Over Motel | Wellness Suite a Monza

La zona tra Monza e Milano è particolarmente frequentata da quanti si spostano per motivi di business o da parte di coloro che raggiungono appositamente quest’area da qualsiasi altra regione italiana sempre per motivi di lavoro. Questo è il motivo per il quale sono in tanti ad avere bisogno di strutture ricettive in zona in grado di assicurare un valido riposo, ma soprattutto che consentano di spostarsi velocemente da Monza a Milano e viceversa, in base agli impegni del giorno. In questo senso l’Over Motel è uno dei più gettonati tra gli alberghi  di Monza proprio per la sua posizione strategica che consente di raggiungere facilmente Milano, ma non solo.

Le camere infatti, mettono a totale agio i clienti consentendo loro di riposare in maniera ottimale tra un impegno di lavoro e l’altro. Inoltre questo motel Monza mette a disposizione degli utenti dei mini box parcheggio privati con accesso fronte camera, in questa maniera il cliente può tranquillamente parcheggiare la propria vettura nei pressi della propria camera e non avere dunque alcun tipo di pensiero in merito. Inoltre, grazie ad una apposita tenda motorizzata, è possibile chiudere la visuale e garantirsi così tutta la privacy di cui si avverte la necessità.

L’Over Motel mette inoltre a disposizione degli utenti della camere che hanno un proprio centro benessere, dunque ad uso esclusivo degli ospiti della camera, che consente di ottenere un riposo ed un relax ancora più profondi ed efficaci, grazie all’hammam o all’idromassaggio o qualsiasi altro dei trattamenti che il cliente desidera di concedersi In occasione della sua permanenza in struttura. L’Over Motel è dunque un’occasione unica per coniugare un impegno di lavoro ad un momento di piacevole benessere, in una struttura finemente arredata ed in grado di regalare agli ospiti tutto il benessere di cui hanno bisogno.

L’importanza di mantenere una corretta idratazione anche al lavoro

Grazie al moderno dispenser d’acqua per l’ufficio dell’azienda IWM è possibile risolvere l’annoso problema del permettere ai propri dipendenti o clienti di poter bere tranquillamente l’acqua che si desidera. Mantenere una adeguata idratazione nel corso della giornata inoltre, consente di mantenere un elevato livello di concentrazione, il che è ideale per mantenere sempre ottimale il livello della produttività. Per questo motivo sono tante le aziende e gli uffici che hanno già deciso di utilizzare questi impianti di ultima generazione all’interno dei locali, e consentire soprattutto ai dipendenti di poter bere liberamente ogni qualvolta ne avvertono la necessità, con la certezza di bere un’acqua veramente salutare e  bilanciata. Grazie ai dispenser IWM i dipendenti potranno bere dell’acqua fredda ma anche calda a piacimento; inoltre basta un semplice gesto della mano per avere dell’ottima acqua gassata o addirittura i cubetti di ghiaccio per chi lo preferisce.

Il vantaggio per le aziende o uffici che adottano questi impianti di nuova generazione, è anche quello di riuscire a risparmiare sui costi di approvvigionamento idrico, dato che questi prelevano direttamente l’acqua del rubinetto e la depurano migliorandone il sapore. Non sarà più necessario dunque acquistare costose bottiglie o l’acqua degli ingombranti boccioni, ma tutta la comodità e la convenienza di un’acqua buona da bere e dal prezzo decisamente contenuto. Vi è una ottima scelta in fatto di modelli e colori, così che sia possibile individuare esattamente l’impianto maggiormente in grado di adattarsi al design del contesto in cui verrà inserito, e l’azienda o ufficio in questione non avranno pensieri nemmeno per quel che riguarda la manutenzione. Saranno direttamente i tecnici IWM infatti, ad apportare gli interventi periodici necessari nel corso dell’anno per garantire sempre il perfetto funzionamento dell’impianto, così che questo possa consentire a tutti di bere sempre dell’ottima acqua con la semplice pressione di un pulsante.

Calzature Bruno Bordese: comfort, estetica e appeal

Le calzature Bruno Bordese sono ideali per te che ami vestire con cura e desideri affidare i tuoi piedi ad una scarpa che possa garantirgli tutto il comfort necessario ed il benessere che desideri, anche quando le indossi per un periodo prolungato di tempo. Questo brand intraprendente si prende cura di te sia quando desideri una scarpa per le occasioni più importanti che per gli appuntamenti quotidiani quali il lavoro o il tempo libero, apportando tutto il suo contributo in termini di ricercatezza e stile. La grande attenzione per i dettagli e la cura per i materiali impiegati è il marchio di fabbrica che contraddistingue ogni prodotto Bruno Bordese, il che traspare in maniera evidente semplicemente osservando un qualsiasi tra le tante calzature proposte, e la scelta è davvero ampia se si pensa alle tantissime calzature (per lui e per lei) pensate appositamente per ogni momento della giornata.

Chi sceglie questo importante brand infatti, ama la moda ma al tempo stesso “fare” moda: grazie alla genialità che è propria di ogni creazione Bruno Bordese infatti, queste ottime calzature sono in grado di creare nuove tendenze e completare il proprio outfit apportando, in base ai gusti e alle abitudini di ciascuno, quel tocco in più in termini di perfezione e design di cui ognuno di noi è alla ricerca. Bruno Bordese è dunque un brand che non lascia nulla al caso, e che conosce bene le esigenze ed i desideri di chi ama essere sempre in linea con le mode del momento, mostrando agli altri tutta l’attenzione che si adopera nello scegliere cosa indossare. Se cerchi dunque una calzatura che possa completare il tuo abbigliamento in maniera originale ed in linea con le ultime tendenze, Bruno Bordese è ciò di cui hai bisogno per coniugare comfort, estetica e appeal.

