merito. Inoltre, grazie ad una apposita tenda motorizzata, è possibile chiudere la visuale e garantirsi così tutta la privacy di cui si avverte la necessità.

L’Over Motel mette inoltre a disposizione degli utenti della camere che hanno un proprio centro benessere, dunque ad uso esclusivo degli ospiti della camera, che consente di ottenere un riposo ed un relax ancora più profondi ed efficaci, grazie all’hammam o all’idromassaggio o qualsiasi altro dei trattamenti che il cliente desidera di concedersi In occasione della sua permanenza in struttura. L’Over Motel è dunque un’occasione unica per coniugare un impegno di lavoro ad un momento di piacevole benessere, in una struttura finemente arredata ed in grado di regalare agli ospiti tutto il benessere di cui hanno bisogno.

L’importanza di mantenere una corretta idratazione anche al lavoro

Grazie al moderno dispenser d’acqua per l’ufficio dell’azienda IWM è possibile risolvere l’annoso problema del permettere ai propri dipendenti o clienti di poter bere tranquillamente l’acqua che si desidera. Mantenere una adeguata idratazione nel corso della giornata inoltre, consente di mantenere un elevato livello di concentrazione, il che è ideale per mantenere sempre ottimale il livello della produttività. Per questo motivo sono tante le aziende e gli uffici che hanno già deciso di utilizzare questi impianti di ultima generazione all’interno dei locali, e consentire soprattutto ai dipendenti di poter bere liberamente ogni qualvolta ne avvertono la necessità, con la certezza di bere un’acqua veramente salutare e  bilanciata. Grazie ai dispenser IWM i dipendenti potranno bere dell’acqua fredda ma anche calda a piacimento; inoltre basta un semplice gesto della mano per avere dell’ottima acqua gassata o addirittura i cubetti di ghiaccio per chi lo preferisce.

Il vantaggio per le aziende o uffici che adottano questi impianti di nuova generazione, è anche quello di riuscire a risparmiare sui costi di approvvigionamento idrico, dato che questi prelevano direttamente l’acqua del rubinetto e la depurano migliorandone il sapore. Non sarà più necessario dunque acquistare costose bottiglie o l’acqua degli ingombranti boccioni, ma tutta la comodità e la convenienza di un’acqua buona da bere e dal prezzo decisamente contenuto. Vi è una ottima scelta in fatto di modelli e colori, così che sia possibile individuare esattamente l’impianto maggiormente in grado di adattarsi al design del contesto in cui verrà inserito, e l’azienda o ufficio in questione non avranno pensieri nemmeno per quel che riguarda la manutenzione. Saranno direttamente i tecnici IWM infatti, ad apportare gli interventi periodici necessari nel corso dell’anno per garantire sempre il perfetto funzionamento dell’impianto, così che questo possa consentire a tutti di bere sempre dell’ottima acqua con la semplice pressione di un pulsante.

Calzature Bruno Bordese: comfort, estetica e appeal

Le calzature Bruno Bordese sono ideali per te che ami vestire con cura e desideri affidare i tuoi piedi ad una scarpa che possa garantirgli tutto il comfort necessario ed il benessere che desideri, anche quando le indossi per un periodo prolungato di tempo. Questo brand intraprendente si prende cura di te sia quando desideri una scarpa per le occasioni più importanti che per gli appuntamenti quotidiani quali il lavoro o il tempo libero, apportando tutto il suo contributo in termini di ricercatezza e stile. La grande attenzione per i dettagli e la cura per i materiali impiegati è il marchio di fabbrica che contraddistingue ogni prodotto Bruno Bordese, il che traspare in maniera evidente semplicemente osservando un qualsiasi tra le tante calzature proposte, e la scelta è davvero ampia se si pensa alle tantissime calzature (per lui e per lei) pensate appositamente per ogni momento della giornata.

Chi sceglie questo importante brand infatti, ama la moda ma al tempo stesso “fare” moda: grazie alla genialità che è propria di ogni creazione Bruno Bordese infatti, queste ottime calzature sono in grado di creare nuove tendenze e completare il proprio outfit apportando, in base ai gusti e alle abitudini di ciascuno, quel tocco in più in termini di perfezione e design di cui ognuno di noi è alla ricerca. Bruno Bordese è dunque un brand che non lascia nulla al caso, e che conosce bene le esigenze ed i desideri di chi ama essere sempre in linea con le mode del momento, mostrando agli altri tutta l’attenzione che si adopera nello scegliere cosa indossare. Se cerchi dunque una calzatura che possa completare il tuo abbigliamento in maniera originale ed in linea con le ultime tendenze, Bruno Bordese è ciò di cui hai bisogno per coniugare comfort, estetica e appeal.