Filtrare efficacemente gli accessi negli uffici pubblici

Quello della sicurezza all’interno degli edifici pubblici, con particolare riferimento ai tribunali considerando i recenti episodi di cronaca, è un problema che sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti e che necessita di soluzioni urgenti per tutelare l’incolumità di tutti coloro i quali vi prestano servizio a vario titolo. Non è possibile infatti, pensare che qualcuno possa decidere di entrare indisturbato all’interno dei tribunali e girare per le stanze alla ricerca di documenti vari, oppure di introdurre delle armi allo scopo di vendicarsi con qualcuno. Troppo spesso purtroppo, capita di apprendere dai media che episodi di questo tipo si continuano a verificarsi nonostante l’innalzamento del livello di guardia e l’ingente spiegamento di risorse allo scopo di prevenire tale eventualità.

Al momento, la soluzione più efficace per riuscire a mettere in pratica un controllo accessi capillare è quello di installare uno dei sistemi di ultima generazione proposti da Cotini srl, azienda della provincia di Milano da sempre impegnata in questo ambito.

I sistemi progettati e commercializzati da Cotini srl per il controllo degli accessi rappresentano l’avanguardia tecnologica del settore e la risposta concreta alle esigenze della pubblica amministrazione nel mettere in sicurezza edifici pubblici ritenuti “sensibili” e nei quali è necessario andare a filtrare gli accessi in maniera efficace. I lettori apriporta proposti da Cotini srl possono dunque riconoscere gli utenti sia in base al pin che vanno a digitare, così come mediante l’utilizzo di un apposito badge o l’impronta digitale.

Proibire l’accesso ai non aventi diritto diventa così una operazione decisamente più semplice e gestibile grazie ai sistemi Cotini srl, anche in considerazione del grande flusso di lavoratori, funzionari ed utenti che ogni giorno hanno necessità di raggiungere il tribunale e ai quali deve essere garantito un accesso rapido, evitando che il sistema di filtro degli accessi sia causa di code agli ingressi e quindi disagio per tutti.

Cialdamia e i benefici del caffè

Il caffè è notoriamente una delle bevande più apprezzate dagli italiani, ma quel che molti non sanno è che questo sia al tempo stesso un toccasana per la salute. È infatti scientificamente dimostrato che il caffè è in grado di stimolare l’intelligenza, favorire il consumo di grassi, riduce il rischio di contrarre patologie quale il diabete 2 ma anche l’alzheimer, stimola il buon umore e fornisce un valido aiuto nel combattere la depressione. I motivi per i quali regalarsi una buonissima tazza di caffè sono dunque molteplici, ed è possibile farlo senza nessun rimorso: se bevuto senza eccedere infatti, questo è in grado di rappresentare un valido contributo per il nostro organismo. A questo però, deve necessariamente abbinarsi un gusto che sia in grado di regalare piacevolissime sensazioni anche al palato, e non sono al nostro corpo in genere. Per avere la certezza di scegliere un prodotto di assoluta qualità, dal gusto e dall’aroma garantiti, la soluzione più oculata è quella di optare per le capsule delle migliori marche: NespressoLavazza a Modo Mio o Nescafè dolce gusto, sono sicuramente tra le preferite dagli italiani e quelle in grado di garantire l’esperienza migliore.

Queste famose capsule infatti, sigillate ermeticamente per preservare al massimo l’aroma ed il gusto, riescono a soddisfare il desiderio di caffè consentendo a ciascuno di bere esattamente quello preferito. Le miscele a disposizione sono infatti davvero tante, e tutte accuratamente selezionate, e non sarà difficile individuare tra queste quella che più delle altre è in grado di incontrare i propri desideri. Tutte qualità da provare e grazie alle quali sarà finalmente possibile bere ogni giorno il caffè dei propri desideri senza doversi più accontentare di qualcosa che semplicemente ci si avvicina, e con la certezza di aver contribuito a fare al tempo stesso qualcosa per la propria salute.

www.cialdamia.it è forse il miglior sito italiano per l’acquisto di cialde e capsule compatibili Nespresso e non: la sua interfaccia è semplice da utilizzare, e propone un buon livello di UX ed un catalogo prodotti ben articolato. La procedura di checkout è semplice ed immediata, consente l’acquisto in modalità “guest” ed offre diverse possibilità di risparmio, sopratutto sugli acquisti in bundle e le alte quantità. Consigliatissimo!

Per Visa un miliardo di pagamenti contactless in più in Europa

Un miliardo di pagamenti contactless aggiuntivi: è quanto ha processato Visa in Europa in meno di un anno. Un traguardo raggiunto da Visa grazie a una maggiore fiducia dei consumatori verso i pagamenti touch free, ma soprattutto da quando 29 paesi in tutta Europa hanno aumentato la soglia dei pagamenti contactless in risposta alla pandemia da Covid-19. La crescita dei pagamenti contactless, uno dei trend chiave emersi durante la pandemia, mostra come questi siano passati dall’essere una semplice comodità a una vera e propria necessità, sia per i consumatori sia per gli esercenti. Una ricerca effettuata da Visa rileva infatti come due terzi (65%) dei consumatori a livello mondiale preferirebbe utilizzare i pagamenti contactless anche più di quanto fa abitualmente.