Filtrare efficacemente gli accessi negli uffici pubblici

Quello della sicurezza all’interno degli edifici pubblici, con particolare riferimento ai tribunali considerando i recenti episodi di cronaca, è un problema che sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti e che necessita di soluzioni urgenti per tutelare l’incolumità di tutti coloro i quali vi prestano servizio a vario titolo. Non è possibile infatti, pensare che qualcuno possa decidere di entrare indisturbato all’interno dei tribunali e girare per le stanze alla ricerca di documenti vari, oppure di introdurre delle armi allo scopo di vendicarsi con qualcuno. Troppo spesso purtroppo, capita di apprendere dai media che episodi di questo tipo si continuano a verificarsi nonostante l’innalzamento del livello di guardia e l’ingente spiegamento di risorse allo scopo di prevenire tale eventualità.

Al momento, la soluzione più efficace per riuscire a mettere in pratica un controllo accessi capillare è quello di installare uno dei sistemi di ultima generazione proposti da Cotini srl, azienda della provincia di Milano da sempre impegnata in questo ambito.

I sistemi progettati e commercializzati da Cotini srl per il controllo degli accessi rappresentano l’avanguardia tecnologica del settore e la risposta concreta alle esigenze della pubblica amministrazione nel mettere in sicurezza edifici pubblici ritenuti “sensibili” e nei quali è necessario andare a filtrare gli accessi in maniera efficace. I lettori apriporta proposti da Cotini srl possono dunque riconoscere gli utenti sia in base al pin che vanno a digitare, così come mediante l’utilizzo di un apposito badge o l’impronta digitale.

Proibire l’accesso ai non aventi diritto diventa così una operazione decisamente più semplice e gestibile grazie ai sistemi Cotini srl, anche in considerazione del grande flusso di lavoratori, funzionari ed utenti che ogni giorno hanno necessità di raggiungere il tribunale e ai quali deve essere garantito un accesso rapido, evitando che il sistema di filtro degli accessi sia causa di code agli ingressi e quindi disagio per tutti.

Cialdamia e i benefici del caffè

Il caffè è notoriamente una delle bevande più apprezzate dagli italiani, ma quel che molti non sanno è che questo sia al tempo stesso un toccasana per la salute. È infatti scientificamente dimostrato che il caffè è in grado di stimolare l’intelligenza, favorire il consumo di grassi, riduce il rischio di contrarre patologie quale il diabete 2 ma anche l’alzheimer, stimola il buon umore e fornisce un valido aiuto nel combattere la depressione. I motivi per i quali regalarsi una buonissima tazza di caffè sono dunque molteplici, ed è possibile farlo senza nessun rimorso: se bevuto senza eccedere infatti, questo è in grado di rappresentare un valido contributo per il nostro organismo. A questo però, deve necessariamente abbinarsi un gusto che sia in grado di regalare piacevolissime sensazioni anche al palato, e non sono al nostro corpo in genere. Per avere la certezza di scegliere un prodotto di assoluta qualità, dal gusto e dall’aroma garantiti, la soluzione più oculata è quella di optare per le capsule delle migliori marche: NespressoLavazza a Modo Mio o Nescafè dolce gusto, sono sicuramente tra le preferite dagli italiani e quelle in grado di garantire l’esperienza migliore.

Queste famose capsule infatti, sigillate ermeticamente per preservare al massimo l’aroma ed il gusto, riescono a soddisfare il desiderio di caffè consentendo a ciascuno di bere esattamente quello preferito. Le miscele a disposizione sono infatti davvero tante, e tutte accuratamente selezionate, e non sarà difficile individuare tra queste quella che più delle altre è in grado di incontrare i propri desideri. Tutte qualità da provare e grazie alle quali sarà finalmente possibile bere ogni giorno il caffè dei propri desideri senza doversi più accontentare di qualcosa che semplicemente ci si avvicina, e con la certezza di aver contribuito a fare al tempo stesso qualcosa per la propria salute.

www.cialdamia.it è forse il miglior sito italiano per l’acquisto di cialde e capsule compatibili Nespresso e non: la sua interfaccia è semplice da utilizzare, e propone un buon livello di UX ed un catalogo prodotti ben articolato. La procedura di checkout è semplice ed immediata, consente l’acquisto in modalità “guest” ed offre diverse possibilità di risparmio, sopratutto sugli acquisti in bundle e le alte quantità. Consigliatissimo!

Varata la Nadef, previsione Pil +6% nel 2021

Un rimbalzo del Prodotto Interno Lordo del 6%, un rapporto deficit/Pil al 7% e un debito/Pil al 155,6%: sono le previsioni per il 2021 contenute nella Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (Nadef) 2020, approvata dal Consiglio dei Ministri su proposta del presidente Giuseppe Conte e del ministro dell’Economia e delle finanze Roberto Gualtieri. La Nota, “in stretta coerenza con il prossimo Piano nazionale di ripresa e resilienza”, spiega Palazzo Chigi in un comunicato definisce il perimetro di finanza pubblica nel quale si iscriveranno le misure della prossima legge di bilancio, che avrà come obiettivo quello di sostenere la ripresa dell’economia italiana nel triennio 2021-2023.

Gli obiettivi degli interventi contenuti nella Nota

Gli interventi contenuti nella Nota saranno principalmente rivolti a sostenere, nel breve termine e per tutta la durata della crisi da Covid-19, i lavoratori e i settori produttivi più colpiti, valorizzando appieno le risorse messe a disposizione dal programma Next Generation EU per realizzare investimenti e riforme di vasta portata e profondità.

Saranno anche rivolti ad attuare un’ampia riforma fiscale che migliori l’equità, l’efficienza e la trasparenza del sistema tributario, riducendo anche il carico fiscale sui redditi medi e bassi, coordinandola con l’introduzione di un assegno universale per i figli.

Inoltre, serviranno ad assicurare un miglioramento qualitativo della finanza pubblica, spostando risorse verso gli utilizzi più opportuni a garantire un miglioramento del benessere dei cittadini, dell’equità e della produttività dell’economia. Ulteriore obiettivo degli interventi è quello di ricondurre l’indebitamento netto della Pubblica amministrazione verso livelli compatibili con una costante e sensibile riduzione del rapporto debito/Pil.

Rispetto al 2020 il rapporto debito/Pil è previsto in calo del 2,4%

Per quanto riguarda la programmazione delle finanze pubbliche, per il 2021 la Nadef fissa un obiettivo di indebitamento netto (deficit) pari al 7% del prodotto interno lordo (Pil). Rispetto alla legislazione vigente, che prevede un rapporto deficit/Pil pari al 5,7%, si presenta quindi lo spazio di bilancio per una manovra espansiva pari a 1,3 punti percentuali di Pil (oltre 22 miliardi di euro). Rispetto al 2020, nel quadro programmatico di finanza pubblica, il rapporto debito/Pil nel 2021 è previsto in calo del 2,4%, portandosi dal 158% al 155,6%.

Riportare il debito della PA sotto il livello pre-Covid entro la fine del decennio

Per gli anni successivi, riporta Italpress, viene delineato un percorso di graduale rientro del rapporto, con l’obiettivo di riportare il debito della PA al di sotto del livello pre-Covid entro la fine del decennio.

“Grazie al sostegno alla crescita assicurato dalle misure espansive – sottolinea Palazzo Chigi – nel 2021 è attesa una crescita programmatica del Pil pari al 6% (rispetto a una crescita tendenziale del 5,1%), che nel 2022 e nel 2023 si attesterà rispettivamente al 3,8% ed al 2,5%”.

Pagamenti con carta, fino a tremila euro per il super cashback

Il primo obiettivo dichiarato nella promozione dei pagamenti digitali è quello di contrastare l’evasione fiscale, da sempre una piaga dell’Italia. Con questo e molti altri scopi il Governo premierà chi usa la carta di credito al posto del contanti, affinché i flussi finanziari siano sempre tracciabili e chiari. Per mettere in atto questa rivoluzione, il governo ha stanziato 3 miliardi di euro all’anno per il cashless. L’esecutivo punta così ad ammodernare il Paese, portandolo in linea con quando avviene negli altri Paesi europei – e non solo – dove il contante è ormai da tempo molto poco diffuso. Anche da noi, quindi, diventerà normale saldare con la carta di credito anche il più piccolo dei conti, compreso quello del bar o dell’edicola.

La novità super cashback

Tra gli incentivi previsti per favorire l’utilizzo delle carte c’è anche la novità super caschback. Di cosa si tratta? In estrema sintesi, è una quota di “rimborso” per quanto speso. I primi 100mila cittadini che useranno maggiormente la carta, spiega Askanews, faranno cioè più transazioni, a prescindere dalla cifra spesa avranno un rimborso di 3.000 euro l’anno. Conterà quindi il numero delle operazioni: ad esempio 5 caffè vengono considerati alla stregua di 5 borse di lusso.

Fino a 300 euro con il cashback

Ma oltre a quello super c’è anche il “cashback” classico. Chi paga con la carta beneficerà del 10% di cashback, cioè un rimborso del 10% degli acquisti effettuati con moneta elettronica. Con un massimale di spesa di tremila euro e quindi con un rimborso massimo di 300 euro (cifra che può aumentare perché per cautela si è previsto che tutti i partecipanti raggiungeranno il massimo della spesa. In caso contrario, ci saranno più risorse che possono alzare il cashback oltre i 300 euro).

Premi con la Lotteria degli scontrini

Quanto alla ‘lotteria degli scontrini’, vengono confermati 50 milioni in premi per chi pagherà con carta: i premi singoli potranno arrivare anche a 5 milioni di euro. Il cashless, cioè la diffusione dell’uso della moneta elettronica, è un progetto centrale per il governo, che cambia le abitudini di pagamento dei consumatori, più in linea con l’Europa. Un sistema digitale, veloce, semplice e trasparente. Tra le priorità del governo c’è la diffusione dell’uso della moneta elettronica e del tracciamento dei pagamenti. Prova ne è anche il credito d’imposta del 30% per i negozianti che usano il POS.