Una forma di pagamento che combina velocità e convenienza alla sicurezza

“La domanda di pagamenti touch-free indica che il contactless è diventato per consumatori ed esercenti europei la nuova normalità – spiega Charlotte Hogg, Chief Executive Officer Europe di Visa -. I pagamenti contactless sono diventati popolari perché combinano velocità e convenienza con la sicurezza. Infatti, le carte contactless possiedono il tasso di frode più basso di qualsiasi altra tipologia di pagamento, e nei paesi in cui i pagamenti contactless vengono più utilizzati, le frodi nei punti vendita sono ai minimi storici. L’abilitazione di pagamenti contactless sarà la chiave della ripresa economica in Europa – aggiunge Hogg – dal momento che darà ai consumatori fiducia nello spendere, e fornirà a negozi, ristoranti e altri retailer una spinta proprio nel momento in cui ne hanno più bisogno”.

L’80% delle transazioni Visa all’interno dei negozi attualmente è contactless

Secondo la ricerca, la domanda crescente di transazioni contactless è evidente in tutta Europa, con oltre l’80% dei pagamenti Visa all’interno dei negozi attualmente contactless. In Francia e Germania, ad esempio, il numero di transazioni contactless è aumentato rispettivamente di due terzi e di quasi la metà rispetto all’anno precedente. Del miliardo di transazioni, 400 milioni hanno avuto luogo nel Regno Unito, e ci si può aspettare un’ulteriore crescita a seguito dell’annuncio dell’innalzamento della soglia dei pagamenti contactless a 100 sterline entro fine anno.

Gli esercenti si spostano sempre più verso le operazioni online

La popolarità dell’e-commerce sta aumentando in tutta Europa, e a dicembre 2020 oltre 15 paesi hanno registrato una crescita del 40%, o più, delle transazioni online rispetto all’anno precedente. Poiché molte imprese sono tenute a operare sottostando a misure restrittive, e a tenere il passo con il cambio di comportamento dei consumatori, gli esercenti si stanno spostando sempre più verso le operazioni online, adottando i pagamenti digitali e contactless.

Quanto valgono le nostre case? I dati provvisori sui prezzi delle abitazioni

Secondo le stime preliminari dell’Istat nel quarto trimestre 2020 l’indice dei prezzi delle abitazioni acquistate dagli italiani, il cosiddetto IPAB, aumenta dello 0,3% rispetto al trimestre precedente, e dell’1,6% rispetto allo stesso periodo del 2019. L’aumento tendenziale dell’IPAB è dovuto sia ai prezzi delle abitazioni nuove, che crescono dell’1,7%, in rallentamento rispetto al trimestre precedente (+3,0%), sia a quelli delle abitazioni esistenti, che aumentano dell’1,4%, in accelerazione rispetto al terzo trimestre 2020 (+0,7%). Andamenti che si manifestano in un contesto di crescita vivace dei volumi di compravendita: l’incremento tendenziale registrato dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate per il settore residenziale nel quarto trimestre 2020 è infatti del +8,8%. Mentre nel trimestre precedente era del +3,0%.

Nel 2020 i prezzi delle abitazioni aumentano dell’1,9%

Su base congiunturale l’aumento dell’IPAB (+0,3%) è dovuto unicamente ai prezzi delle abitazioni esistenti, che registrano un incremento pari allo 0,3%, mentre quelli delle abitazioni nuove diminuiscono dello 0,3%. In media, nel 2020, i prezzi delle abitazioni aumentano dell’1,9%. I prezzi delle abitazioni nuove fanno infatti registrare un +2,1%, mentre quelli delle abitazioni esistenti, che pesano per oltre l’80% sull’indice aggregato, crescono dell’1,9%. Rispetto alla media del 2010, primo anno per il quale è disponibile la serie storica dell’IPAB, nel 2020 i prezzi delle abitazioni sono diminuiti del 15,0%, mentre il tasso di variazione acquisito dell’IPAB per il 2021 è pari al -0,3%

Una crescita trainata da Sud e isole

Nel quarto trimestre la crescita tendenziale dei prezzi delle abitazioni su base annua è trainata da Sud e Isole (+3,0%). I prezzi crescono, ma in modo meno marcato nel Nord-Ovest e nel Nord-Est, rispettivamente, pari al +1,7% e al +1,8%, e di poco nel Centro (+0,2%). Nel quarto trimestre a Milano i prezzi delle abitazioni aumentano, su base annua, del 7,4%, confermando una crescita sostenuta sebbene in decelerazione rispetto al trimestre precedente (era +12%). A Torino e a Roma, invece, i prezzi delle abitazioni sono in calo (rispettivamente del 2,0% e dello 0,5%).

Nell’anno del Covid si registra la crescita più ampia

Insomma, come si legge nel comunicato dell’Istat, “Nel 2020, l’anno dell’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19, i prezzi delle abitazioni acquistate dalle famiglie registrano la crescita più ampia in media d’anno da quando è disponibile la serie storica dell’indice IPAB”.

Rispetto alla media del 2010, nel 2020 però i prezzi delle abitazioni sono comunque inferiori del 15%. Tra le grandi città, è Milano che registra per il quinto anno consecutivo un incremento, e torna per la prima volta a superare il livello dei prezzi del 2010, quando si attestavano al +5,6%. I dati indicano una crescita anche per i prezzi delle abitazioni a Roma, riporta Ansa, che dopo tre anni di flessioni nel 2020 crescono dello 0,8%. Nella Capitale però il livello dei prezzi è ancora inferiore del 27,5% rispetto al 2010.

Donne ancora penalizzate, ma c’è chi si reinventa tra artigianato e innovazione

Nonostante sia aumentato il numero di donne lavoratrici, la disparità di genere nel mercato del lavoro è ancora molto elevata. L’Italia è tra i Paesi in una situazione critica, con 8 punti percentuali di divario rispetto alla media Ue, attestata all’11,5% (2017). Una disparità che dipende soprattutto dalle responsabilità di assistenza, in particolare la genitorialità, che spesso ricadono unicamente sulle donne. A confermare la situazione anche quanto si è verificato nell’ultimo anno: il 55,9% dei posti di lavoro persi per gli effetti della crisi sanitaria ha coinvolto l’occupazione femminile. In particolare, tra il secondo semestre del 2019 e lo stesso periodo del 2020 sono stati persi 470 mila posti di lavoro al femminile, a fronte del totale di 841mila, con un incremento di 707mila donne inattive (+8,5%).

Gli effetti della pandemia sull’occupazione femminile

È quanto sottolinea un’elaborazione dati realizzata da Inrete per SumUp, fintech nel settore dei pagamenti digitali con mobile Pos. Secondo la ricerca rilevante è anche l’impatto che ha avuto l’avvio della didattica a distanza sulle professioni. Per assistere i figli molte donne si sono trovate costrette a ridurre l’investimento sul lavoro, a usufruire di permessi e aspettative, e in alcuni casi anche ad abbandonare definitivamente l’occupazione. La riduzione maggiore dei livelli occupazionali durante la pandemia ha colpito la fascia giovanile di età compresa tra i 25 e i 39 anni, fra cui la quota di donne con figli a carico è significativamente elevata. La pandemia ha rievocato quindi messaggi e stereotipi che, con molta fatica, erano in via di derubricazione. Su tutti quello che pone la figura femminile ambientata nello scenario domestico.

Storie di piccole imprenditrici che hanno saputo reinventarsi

Per bilanciare dati statistici non rassicuranti SumUp ha raccolto storie di artigiane e piccole imprenditrici che hanno saputo reinventarsi, o che hanno individuato in un periodo di incertezza uno stimolo per fare della propria passione una vera e propria professione o forma di business. C’è la laureata in storia dell’arte che si è dedicata alla propria passione, la cucina, diventando chef per offrire servizi di catering, event planning, private chef, lezioni di cucina e food experience a privati e aziende. Ma c’è anche chi ha rivoluzionato la propria vita e si è reinventata un lavoro, proponendosi come fiorista e flower stylist, o ancora chi si è data all’artigianalità, sempre seguendo le proprie passioni, creando una linea di t-shirt dipinte a mano e stampate in cotone organico o pezzi unici di arredamento. Rigorosamente fatti a mano.

Il 55% delle fatture viene saldata in ritardo

Tra chiusure forzate, limitazioni e ritardi nei pagamenti in queste settimane si parla spesso delle difficoltà affrontate dalle imprese italiane. Ma c’è un’altra categoria che sta soffrendo la crisi economica, le partite IVA, con il triste primato di una fattura su due che non viene pagata. I professionisti faticano più delle aziende a restare a galla: secondo uno studio del Gruppo Irec su oltre 1000 liberi professionisti l’ultimo trimestre 2020 è stato chiuso con una media di oltre il 55% delle fatture non pagate a scadenza. Secondo gli ultimi dati Eurostat, in Italia sono 4,6 milioni le partite Iva, circa il 17,5% dei cittadini di età compresa tra i 20 e i 64 anni. Appare evidente quanto le loro difficoltà possano ripercuotersi su tutto il tessuto economico.

I settori più colpiti e la mappa dei ritardi

I settori più colpiti sono la ristorazione, il turismo e il settore alberghiero, dove i ritardi nei pagamenti raggiungono addirittura il 71% delle fatture, con differenze importanti anche tra le Regioni. I ritardi più significativi, riporta Askanews, si registrano in Sicilia (fatture pagate in ritardo 78%, il 31% con ritardo maggiore di 90 giorni), Sardegna (fatture pagate in ritardo 74%, il 29% con ritardo maggiore di 90 giorni) e Umbria (fatture pagate in ritardo 73%, il 26% con ritardo maggiore di 90 giorni).

Professionisti che generano lavoro e fanno girare l’economia

“L’esercito delle partite Iva è composto da professionisti particolarmente produttivi, che generano lavoro anche per altri individui e fanno girare l’economia in modo importante. Eppure, gli aiuti statali offerti a tale categoria sono stati decisamente insufficienti – spiega il presidente del Gruppo IREC, Victor Khaireddin -. Inoltre, interrogando circa 100 consulenti del lavoro che gestiscono contratti di migliaia di lavoratori subordinati o di collaborazione, abbiamo constatato che l’84% di questi non si è visto rinnovare il contratto scaduto nei mesi della pandemia, obbligando un numero considerevole di persone ad attingere agli ammortizzatori sociali. Questa percentuale arriva addirittura al 92% nei tre settori maggiormente colpiti”.

Più flessibili di un’azienda, ma più vulnerabili

“I professionisti hanno certamente una struttura più flessibile rispetto a una grande azienda, ma hanno spesso meno risorse e un minore cash flow, e questo può renderli più vulnerabili – prosegue Khaireddin -. A questo punto viene da chiedersi, se queste persone non hanno più un introito e gli strumenti introdotti da parte del governo non sono sufficienti, come spesso abbiamo visto fin ora, che misura di sostegno si intende attuare? E, soprattutto, questo esercito di partite Iva e dipendenti che attingeranno nei prossimi mesi ad ammortizzatori sociali, creeranno un conto molto importante. Come ha intenzione il governo di rientrare di tali somme? – si chiede Khaireddin?-. Tutto questo sta producendo un conto enormemente salato che prima o poi ci verrà presentato”.