Tutti pazzi per il monopattino: vendite al +140% nei primi 7 mesi del 2020

Basta guardarsi intorno, almeno nelle grandi città italiane, per rendersi conto che i monopattini hanno conquistato cuori e gambe di una larga fetta i cittadini, grazie anche al clima mite e al desiderio di muoversi individualmente per i timori legati al coronavirus. E allo stesso modo si capisce che questo veicolo ha registrato un autentico boom nell’ultimo periodo. D’altronde, i numeri lo confermano: tra gennaio e luglio 2020 c’è stato un autentico exploit di vendite per il comparto E-Mobility. Secondo le rilevazioni GfK, ne sono stati venduti in totale oltre 125.000 pezzi nei canali della Tecnologia di consumo e il valore del mercato è cresciuto del +140%.

Diffusione grazie anche allo sharing

Negli ultimi anni, ma soprattutto negli ultimi mesi, le strade italiane hanno visto la diffusione di un nuovo mezzo di trasporto: il monopattino elettrico. Un mezzo che si è diffuso grazie anche ai servizi di sharing, ma che molti hanno deciso di acquistare per sperimentare nuovi modi di spostarsi, specialmente in città.

E-Mobility, un settore che corre

Secondo i dati GfK, in Italia il comparto E-Mobility (che comprende monopattini elettrici, skateboard elettrici, hoverboard e one wheel) ha registrato nei primi 7 mesi del 2020 una crescita a valore del +140%, rispetto allo stesso periodo del 2019. La tipologia di prodotto di gran lunga più venduta è stata quella del monopattino elettrico, che negli ultimi mesi è arrivato a pesare a valore oltre il 90% del comparto. Sono escluse da questo perimetro le biciclette elettriche e a pedalata assistita.

Complessivamente, tra gennaio e luglio 2020 sono stati vendute oltre 125.000 unità. Il picco di vendite si è registrato nel mese di luglio (+52,6% a unità) ma il trend in forte crescita ha caratterizzato tutto il periodo successivo al lockdown, complice sia il clima estivo, sia probabilmente la voglia di dotarsi di nuovi mezzi di trasporto individuali (quindi più sicuri sul fronte del contagio) ed ecologici.

Il Bonus Mobilità ha incentivato i consumi

Certamente anche il Bonus Mobilità, valido per i mezzi acquistati dal maggio scorso, ha contributo a far propendere per l’acquisto di un mezzo elettrico grazie ai vantaggi economici. Nel periodo considerato, il prezzo medio di vendita dei dispositivi per la mobilità elettrica è stato di 320 euro, in forte crescita rispetto allo stesso periodo del 2019, quando si attestava a 193 euro. Quindi il Bonus ha fatto sì che gli investimenti fossero più “consistenti” rispetto a quelli di qualche mese prima.

L’Intelligenza Artificiale e l’IoT invadono l’hospitality

Le aziende oggi dedicano ampio spazio alle innovazioni, e il settore dell’hospitality non è stato “risparmiato” dalla brusca accelerata del digitale spinta dall’emergenza Covid. Dai menu di locali e ristoranti alla possibilità di analizzare i Big Data dei clienti, o prevedere gli ordini e organizzare il lavoro in cucina, il ricorso a soluzioni di Intelligenza Artificiale e app legate all’Internet of Things, è ormai diffuso in diversi ambiti applicativi del settore. Per tutti, settore ricettivo compreso, la sfida oggi sembra essere quella di capire come l’AI possa rispondere ai bisogni della Nuova Normalità. E HostMilano, la manifestazione milanese dedicata all’accoglienza, è un osservatorio privilegiato per il monitoraggio delle nuove tendenze in Italia e nei principali mercati internazionali.

Soluzioni touchless per diversi ambiti applicativi

In questo scenario il locale del futuro ha già fatto capolino, e le industrie del settore hanno individuato nell’AI e nella tecnologia possibili soluzioni ai problemi presentati durante il lockdown.

Qualche esempio? “Soluzioni touchless legate all’AI sono ormai presenti in diversi ambiti applicativi – spiega Juan Bernardo Kferman, Buyer Food, Beverage & Supplies di Club Med (USA and Caribbean Region) -. Dalle macchine da caffè ai menu, dalle chiavi della stanza fino allo sciacquone del water. A queste si aggiunge una serie di app e di sistemi di automatizzazione, disponibili su qualsiasi telefono cellulare – aggiunge Kferman-. Nuove idee e nuove tendenze che continueranno anche nell’era 4.0”.

Meno contatto il trend per la ristorazione

Sulle previsioni per il futuro gli analisti concordano: una maggiore attenzione all’automazione e la riduzione della manodopera diventeranno fattori chiave nelle decisioni di acquisto, soprattutto per il comparto delle attrezzature per la ristorazione.