L’impatto del Covid-19 sulle esecuzioni immobiliari

Fino all’arrivo del Covid-19 in Italia la performance delle esecuzioni immobiliari risultava in miglioramento, con una durata media delle procedure passata da 5 a 4,7 anni. L’emergenza sanitaria e il lavoro da remoto hanno contribuito ad accelerare la digitalizzazione dei processi in 5 dei principali tribunali italiani su 10; di contro, la pandemia ha avuto un impatto diretto su aste (-85%) e fallimenti (-33,3%), e il blocco delle procedure giudiziali ha rallentato il recupero di efficienza. È quanto emerge dall’Osservatorio NPE, realizzato da CRIBIS Credit Management, che ha l’obiettivo di fornire una visione complessiva e aggiornata del mercato italiano dei crediti deteriorati.

Durata media complessiva in lieve riduzione

Relativamente alle esecuzioni immobiliari, nel periodo 2015-2019 è stata registrata una variazione complessivamente negativa a livello nazionale, con la chiusura di circa 384.000 esecuzioni immobiliari a fronte di 305.000 procedure aperte. La modalità di chiusura delle procedure mostra che il 79% delle procedure monitorate negli ultimi 5 anni ha seguito un normale decorso, mentre il 9% è stato chiuso per inefficacia e il 6% per via stragiudiziale. La durata media complessiva risulta in lieve riduzione, passando da 5 anni nel triennio 2015-2017 ai 4,76 anni dell’ultima rilevazione, per effetto principalmente di un miglioramento delle performance nelle regioni del Sud Italia.

Un brusco calo nel 2020

Le procedure concorsuali aperte (69.000) negli ultimi 5 anni bilanciano quelle chiuse (72.000). Il trend, lievemente decrescente fino al 2019, ha subito un brusco calo nel 2020 indotto dall’emergenza Coronavirus. L’area geografica dove le procedure hanno una durata più contenuta (circa 5 anni) sono Nord Ovest e Nord Est, sostanzialmente allineati nel biennio 2018-2020. Seguono il Centro (6 anni), in netto miglioramento nel 2018-2020, e il Sud (6,6 anni) con una tendenza sostanzialmente stabile. Considerando la natura giuridica, la durata media più breve è associata alle società a responsabilità limitata (6 anni, e 4 per le Srl a socio unico), mentre le società per azioni sono caratterizzate da procedure più lunghe (11,6 anni).

Calano aste e fallimenti

In generale, si registra un incremento della durata media delle procedure all’aumentare delle dimensioni della società, in particolare per quelle con un attivo superiore a 10 milioni di euro. L’Osservatorio evidenzia poi un netto calo delle aste pubblicate nella fase del primo lockdown nazionale, in media pari all’85% tra marzo e maggio 2020, rispetto ai valori di fine febbraio. A questo è seguito un rimbalzo tra luglio e settembre, a causa dell’allentamento delle misure restrittive durante i mesi estivi. Analogamente, a partire da marzo, anche il numero dei fallimenti ha registrato una netta contrazione (-33,3%) rispetto agli stessi mesi degli anni precedenti.

I trend dell’innovazione del 2021? Dalla dieta “plant based” al benessere mentale fino al cashless

Sarà sempre la tecnologia, in tutti gli ambiti, a guidare i trend per le innovazioni del 2021. Per scoprire in anteprima quali saranno le tendenze clou del nuovo anno, TechVocacy – piattaforma aggiornata con oltre 500 fonti e che raccoglie migliaia di contenuti internazionali –  ha individuato i cinque trend che avranno un forte impatto nel prossimi 12 mesi. “Nel corso di tutto l’anno analizziamo articoli, dati, ricerche, report e qualunque tipo di informazione presente online e, per ogni settore monitorato, individuiamo alcuni temi ricorrenti sui quali si concentra l’interesse di aziende e startup, oltre che dei consumatori. I risultati delle nostre ricerche si basano sulla convergenza di tre macro forze ovvero la tecnologia che nasce e viene diffusa sul mercato, il consumatore con i suoi bisogni e desideri e, infine, i business model e la loro evoluzione che determinano gli indirizzi degli investimenti. Questi tre elementi a nostro avviso sono quelli che danno vita ai cambiamenti dell’innovazione” ha spiegato all’Ansa Riccardo Secco Founder di TechVocacy.

Dal benessere mentale alla “plant based” revolution

L’indagine evidenzia, anche se ce ne siamo accorti tutti, che questo 2020 ha messo a dura prova il nostro benessere mentale. La riprova? Solo lo scorso settembre ci sono state 1,8 milioni di ricerche su Google per il termine “ansia”, con un aumento del 20% rispetto al 2019. Da questo evidente bisogno scaturiscono prodotti e soluzioni tecnologici dedicati, come le app B2C, supporti per dormire bene, applicazioni per meditare e liberare il cervello, piattaforme di supporto psicologico e programmi di corporate wellness. Un’altra tendenza che riguarda a 360 gradi i nostri consumi è quella che privilegia i prodotti privi di derivati animali, sia per motivi di salute sia per una sempre maggiore attenzione all’ambiente e alla natura. Ecco che anche le grandi catene del fast food hanno iniziato a proporre hamburger a base vegetale, altri celebri brand stanno studiano alternative al latte e allo yogurt, e pure il settore della moda sta scoprendo nuovi filati totalmente sostenibili e “verdi”.