“L’industria della ristorazione di New York City è stata devastata dal Coronavirus. Quando riapriremo e recupereremo vedremo emergere tendenze che vanno dall’ulteriore adozione di pagamenti mobili e menu digitali a una serie di attività che potremo fare senza contatto – commenta Andrew Rigie, direttore di New York Hospitality Alliance -. Vedremo la chiusura al traffico di strade e piazze della città per consentire ai ristoranti di servire più clienti all’aperto, per compensare le riduzioni di occupazione all’interno, e vedremo una crescente pressione sul governo per attuare politiche a sostegno del settore della ristorazione”.

Un business irrinunciabile per il mondo dell’industria

E in Italia? Il Gruppo Cimbali, tra i pionieri della telemetria prima e poi dell’IoT applicato alle macchine professionali per caffè espresso, oggi vede nell’AI un business irrinunciabile per tutto il mondo dell’industria. Se i robot si rivelano utili per svolgere i compiti più ripetitivi, il vero valore dell’AI è la sua capacità di aiutare gli operatori della ristorazione a prendere decisioni migliori nella gestione e nel servizio clienti.

“Prima di tutto è necessario digitalizzare i dati delle forniture e degli ordini, che vanno ‘presi’ da ‘palmare’ – afferma Samuele Fraternali, ricercatore Senior dell’Osservatorio eCommerce B2c del Politecnico di Milano -. Poi si può pensare a soluzioni di gestione dei Big Data, che permettono di affinare gli approvvigionamenti riducendo sprechi e costi”.

A maggio vendite al dettaglio +25,2% in volume. Cresce l’ecommerce

Nel mese di maggio 2020 si assiste a un recupero per le vendite al dettaglio, che rispetto al mese precedente hanno registrato un aumento del 24,3% in valore e del 25,2% in volume. Determinanti per la variazione positiva le vendite dei beni non alimentari, che sono cresciute del 66,3% in valore e del 66,6% in volume, mentre quelle dei beni alimentari sono diminuite del -1,4% in valore e del -1,6% in volume. Si tratta dei dati evidenziati dall’Istat nel rapporto sul Commercio al dettaglio per il mese di maggio 2020.

Su base tendenziale percentuali in diminuzione, ma non per i beni alimentari

Secondo l’Istat nel trimestre marzo-maggio 2020, le vendite al dettaglio hanno registrato un calo del 20,6% in valore e del 21,8% in volume rispetto al trimestre precedente. In particolare, sono diminuite le vendite dei beni non alimentari (-37,4% in valore e -37,8% in volume), mentre le vendite dei beni alimentari hanno mostrato variazioni positive (rispettivamente +1,5% in valore e +0,4% in volume). Su base tendenziale, a maggio si registra una diminuzione delle vendite del 10,5% in valore e dell’11,9% in volume. Le vendite dei beni non alimentari sono risultate in calo del -20,4% in valore e del -20,6% in volume, mentre quelle dei beni alimentari sono cresciute del +2,8% in valore e dello +0,1% in volume.

Variazioni tendenziali negative per tutti i beni non alimentari

Per quanto riguarda i beni non alimentari, a maggio si registrano variazioni tendenziali negative per quasi tutti i gruppi di prodotti, a eccezione di Dotazioni per l’informatica, telecomunicazioni, telefonia (+12,4%) e Utensileria per la casa e ferramenta (+5,6%). Le diminuzioni maggiori riguardano Abbigliamento e pellicceria (-38,1%), Foto-ottica e pellicole, supporti magnetici, strumenti musicali (-37,4%) e Calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-34,8%).

Commercio elettronico a +41,7%

Rispetto a maggio 2019, il valore delle vendite al dettaglio è diminuito del 4,4% per la grande distribuzione e del 18,8 % per le imprese operanti su piccole superfici. Le vendite al di fuori dei negozi sono invece calate del 23,0%, mentre è in deciso aumento il commercio elettronico (+41,7%).

Nel corso della fase di rilevazione dei dati per il mese di maggio non vi è stata alcuna riduzione del tasso di risposta delle imprese a causa dell’emergenza sanitaria. Sono state, comunque, messe in atto azioni in fase di elaborazione dei dati per gestire in modo adeguato le variazioni eccezionali presenti in questo periodo.

 

Fase 3, il cassetto digitale aiuta a gestire l’impresa da remoto

L’emergenza Covid-19 sta cambiando le abitudini degli imprenditori, che si sono resi conto di non potere fare a meno del digitale. Nell’ultimo periodo l’utilizzo del cassetto digitale impresa.italia.it è cresciuto del 30%, e sono 650.000 gli imprenditori che hanno già aderito all’iniziativa. Il cassetto digitale in questo periodo particolare risulta molto utile agli imprenditori per gestire in modo più agile, anche da remoto, la propria azienda. Soprattutto nella richiesta dei contributi per l’emergenza sanitaria. Nella documentazione richiesta per accedere ai fondi messi a disposizione a livello nazionale e locale sono infatti sempre richieste la visura e l’eventuale bilancio, documenti che per l’impresa sono gratuiti e più facili da ottenere proprio tramite l’utilizzo del cassetto digitale.

“Una piccola rivoluzione che ricostruisce la fiducia verso la PA”

“Il cassetto digitale dell’imprenditore – afferma Paolo Ghezzi, direttore generale InfoCamere – è una di quelle piccole rivoluzioni che hanno la capacità di ricostruire la fiducia verso la pubblica amministrazione, avvicinando in digitale gli imprenditori e spingendoli a utilizzare strumenti e tecnologie che possono renderli più competitivi”.

Ma che tipo di servizi offre il cassetto digitale? Realizzato da InfoCamere per conto del sistema camerale, spiega Adnkronos, il cassetto è reso disponibile dalle camere di commercio a 6 milioni di cittadini imprenditori per accedere ai documenti ufficiali, e sempre aggiornati della propria impresa: visura (disponibile anche in lingua inglese), partecipazioni, elenco soci, storia delle modifiche, bilancio, statuto, atto costitutivo, fusioni, nomina amministratori, procure, e fascicolo d’impresa.

Da tutte le informazioni sull’impresa alle fatture elettroniche

Il cassetto digitale mette a disposizione dell’imprenditore le informazioni di maggiore utilizzo come la visura camerale con le informazioni su certificazioni biologiche e rating di legalità, statuto, bilancio, pratiche inviate allo sportello unico delle attività produttive (suap) del Comune (solo per imprese con sede in uno dei circa 3.900 comuni che utilizzano la piattaforma impresainungiorno.gov.it), e fatture elettroniche, per chi sceglie di utilizzare il sistema gratuito delle camere di commercio fatturaelettronica.infocamere.it.

Inoltre, il cassetto digitale mette a disposizione i documenti ufficiali dell’impresa presenti nel Registro Imprese.

Un “biglietto da visita” ufficiale 

Attraverso gli atti ufficiali l’imprenditore ha sempre quindi a portata di mano un “biglietto da visita” ufficiale della propria impresa, da condividere con partner, clienti, fornitori, banche e professionisti. Ma anche per inviarlo alla PA per adempimenti o partecipare a gare e bandi, anche internazionali. Per accedere a impresa.italia.it è sufficiente scaricare la web app gratuita ed essere in possesso degli strumenti di identità digitale (Spid), che consentono di identificare il cittadino-imprenditore, o la Cns (Carta nazionale dei servizi). Il cassetto digitale dell’imprenditore è inoltre integrato con la nuova soluzione delle camere di commercio per l’identità digitale DigitalDNA, il token wireless per un uso ancora più semplice in mobilità, inclusa la possibilità di utilizzare la firma digitale.

Il coronavirus impoverisce anche l’educazione

Le difficoltà materiali, nella didattica a distanza e il mancato accesso alle attività extrascolastiche motorie e ricreative per molti bambini e ragazzi si traduce nel rischio di rimanere indietro. L’isolamento forzato a causa dell’emergenza Coronavirus rischia di far perdere motivazione e competenze scolastiche, e in alcuni casi può portare all’abbandono della scuola.

Questo l’allarme di Save the Children, che diffonde un’indagine realizzata per l’Organizzazione dall’istituto di ricerca 40 dB su un campione di oltre 1000 bambini e ragazzi tra gli 8 e i 17 anni e i loro genitori, incluso un 39,9% del totale in condizioni di fragilità socio-economica anche a causa della Crisi Covid-19.

Difficoltà a fare i compiti, e la paura di perdere l’anno

Secondo il rapporto circa 1 minore su 5 incontra maggiori difficoltà a fare i compiti rispetto al passato, e tra i bambini tra gli 8 e gli 11 anni quasi 1 su 10 non segue mai le lezioni a distanza, o lo fa meno di una volta a settimana.

Circa 1 genitore su 20 ha paura che i figli debbano ripetere l’anno, o che possano lasciare la scuola. Tassi che tra le famiglie in maggiori difficoltà economica passano rispettivamente a quasi 1 su 10 e 1 su 12.

E sei genitori su dieci (60,3%) ritengono che i propri figli avranno bisogno di supporto quando torneranno a scuola, considerata la perdita di apprendimento degli ultimi mesi.

Il circolo vizioso della povertà

Una povertà educativa alimentata dalla crisi economica che ha impoverito ulteriormente le famiglie. Quasi 1 genitore su 7 (14,8%), tra quelli con una situazione socio-economica più fragile, ha perso il lavoro definitivamente a causa dell’emergenza Covid-19, e oltre la metà lo ha perso temporaneamente. Più di 6 su 10 invece stanno facendo i conti con una riduzione temporanea dello stipendio, al punto che rispetto a prima del lockdown la percentuale di nuclei familiari in condizione di vulnerabilità socio-economica che beneficia di aiuti statali è quasi raddoppiata, passando dal 18,6% al 32,3%, riporta Italpress.