I social? Non sono più un posto per giovani

A sorpresa, si scopre che i più giovani stanno perdendo un po’ di entusiasmo nei confronti dei social media, forse eccessivamente affollati, chiassosi e litigiosi. Secondo Edison Research e Triton Digital, l’utilizzo dei social media da parte degli americani tra i 12 e i 34 anni si è stabilizzato o sta diminuendo. Secondo Global Web Index, la quantità di tempo che Millennials e Gen Z spendono sulle piattaforme social è piatta, in declino o non aumenta così tanto come negli anni passati. L’alternativa?  La nuova tendenza si chiama “digital gardens”, ovvero spazi chiusi dove gli utenti si riuniscono in piccoli gruppi accomunati da interessi condivisi. Un’opportunità anche per i brand, che potranno proporrsi come padroni di casa di questi piacevoli luoghi digitali.

Addio al contante e sì a prodotti basati sullo studio del DNA

Complici anche i mesi in lockdown, che hanno fatto diffondere i pagamenti digitali, la strada è segnata: il cashless sarà sempre più diffuso anche offline, nel segno della sicurezza e della comodità. Infine, grazie ad un costo che diminuisce a velocità esponenziale, i test del DNA stanno diventando sempre più accessibili e fruibili. La tendenza? Offrire prodotti veramente su misura per ogni cliente, dalla crema per la pelle allo shampoo, grazie a dei kit che permettono all’utente di verificare le proprie caratteristiche genetiche.

Sarà sempre la tecnologia, in tutti gli ambiti, a guidare i trend per le innovazioni del 2021. Per scoprire in anteprima quali saranno le tendenze clou del nuovo anno, TechVocacy – piattaforma aggiornata con oltre 500 fonti e che raccoglie migliaia di contenuti internazionali –  ha individuato i cinque trend che avranno un forte impatto nel prossimi 12 mesi. “Nel corso di tutto l’anno analizziamo articoli, dati, ricerche, report e qualunque tipo di informazione presente online e, per ogni settore monitorato, individuiamo alcuni temi ricorrenti sui quali si concentra l’interesse di aziende e startup, oltre che dei consumatori. I risultati delle nostre ricerche si basano sulla convergenza di tre macro forze ovvero la tecnologia che nasce e viene diffusa sul mercato, il consumatore con i suoi bisogni e desideri e, infine, i business model e la loro evoluzione che determinano gli indirizzi degli investimenti. Questi tre elementi a nostro avviso sono quelli che danno vita ai cambiamenti dell’innovazione” ha spiegato all’Ansa Riccardo Secco Founder di TechVocacy.

Dal benessere mentale alla “plant based” revolution

L’indagine evidenzia, anche se ce ne siamo accorti tutti, che questo 2020 ha messo a dura prova il nostro benessere mentale. La riprova? Solo lo scorso settembre ci sono state 1,8 milioni di ricerche su Google per il termine “ansia”, con un aumento del 20% rispetto al 2019. Da questo evidente bisogno scaturiscono prodotti e soluzioni tecnologici dedicati, come le app B2C, supporti per dormire bene, applicazioni per meditare e liberare il cervello, piattaforme di supporto psicologico e programmi di corporate wellness. Un’altra tendenza che riguarda a 360 gradi i nostri consumi è quella che privilegia i prodotti privi di derivati animali, sia per motivi di salute sia per una sempre maggiore attenzione all’ambiente e alla natura. Ecco che anche le grandi catene del fast food hanno iniziato a proporre hamburger a base vegetale, altri celebri brand stanno studiano alternative al latte e allo yogurt, e pure il settore della moda sta scoprendo nuovi filati totalmente sostenibili e “verdi”.

I social? Non sono più un posto per giovani

A sorpresa, si scopre che i più giovani stanno perdendo un po’ di entusiasmo nei confronti dei social media, forse eccessivamente affollati, chiassosi e litigiosi. Secondo Edison Research e Triton Digital, l’utilizzo dei social media da parte degli americani tra i 12 e i 34 anni si è stabilizzato o sta diminuendo. Secondo Global Web Index, la quantità di tempo che Millennials e Gen Z spendono sulle piattaforme social è piatta, in declino o non aumenta così tanto come negli anni passati. L’alternativa?  La nuova tendenza si chiama “digital gardens”, ovvero spazi chiusi dove gli utenti si riuniscono in piccoli gruppi accomunati da interessi condivisi. Un’opportunità anche per i brand, che potranno proporrsi come padroni di casa di questi piacevoli luoghi digitali.

Addio al contante e sì a prodotti basati sullo studio del DNA

Complici anche i mesi in lockdown, che hanno fatto diffondere i pagamenti digitali, la strada è segnata: il cashless sarà sempre più diffuso anche offline, nel segno della sicurezza e della comodità. Infine, grazie ad un costo che diminuisce a velocità esponenziale, i test del DNA stanno diventando sempre più accessibili e fruibili. La tendenza? Offrire prodotti veramente su misura per ogni cliente, dalla crema per la pelle allo shampoo, grazie a dei kit che permettono all’utente di verificare le proprie caratteristiche genetiche.

Società quotate e coronavirus, -20 miliardi di utili

Le società quotate italiane dell’industria e dei servizi hanno perso 64 miliardi di ricavi e 20 miliardi di utili a causa della crisi scatenata dal Covid-19. Solo energia/utilities e servizi hanno chiuso in utile, mentre segnano una perdita manifattura e petrolifero. Lo attesta l’analisi dell’Ufficio studi Mediobanca sull’impatto del Covid sull’andamento dei primi 9 mesi del 2020 per 26 società del Ftse Mib, escludendo i settori finanza e assicurazioni, e per le multinazionali mondiali.  A fine settembre le società italiane avevano bruciato 46 miliardi di capitalizzazione sui 354 iniziali, anche se con il recente rally il calo è stato in gran parte colmato, e ora ammonta a 11 miliardi.