Agire subito per non privare i bambini del loro futuro

Si tratta di genitori che nel 44% dei casi sono preoccupati di non poter tornare al lavoro o cercarne uno perché i figli non vanno a scuola e non saprebbero a chi lasciarli.

“Non possiamo permettere che l’epidemia di Covid-19 in pochi mesi tolga ai bambini e agli adolescenti in Italia opportunità di crescita e sviluppo – commenta Daniela Fatarella, direttrice generale di Save the Children Italia -. Dobbiamo agire subito per non privarli del loro futuro. L’educazione, formale e non, rappresenta per i nostri bambini l’ancora di salvezza per avere opportunità nel presente, ma soprattutto per garantire la libertà di scegliere il proprio futuro, specie nei contesti più svantaggiati”.

 

Il futuro dell’abitare, parola d’ordine flessibilità

Se lo smart working continuerà a essere uno strumento per lavorare anche dopo la fine del lockdown, le abitazioni dovranno essere ripensate in un’ottica work-life balance. La maggiore autonomia e responsabilità hanno favorito nel lavoratore un certo senso di appagamento, ma hanno reso difficile la condivisione degli spazi, soprattutto per chi abita in città o in un appartamento.

La sensazione più comune è stata infatti quella di vivere in una casa che scoppia, e di lavorare senza soluzione di continuità. Come adattare quindi lo spazio domestico perché risponda, nel corso della giornata, a molteplici funzioni, condividendolo anche con altre persone che hanno bisogni diversi?

Home working, smart working e le nostre case

L’home working funziona. Grazie alla tecnologia ha fornito una risposta efficace a una condizione di emergenza, ma ha creato anche alcune difficoltà, riporta Ansa. “Il nostro spazio domestico è improvvisamente inadeguato – spiega Francesco Scullica, architetto, e direttore scientifico del Master Interior Design del Politecnico – i modelli di open space, di spazi a pianta libera, che hanno avvantaggiato negli ultimi anni la zona living a scapito di quella più privata, sono messi in discussione”. Le case, insomma, non si adattano molto bene al lavoro continuativo da remoto. Dopo anni in cui la casa era stata poco vissuta a favore di spazi pubblici ora tutto accade fra le quattro mura domestiche. E l’intero nucleo familiare è costretto a vivere insieme ogni giorno.

La casa non sostituisce un ufficio

La casa non può sostituire completamente un ufficio o uno spazio di coworking. Spesso per ragioni tecnologiche, ma soprattutto per la mancanza del fattore umano. Gli uffici sono infatti spazi relazionali dove si costruiscono comunità. Sono luoghi di incontri, opportunità e scambi di idee, acceleratori di relazioni.

Se in futuro vogliamo rendere le nostre case più adatte ad accogliere alcune giornate lavorative possiamo provare a ripensare la distribuzione degli spazi, in particolare la suddivisione tra quello pubblico e quello privato.

“Dovremmo innanzitutto stabilire quali potrebbero essere le stanze della casa aperte a tutti, sempre, e quali gli spazi dedicati al raccoglimento e al lavoro individuali”, commenta Isadora De Pasquale, architetto progettista di Copernico.

Ripensare, trasformare, rendere flessibile

La parola d’ordine del futuro nell’interior design sarà insomma flessibilità, negli spazi e negli arredi. Negli ultimi anni il lavoro di architetti e designer si era concentrato per rendere gli uffici adatti sia al lavoro sia alle relazioni ora è il momento di fare lo stesso all’interno delle nostre abitazioni. Trasformare la casa in un ufficio è impossibile, ma possiamo cercare di trasferire in casa alcune delle buone pratiche che solitamente adottiamo nell’arredamento funzionale degli uffici. Ad esempio, avere uno spazio personale dedicato al lavoro, dare importanza ai luoghi di transizione, scegliere arredi ergonomici e flessibili per le zone di lavoro e introdurre elementi di verde. E se anche l’arte è un acceleratore di creatività si può pensare di introdurre elementi artistici in casa. Perché la bellezza non è mai abbastanza

Fwa, una tecnologia cruciale per la richiesta di connettività al tempo del Covid-19

L’Italia si trova in una situazione senza precedenti, che sta mettendo alla prova non solo cittadini e Istituzioni, ma anche la capacità degli operatori Tlc di far fronte alla crescente richiesta di connettività. L’emergenza coronavirus, e il conseguente ricorso allo smart working di tantissimi lavoratori, sta determinando infatti un incremento della domanda stimata almeno del 50% in più rispetto all’abituale traffico dati. L’Fwa, il Fixed wireless access, sta dando prova di grande utilità e “resilienza”, poiché si basa su una tecnologia che sfrutta i collegamenti via etere. In questo modo, “consente di fornire servizi di connettività ad altissime prestazioni anche nelle aree bianche – spiega Enrico Boccardo, presidente della Coalizione per il Fixed wireless access (Cfwa) – ovvero in quelle aree nelle quali sono assenti altre infrastrutture a banda larga”.

Un servizio indispensabile per smart working e didattica a distanza

La Coalizione per il Fixed wireless access riunisce oltre 60 imprese ad azionariato prevalentemente italiano che condividono l’obiettivo di portare la connettività internet in tutta Italia, comprese le zone più impervie e difficili da raggiungere, le cosiddette aree bianche. Le aree del Paese dove gli operatori tradizionali non hanno investito.

Secondo Boccardo, l’Fwa rappresenta perciò “un servizio indispensabile per i cittadini, per le imprese e per la Pubblica amministrazione, in particolare in questo periodo in cui cresce il ricorso allo smart working, alla didattica a distanza e ai tanti altri servizi informatici e telematici”.

Imprese pronte a potenziare ulteriormente le infrastrutture

Grazie all’Fwa la possibilità di portare connettività internet alle persone e alle aziende e in tempi pressoché immediati in tutto il Paese rappresenta “un elemento fondamentale, strategico e che va sfruttato al meglio – continua il presidente Cfwa -. Come imprese di pubblica utilità siamo pronti a potenziare ulteriormente le nostre infrastrutture e a garantire sempre, specialmente in questo momento critico, il funzionamento delle reti, l’operatività e la continuità dei servizi”.

Necessario intervenire con investimenti privati una volta superata l’emergenza

Per facilitare questo compito, riporta Askanews, le imprese aderenti a Cfwa hanno però bisogno di “una maggiore e duratura disponibilità di frequenze per l’accesso, e di una riduzione dei canoni per l’utilizzo delle frequenze di backbone – aggiunge Boccardo – ove queste siano utilizzate per raggiungere, grazie a investimenti privati, aree nelle quali le infrastrutture di Tlc sono carenti. Spero che il governo possa intervenire in questo senso – sottolinea il presidente Cfwa – anche in considerazione del fatto che una volta superata questa emergenza si sarà radicato nel Paese un maggiore utilizzo delle reti di telecomunicazioni nei tanti ambiti della vita di ognuno”.

Informazione fra vecchi e nuovi media: come siamo messi?

Tradizionale Tg in televisione, giornale cartaceo, web, social media? Quali sono le fonti di informazione principalmente utilizzate dagli italiani? Beh, è sotto gli occhi di tutti come l’informazione sia, a livello globale, altamente polarizzata. Ma alla domanda ha tentato di rispondere il 16° Rapporto sulla comunicazione del Censis, con un’indagine approfondita delle modalità utilizzate dai nostri connazionali per informarsi. Dall’indagine si scopre che le prime cinque fonti d’informazione utilizzate dagli italiani includono strumenti tradizionali come telegiornali, reti televisive all news e quotidiani cartacei, insieme all’innovazione fornita dalla piattaforma social più diffusa, Facebook, e dai motori di ricerca su internet, come Google. “I telegiornali mantengono salda la leadership: sono i programmi a cui gli italiani ricorrono maggiormente per informarsi (59,1%). L’apprezzamento è generalizzato, ma aumenta con l’età: dal 40,4% dei giovanissimi al 72,9% degli over 65. Elevato è anche il favore accordato alle tv dedicate all’informazione a ciclo continuo, 24 ore su 24, utilizzate per informarsi dal 19,6%” spiega il rapporto. Dopo il telegiornale, però, il secondo strumento più utilizzato per informarsi è Facebook (scelto dal 31,4% degli italiani) seguito dai motori di ricerca con il 20,7%. I giornali cartacei, con il loro 17,5%, guadagnano oltre punti percentuali rispetto all’analogo rapporto di due anni fa.

La politica l’argomento più “caldo”

Dai dati sopraelencati si evince che gli italiani costruiscono un mix personalizzato delle fonti, online e offline. Ma quali sono gli argomenti preferiti e coinvolgenti? Senza dubbio quelli legati alla politica nazionale, che conquistano il 42,4% della popolazione: le vicende di governi e partiti politici rappresentano in assoluto il genere di notizie più seguito. La politica stacca di 10 punti percentuali le voci classiche dei palinsesti informativi, come lo sport (29,4%) o la cronaca nera (26,1%) e rosa (18,2%). Ancor più basso l’interesse dimostrato per  le notizie economiche ((15,3%) e di politica estera (10,5%).

Ai “grandi” mancano le competenze digitali

Anche se Internet ormai fa parte della vita quotidiana, il 25,0% degli italiani ammette di non possedere le competenze necessarie per muoversi agevolmente nel mondo digitale. Sono maggiormente digitalizzati coloro che hanno tra i 30 e i 44 anni (8,0%) e tra i più istruiti (11,4%), alla pari con i più giovani (11,5%): sono questi i soggetti meglio attrezzati per vivere nell’ambiente digitale. Mentre il 57,3% delle persone anziane confessa un totale deficit di competenze.