Calo di utili e fatturato

Il fatturato delle 26 quotate è sceso in media del 21%, e secondo le previsioni di Mediobanca l’intero 2020 si chiuderà con un -18%. Un dato superiore al -11% delle medie imprese, perché nel campione delle 26 quotate settori in difficoltà, come l’auto, hanno un peso maggiore. Nei 9 mesi i risultati vedono il -14% dei ricavi nei servizi, il -16,4% nell’energia, il -18,7% nella manifattura, e il -39,7% nel petrolifero. Nel terzo trimestre la manifattura è stata la più veloce a riprendere, con un +56,1% sul secondo trimestre contro il +39,1% dell’intero Ftse Mib, riporta Agi.

Persi 18 miliardi di margini industriali

Quanto ai margini, nei 9 mesi le 26 società analizzate hanno perso 18 miliardi di margini industriali, risultati dimezzati (-53,3%). Qualche segnale di speranza viene dall’Ebit margin, che misura i margini in percentuale sui ricavi. Qui il dato complessivo è positivo, ed è pari al 6,8%, pur in calo del 4,5% sullo stesso periodo 2019.

La struttura finanziaria evidenzia un ulteriore deterioramento per tutti i settori, risultato dell’aumento dell’indebitamento (+12,1%) e della contrazione dei mezzi propri (-9,1%). Il rapporto debiti finanziari/capitale netto tocca ora quota 146,5%, rispetto al 118,7% di fine 2019. A ricorrere maggiormente alla leva finanziaria è il settore dei servizi, con un rapporto del 231,7%, mentre il petrolifero contiene il dato all’89,5%.

L’andamento delle multinazionali mondiali

I big del web, della Grande distribuzione e dell’elettronica vincono la sfida del Covid, e nel 2020 riescono a incrementare ricavi e utili, mentre le multinazionali di auto, moda e media accusano pesantemente le conseguenze della pandemia. La media della variazione del fatturato delle multinazionali mostra un calo del 4,3%, ma le compagnie Websoft evidenziano un +18,4%, trainato da food delivery, videogiochi ed e-commerce. La Gdo registra un +8,8%, l’elettronico +5,7%, l’alimentare +3,7%. In difficoltà invece media e intrattenimento (-9,4%), automotive (-17,4%), moda (-21,3%), aeronautico (-30,6%), petrolifero (-32,3%).  In sofferenza anche i margini industriali (-22,8% l’aggregato), con l’eccezione di Gdo (+25,7%), Websoft (+14,2%), elettronica (+14,1%), mentre la moda accusa un taglio del 98,8%, il petrolifero del 66,6% e l’automotive del 65,8%.

PA più digitale con il Covid

La crisi causata dalla pandemia Covid 19 renderà la Pubblica Amministrazione più digitale, innovativa ed efficiente, anche grazie alla diffusione dello smart working. Ne sono convinti i dipendenti pubblici, ma anche i cittadini, che nel 57% dei casi evidenziano già oggi un miglioramento digitale nella PA, e nel 53% vedono nel lavoro agile un’opportunità per innovare l’amministrazione.

Anche chi lavora nella PA promuove lo smartworking, ma crede serva ancora un salto di qualità per un maggiore orientamento al risultato, e una migliore comunicazione interna.

L’amministrazione pubblica deve prepararsi a gestire le risorse del Recovery Fund

Si tratta di alcuni risultati emersi dalla ricerca dal titolo La P.A. oltre il Covid, realizzata da Fpa, società del gruppo Digital360, presentata in apertura del Forum PA 2020 Restart Italia. L’amministrazione pubblica deve quindi prepararsi a gestire innanzitutto la grande mole di risorse che arriveranno dal Recovery Fund. Ed è opinione condivisa dal 50% degli utenti e dal 60% dei dipendenti pubblici che la gestione dei fondi europei dovrà essere centralizzata con una cabina di regia, ma che servano anche nuovi profili professionali qualificati per gestire i progetti. E, riporta Askanews, che le risorse europee debbano andare prioritariamente alla salute e poi a istruzione-formazione.

Le opportunità di cambiamento

Dall’indagine emerge inoltre che se la maggioranza degli italiani evidenzia una PA più digitale come un fatto positivo, che permette di accedere ai servizi in maniera più facile e veloce, per il 21% è un fatto negativo, poiché non possiede competenze o strumenti per usare questi servizi. E se per il 6% ciò è ininfluente il 9% non vede ancora una PA più digitale. In ogni caso, secondo i dipendenti pubblici le maggiori opportunità di cambiamento digitale vengono dalla standardizzazione della modulistica per istanze, dichiarazioni e segnalazioni (94,8%), la valorizzazione e interoperabilità dei dati pubblici (90.8%), il rafforzamento degli strumenti di cittadinanza digitale (86,9%), e la semplificazione del procedimento amministrativo (84,8%).

La fiducia nello smart working

Se a giugno 2020 oltre il 60% dei rispondenti esprimeva fiducia che lo smart working avrebbe portato un cambiamento positivo nella PA, a qualche mese di distanza la fiducia resta alta. Il 55,1% dei lavoratori è infatti ottimista che questo possa avvenire, ma pensa ci vorrà più tempo. Con il lavoro a distanza però si avverte maggiormente la necessità di una condivisione costante ed efficace di obiettivi e strategie, e per la maggioranza degli intervistati la comunicazione interna non è migliorata. Ci sono comunque segnali di cambiamento per il 40,6%, ma non c’è miglioramento e appare insufficiente per il 36,1%. Secondo il 29% degli italiani invece lo smart working è un rischio per assenteismo e comportamenti opportunistici

Varata la Nadef, previsione Pil +6% nel 2021

Un rimbalzo del Prodotto Interno Lordo del 6%, un rapporto deficit/Pil al 7% e un debito/Pil al 155,6%: sono le previsioni per il 2021 contenute nella Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (Nadef) 2020, approvata dal Consiglio dei Ministri su proposta del presidente Giuseppe Conte e del ministro dell’Economia e delle finanze Roberto Gualtieri. La Nota, “in stretta coerenza con il prossimo Piano nazionale di ripresa e resilienza”, spiega Palazzo Chigi in un comunicato definisce il perimetro di finanza pubblica nel quale si iscriveranno le misure della prossima legge di bilancio, che avrà come obiettivo quello di sostenere la ripresa dell’economia italiana nel triennio 2021-2023.

Gli obiettivi degli interventi contenuti nella Nota

Gli interventi contenuti nella Nota saranno principalmente rivolti a sostenere, nel breve termine e per tutta la durata della crisi da Covid-19, i lavoratori e i settori produttivi più colpiti, valorizzando appieno le risorse messe a disposizione dal programma Next Generation EU per realizzare investimenti e riforme di vasta portata e profondità.

Saranno anche rivolti ad attuare un’ampia riforma fiscale che migliori l’equità, l’efficienza e la trasparenza del sistema tributario, riducendo anche il carico fiscale sui redditi medi e bassi, coordinandola con l’introduzione di un assegno universale per i figli.

Inoltre, serviranno ad assicurare un miglioramento qualitativo della finanza pubblica, spostando risorse verso gli utilizzi più opportuni a garantire un miglioramento del benessere dei cittadini, dell’equità e della produttività dell’economia. Ulteriore obiettivo degli interventi è quello di ricondurre l’indebitamento netto della Pubblica amministrazione verso livelli compatibili con una costante e sensibile riduzione del rapporto debito/Pil.

Rispetto al 2020 il rapporto debito/Pil è previsto in calo del 2,4%

Per quanto riguarda la programmazione delle finanze pubbliche, per il 2021 la Nadef fissa un obiettivo di indebitamento netto (deficit) pari al 7% del prodotto interno lordo (Pil). Rispetto alla legislazione vigente, che prevede un rapporto deficit/Pil pari al 5,7%, si presenta quindi lo spazio di bilancio per una manovra espansiva pari a 1,3 punti percentuali di Pil (oltre 22 miliardi di euro). Rispetto al 2020, nel quadro programmatico di finanza pubblica, il rapporto debito/Pil nel 2021 è previsto in calo del 2,4%, portandosi dal 158% al 155,6%.

Riportare il debito della PA sotto il livello pre-Covid entro la fine del decennio

Per gli anni successivi, riporta Italpress, viene delineato un percorso di graduale rientro del rapporto, con l’obiettivo di riportare il debito della PA al di sotto del livello pre-Covid entro la fine del decennio.

“Grazie al sostegno alla crescita assicurato dalle misure espansive – sottolinea Palazzo Chigi – nel 2021 è attesa una crescita programmatica del Pil pari al 6% (rispetto a una crescita tendenziale del 5,1%), che nel 2022 e nel 2023 si attesterà rispettivamente al 3,8% ed al 2,5%”.

Pagamenti con carta, fino a tremila euro per il super cashback

Il primo obiettivo dichiarato nella promozione dei pagamenti digitali è quello di contrastare l’evasione fiscale, da sempre una piaga dell’Italia. Con questo e molti altri scopi il Governo premierà chi usa la carta di credito al posto del contanti, affinché i flussi finanziari siano sempre tracciabili e chiari. Per mettere in atto questa rivoluzione, il governo ha stanziato 3 miliardi di euro all’anno per il cashless. L’esecutivo punta così ad ammodernare il Paese, portandolo in linea con quando avviene negli altri Paesi europei – e non solo – dove il contante è ormai da tempo molto poco diffuso. Anche da noi, quindi, diventerà normale saldare con la carta di credito anche il più piccolo dei conti, compreso quello del bar o dell’edicola.

La novità super cashback

Tra gli incentivi previsti per favorire l’utilizzo delle carte c’è anche la novità super caschback. Di cosa si tratta? In estrema sintesi, è una quota di “rimborso” per quanto speso. I primi 100mila cittadini che useranno maggiormente la carta, spiega Askanews, faranno cioè più transazioni, a prescindere dalla cifra spesa avranno un rimborso di 3.000 euro l’anno. Conterà quindi il numero delle operazioni: ad esempio 5 caffè vengono considerati alla stregua di 5 borse di lusso.

Fino a 300 euro con il cashback

Ma oltre a quello super c’è anche il “cashback” classico. Chi paga con la carta beneficerà del 10% di cashback, cioè un rimborso del 10% degli acquisti effettuati con moneta elettronica. Con un massimale di spesa di tremila euro e quindi con un rimborso massimo di 300 euro (cifra che può aumentare perché per cautela si è previsto che tutti i partecipanti raggiungeranno il massimo della spesa. In caso contrario, ci saranno più risorse che possono alzare il cashback oltre i 300 euro).

Premi con la Lotteria degli scontrini

Quanto alla ‘lotteria degli scontrini’, vengono confermati 50 milioni in premi per chi pagherà con carta: i premi singoli potranno arrivare anche a 5 milioni di euro. Il cashless, cioè la diffusione dell’uso della moneta elettronica, è un progetto centrale per il governo, che cambia le abitudini di pagamento dei consumatori, più in linea con l’Europa. Un sistema digitale, veloce, semplice e trasparente. Tra le priorità del governo c’è la diffusione dell’uso della moneta elettronica e del tracciamento dei pagamenti. Prova ne è anche il credito d’imposta del 30% per i negozianti che usano il POS.